Marco Paolini, il teatro che fa bene (alla) tv
Volevo scrivere di Marco Paolini e del suo lavoro di teatro di narrazione e civile, ma non sapevo come cominciare. Poi, come al solito, succede che leggi un post e lasci un commento che poi ci pensi e dici: uhm sarebbe stato perfetto o quasi come post. Ecco, io ho lasciato un commento di questo tipo sul post di stefigno che parlava di Paolini (qui i dati di ascolto dello spettacolo andato in onda ieri sera). Non tratta dell’opera di Paolini, ma mi permetto di riproporvelo ugualmente qui:
ieri sera ho fatto la stessa cosa, pc spento, e mente concentrata su Paolini, la cui conoscenza devo, per quanto mi riguarda, ad una amica che studia teatro a Venezia, e del quale ormai ho visto quasi tutto. Quello che mi stupisce è che un prodotto del genere, culturalmente alto e, suppongo, a costo moderatamente contenuto se paragonato ad esempio con lo show di Morandi per citarne uno, non venga a tutti i costi voluto sulle reti del servizio pubblico. I miserabili è troppo di sinistra? Ok, ma ci sono altri suoi lavori che sono semplicemente un fantastico viaggio nella storia del nostro paese. Meriterebbero senza dubbio una platea ampia, senza nulla togliere allo stupendo lavoro de La7.
Paolini sulla rai portò nel 1997 Il racconto del Vajont in occasione del Trentaquattresimo anniversario. E sempre sulla rai collaborò con 6 monologhi per il programma Report. Questo per onor di cronaca.
Campagna contro l’omofobia: esercizio perbenista o intenzioni serie?

Se in un paese serve uno spot contro l’omofobia vuole dire che c’è un’ emergenza omofobia. Lineare. Inutile negarlo. Ma se a creare questo spot è il governo che poche settimane fa è stato partecipe nell’affossamento della legge sull’omofobia allora qualche dubbio sorge. Intendiamoci, lo spot è ben accetto.
Meglio tardi che mai anzi, oserei dire. Solo che come al solito sono quelle cose che ti lasciano perplesso. Se, come è, il problema è serio mi chiedo come mai tanto tempo per presentare una legge in tal senso che tuteli realmente e punisca severamente ,per poi ostacolarla e affossarla, e indi buttare fuori uno spot e una campagna (Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso) atti a sensibilizzare la società.
Ci sono volute svariate serie di casi piuttosto violenti negli ultimi due anni per arrivare a questo? Non bastava il buon senso alle prime avvisaglie? Non era poi, in primis, necessario fare si che tutti i politici verificassero la connessione tra cervello e bocca prima di sparare perle omofobiche da far rabbrividire alcuni gerarchelli nazisti nella tomba, e che non hanno fatto altro che alimentare la tensione negli ultimi anni?
O concordiamo, tutti, che l’omofobia è reato, è un atto riprovevole, e che quindi ogni affermazione sull’argomento deve essere ben ponderata onde evitare di offendere la sensibilità di una fettà della società, che, strano a dirsi eh, ha gli stessi diritti di tutti, a partire in primo luogo dai politici, da cui partono spesso le affermazioni che incendiano la piazza, ci fermiamo tutti un attimo a riflettere e cerchiamo di buttare giù una legge giusta che tuteli il cittadino di concerto tra tutte le forze politiche, oppure ci ritroviamo ad analizzare l’ennesimo esercizio di mera retorica perbenista che non porta vantaggi a nessuno, men che meno agli interessati.
Detto ciò, plauso alla Carfagna, se riuscirà a dare forza a questa campagna che certo non fa male al nostro paese. Resterà poi da vedere in sede parlamentare cosa tireranno fuori, se riusciranno a tirare fuori qualcosa.
Mama ricca è sempre al verde. Chiacchierata con un immigrato
Oggi aspettavo mia madre in auto, mi trovavo nel parcheggio vicino all’ufficio postale di Via Nobili, a Modena. Come tutte le volte che mi capita di aspettarla in quel parcheggio si avvicina A., un ragazzo di origine senegalese che passa gran parte della giornata li in piedi chiedendo qualche spiccio alla gente che si divide tra l’ ufficio postale e il centro commerciale che si trova nella stessa costruzione. Questa è stata la nostra quinta chiacchierata. Non mi chiede nemmeno più se ho degli spicci. C’è un mutuo accordo, quando li ho non mi faccio problemi a dargliene, in ogni caso questo non preclude una bella chiaccherata.
A. è sveglio, ben curato nonostante tutto, molto magro e con una ironia e un umorismo che ti spiazzano. Ti aspetteresti una persona mogia, depressa, e invece in barba alla sua situazione ci ride sopra, perché mi dice “riderci sopra è una buona cura capo”.
Ogni volta che si parcheggia una nuova auto A. chiede scusa per l’interruzione della discussione e scatta verso l’obbiettivo. Non insiste, chiede, semplicemente. “Chiedere è lecito”, mi dice sempre, “ma loro spesso non sono cortesi”. Oggi mi sono fatto più intraprendente, visto che è già un po’ di volte che parliamo.
Ho chiesto ad A. se avesse il permesso di soggiorno. Mi ha risposto che si, ce l’ha. Poi mi ha guardato e come per dimostrare che diceva il vero, che poteva provarlo, ha accennato a tirarlo fuori. Gli ho detto che non ero la polizia, mi fidavo sulla parola, e poi anche se non l’avesse avuto a me mica cambiava nulla, non per questo l’avrei considerato meno o di più.
A. tutte le volte dice che vuole lavoro, che lui li fa fatica a campare…Fiuuuu fa con la bocca mentre con la mano simula un gesto come qualcosa che sale dallo stomaco ed esce dalla bocca. “Fiuuu, qui non cibo, qui soldi non ci sono, qui problema”. Non gli do torto. Osservo i suoi raid estremamente civili nei confronti dei clienti che smollano carrelli, parcheggiano auto, passano con pacchi postali da spedire. Su 10 uno si ferma, sorride, e da una monetina, due ci pensano un attimo e poi valutano, gli altri sette di dividono in due precise categorie: quelli che lo ignorano direttamente e quelli che quando ripasso poi vediamo (che vuole dire no, mi ha spiegato A.).
Ad un certo punto arriva un’ Audi TT dalla quale scendono due donne impellicciate, una sui 30 e una sulla cinquantina circa. Mi ricordavano tanto Wanna Marchi e figlia. A. si avvicina e con tutta la cortesia del mondo, che magari i dipendenti delle poste prendessero esempio da lui, chiede qualche spicciolo. “Mama..hai una monetina per favore?”, tutte le signore lui le chiama Mama, tutti gli uomini Capo, se sono giovani gli da del tu, ma sempre con un certo rispetto. Le due lo degnano a malapena, senza quasi guardarlo, con lo sguardo basso che non incrocia mai i suoi occhi, “quando torniamo poi forse ti diamo qualcosa”.
A. torna a fianco della mia auto. Gli chiedo come è andata. Sorride, e mi stupisce: “Mama anziana grande auto, chi ha grande auto ha sempre pochi soldi, sempre povero” e poi si mette a ridere abbagliando la grigia giornata con i grandi denti bianchi. Sorrido, è vero, chi ostenta, chi ha soldi e si vede che ne ha, solitamente è il re dei tirchi. Mama e Mama tornano, ci provano ad ignorarlo, e lui inizialmente non si accorge di loro, ma io le indico. No, non devono scappare, e che cavolo. A. scatta, vedo che parlottano brevemente.
Quando torna ride come un bimbo di 5 anni davanti ai burattini. Apre il palmo della mano come a mostrare una rara pietra. 20 cent, ci sono 20 cent. Lo guardo interdetto. “Bollo, Bollo auto” e ride “Macchina grande sempre poveri..eh, macchina piccola sempre 1, 2, anche 5 euro, strani gli Italiani”. Annuisco, ma lui continua, vuole spiegarmi il suo punto di vista: “chi è umile (li chiama umili) sempre generoso anche se magari 1 euro compra cibo per figlio, chi ha soldi, grandi macchine è sempre povero. Bollo auto e benzina costa caro in Italia, loro sempre 5, 10, 20 cent in portafoglio. Loro mai soldi, forse colpa della crisi (ride, ride)..chissà come vivono male” e ride.
E i ragazzi, gli chiedo, loro come sono? Mi racconta che la giacca che indossa gliel’ha portata una ragazza intorno a metà settembre, che poi veniva freddo, gli aveva detto “e ti serve, e poi è maschile e io non la uso mica”. Parla, parla, racconta. Gli piace parlare, non è scemo lui, mi dice. Gli credo. Ci fumiamo una sigaretta assieme mentre aspetto che mia madre esca dalla posta, ormai dovrebbe aver finito. Parliamo mezz’ora, il che vuole dire due cose: A. è molto socievole e le poste Italiane offrono ancora un servizio del cazzo. Poi mia madre esce, sale in macchina: “Ciao Mama, ciao capo, torna a trovarmi presto”. Ciao A., contaci!
Cocaina, un articolo che tira
Che poi dicono la crisi, e non ci sono i soldi. Ma dico io, ai miei tempi, che erano l’altro ieri, la droga costava. Ora vuoi l’inflazione, vuoi che l’articolo tiri di più (in tutti i sensi), vuoi quello che ti pare, ma signori miei essere ai primi posti per consumo di cocaina non ci fa certo onore. Sarebbe forse meglio mettere i soldi sotto il cuscino, che già ce ne son pochi, piuttosto che spenderli per una dose. O no? Non ci lamentiamo poi. Come quelli che…non ho soldi, però poi lo vedi che fa la fame pur di non rinunciare al macchinone.
Assetati! Giù le mani dall’acqua
Ho sempre pensato, come molti di voi suppongo, che l’acqua dovrebbe essere fruibile a tutti, indipendentemente dallo stato economico e sociale di ognuno di noi. Sono anni ormai che in Italia si parla di privatizzare la rete idrica, spesso facendo peso sulla cattiva gestione che in questi anni l’ ha accompagnata. In molte zone della rete idrica italiana i litri andati persi sono in quantità inaccettabile. Ma questo può essere un motivo valido? Non sarebbe stato meglio intervenire in modo da far cessare questi sprechi?
Viene da pensare, oggi, che questo non tornasse utile, o non fosse ritenuto un problema degno d’urgenza. I governi di diversi schieramenti si sono alternati alla guida del paese, eppure, mi pare di capire, siamo ancora punto e a capo. Ed è in questo quadro che va in scena l’ennesimo capitolo per cercare di mettere le mani sull’acqua, con un decreto del 10 settembre scorso (D.L. 135/09, Art. 15) che potrebbe diventare legge entro il 24 novembre. Dal 2011 la nostra acqua potrebbe essere gestita da multinazionali in cerca di business redditizio. E proprio in anni in cui si è discusso globalmente e a gran voce della necessità di rendere l’acqua un bene accessibile e fruibile a tutta l’umanità.
Voi direte: ma cosa centriamo noi in Italia? Beh, visto che noi ci vantiamo tanto di far parte di quell’occidente democratizzatore dovremmo essere tra i primi a dare l’esempio. E invece finisce che facciamo di tutto per lanciare un messaggio: l’acqua è del miglior offerente. Il governo ci riprova, ma non è questione di colore politico. Grazie al cielo però, molti comuni, in maniera del tutto trasversale, da destra a sinistra stanno resistendo, protestando giustamente, a questi progetti. E questo è un buon segno.
Anche la Francia, uno dei paesi in cui la privatizzazione dell’acqua si era fatta più sentire, negli ultimi anni ha rivalutato la cosa, e in molte realtà locali si è tornati ad optare per la ripubblicizzazione della risorsa idrica, anche perché valutata più conveniente. Solo noi, come sulla questione nucleare, tendiamo ad andare controcorrente. Oggi sulle edizioni in edicola del Riformista e dell’Unità la prima pagina è dedicata, per fortuna, all’argomento.
Vi segnalo in fine il forum italiano dei movimenti per l’acqua, che quanto meno merita una rapida visita per trarre qualche spunto su di un argomento che oggi è tanto strategico quando vitale.
Luttazzi e le Idi di Marzo del Cavaliere
Alla fine Berlusconi ha risposto alle dieci domande a modo suo, come piace a lui, ossia senza di fatto dare nemmeno una risposta esaustiva agli interrogativi posti tempo addietro da Repubblica. Ovviamente affida queste risposte al libro del giornalista meno viscido e più imparziale che storia dell’informazione conosca. Bruno Vespa. Non faccio ulteriori commenti per non scadere nella becera volgarità. A questo aggiungiamo che il governo pare stia continuando a mantenersi in allenamento per quanto riguarda l’affaire Rai3 e relativo tg, così per non perdere pelo e vizio. Intanto, in una intervista, quel buon uomo che è Luttazzi dice che entro Marzo Silvio cade, perché nei palazzi che contano non possono permettersi che il cavaliere de voi artri (voi che lo avete votato si intende) mandi a puttane tutto e tutti, forse perché nel bene e nel male, tutti, preferiscono quando a puttane si limita ad andarci solo lui. E sinceramente li capisco. Fossi in lui, in Silvio, mi toccherei le palle. Se ha quel minimo di conoscenza base di storia saprà benissimo che Marzo è il mese più adatto. Ora, sia chiaro, non nel modus operandi che la storia riporta, ma certo è un mese che si presta alle successioni. E poi Marzo è il mese di Marte, da cui prende il Nome, Dio delle Guerra. E magari vuoi che ci scappi la scintilla disgregatrice all’interno della sua coalizione? Le idi sono solitamente indicate nel 15 marzo (quelle di marzo), bene, in quel giorno andando a vedere, un paio di cosette son accadute: a partire dall’assassinio di Giulio Cesare. 44 A.c.
nel 1844 ci fu una rivolta antiborBorbonica al grido di…indovinate, “Italia e Costituzione”.
nel 1917 lo Zar Nicola II abdica
Ma se andiamo a vedere, per non essere così fiscali, lungo tutto il mese vediamo un susseguirsi di incoronazioni, elezioni papali e via dicendo. Ora, se eleggi qualcuno vuole dire che chi lo ha preceduto in qualche modo è stato estromesso dalla sua carica, trono, posizione o come la volete chiamare.
Volendo giocare con la fantasia, ai primi di Marzo del 1426 la repubblica di Venezia dichiara guerra a Milano. Fa molto sorridere. Guardiamole oggi. Sono le roccaforti delle due maggiori forze della coalizione di centro-destra, e la lega, che nel Veneto ha tutto sommato il suo regno sta proprio in queste settimane cercando di muovere su Milano per aggiudicarsi la poltrona di reggente della regione.
E sempre in Marzo, il 4, Enrico VI re d’Inghilterra viene deposto.
Per la cronaca, sempre in Marzo, nel 1972 Enrico Berlinguer viene eletto segretario del PCI. Altri tempi gente.
Scriveva Plutarco:
« Cosa ancor più straordinaria, molti dicono che un certo veggente lo preavvisò di un grande pericolo che lo minacciava alle idi di marzo, e che quando giunse quel giorno, mentre si recava al Senato, egli chiamò il veggente e disse, ridendo, “Le idi di marzo sono arrivate”; al che egli rispose, soavemente, “Si; ma non sono ancora passate” »
Ovviamente ho giocato, lo scrivo per i più suscettibili.
Salviamo il Vampiro dall’estinzione

Ci stava il mito e lo hanno rovinato. E qualsiasi persona un minimo amante del cinema e con quel tanto di buon gusto converrà con il sottoscritto.
Se c’è una figura del cinema che amo questa è il vampiro. Avete già capito dove voglio arrivare. Prendiamo Murnau. Lui è un po’ il vero dottor frankestein. Prese un personaggio dell’immaginario collettivo, gli diede volto, corpo e perché no, anche anima, gli diede vita e lo rese realmente immortale. Tanto che dal 22 ad oggi Nosferatu rimane ed è il vampiro. Bastò un film, mica dieci. E’ vero, di film sui vampiri ne sono usciti a decine, alcuni innovativi, altri stereotipati, altri comici. E per la cronaca ne possiamo trovare addirittura antecedenti al lavoro di Murnau, i lavori di Georges Méliès sono datati 1896 ad esempio. E pure esempi di saga, se prendiamo ad esempio la trilogia di Blade, per fare un esempio su tutti. Ma tutto sommato concedevano tutti alla figura del Vampiro di mantenere la sua dignità. Ma twilight no, per Dio, stravolge, trasforma il personaggio in una macchietta adolescenziale degna di Cioè. E’ un Dawson’s Creek in cui sono stati ficcati, a forza, in bocca i denti da vampiro ai protagonisti. Non scherziamo. Quando ero giovane vedevo certi film per la suggestione che erano in grado di trasmettere, per il brivido del non adatto alla tua età, nonostante magari, in alcuni di essi, la love story fosse pregnante e oppressiva nella pellicola (cosa che in certi casi mi ha lasciato molto perplesso). Adesso la paura è quella di un treno lanciato a tutta velocità che investa il buon gusto con una saga (già letteraria) cinematografica che cambierà, nelle nuove generazioni, il concetto del povero vampiro per come lo conoscevamo. Mezzo emo, mezzo sminchio, dalle movenze simili a spiderman, ma meno tonto sessualmente e già molto più trendy, senza tutine ma con capi fashion .
Il concetto in sintesi: sarebbe come prendere Rambo e adattargli un ruolo in un film tipo Shall we dance. Non puoi, è anticostituzionale, aberrante.
Bisogna salvare il Vampiro prima che si estingua.
Per la croncaca, su Twilight avevo già scritto, più o meno nello stesso periodo, l’anno scorso. In quel caso me la prendevo con cinepanettoni e paccottiglia varia. Nello specifico scrivevo:
Comincia il periodo del cinepacco Natalizio, dove senza pudore vengono gettate sul mercato le peggio boiate in celluloide. Ci siamo appena finiti di sorbire un decennio di Harry Potter (che se considerato in parallelo con un decennio di Berlusconi ti da l’idea del periodo di merda che è stato) che già si prospetta all’orizzonte la saga vampiresca di Twilight. (qui)
Ora, non è per fare lo scassapalle, ma avevo già nasato. Adesso con in uscita il secondo film, quattro romanzi della saga già all’attivo e un quinto che ha avuto qualche problemuccio e quindi è ancora in garage, una bella sagona non ce la leva nessuno. Questo vorrà dire anni di sfranzolamento di Maroni.
La scuola in croce
Io sono andato dalle suorine a scuola, altro che crocifisso, ma non è che abbia mai fatto più di tanto caso ai simboli religiosi. Sono dell’idea che uno, se vuole, nella sua cameretta, può intimamente pregare chi vuole. Così come può farlo nei luoghi preposti, ammesso che ci siano. Ma questo è un altro discorso. Io sarei addirittura per le quote, ogni tre chiese almeno altri due luoghi di culto per differenti religioni. In classe, posso assicurare, nella mia tutto sommato recente carriera di studente, il crocifisso non se lo è mai degnato di uno sguardo nessuno, se non in caso di atti puramente goliardici, carta igenica, gessettate e via dicendo. Che quindi ci sia o meno, allo studente, non cambia nulla, forse nemmeno se ne accorge. In caso contrario c’è la scuola privata cattolica e tanti saluti. Ecco, più che menarsela coi crocifissi, pensiamo a cosa sarà della scuola nei prossimi anni, ai computer, alle cartine e al materiale didattico necessario in una classe (tra cui il riscaldamento in certi casi). Quelli si, spesso mancano ancora oggi. Credo, e forse sbaglio, che la questione crocifisso sia puramente una battaglia simbolica tra poteri certo più in alto dello studente e della sua famiglia che possono o meno trarne beneficio. Ogni volta che sento parlare di questo argomento penso che, senza offesa per il bambinello gesù, l’unica cosa veramente in croce oggi sia proprio la scuola, che si cerca di svendere per trenta denari al miglior offerente. Altro che crocifisso e monte degli ulivi. Ci son cose ben più urgenti oggi di cui preoccuparsi.
Le bugie pagano sempre
Il fatto che Pinocchio abbia vinto la sfida in tv con il grande fratello può significare due cose: la prima è che in Italia le storie di bugie pagano sempre, anche in termini di ascolto. La seconda, e ben più vera, è che un programma come il grande fratello, oggi come oggi, non aggiunge più nulla di nuovo a quella che è la realtà di tutti i giorni, sia quella che viviamo sulla nostra pelle, sia quella che leggiamo e vediamo sui media.
Ku Klux Klan in Italia? Ma mi facciano il piacere, mi facciano
Pensavo di averle viste tutte, dopo le mosche ancora vive e vegete in novembre, che mi sfranzolano i maroni mentre sto scrivendo queste righe, dopo Topo Gigio che da consigli sull’influenza, ci mancava anche la sezione del Ku Klux Klan italico. Ma dico io, non ci avevamo già abbastanza rotture di scatole con i leghisti? Ora Brunetta dovrebbe perseguire con la rava e la fava questi fannulloni che non ci hanno proprio un cazzo da fare. Ma per favore, andate a coltivare i campi signori miei, che halloween e carnevale vengon solo una volta all’anno e le mascherate si sa, dopo una certa età fanno sempre un po’ ridere










Parola di...