Questo condannato

Questo condannato che, poco prima di scoprire la forma della sua pena dice “se va come temo, scateniamo la fine del mondo”, ricorda molto quei picciotti che in attesa della lettura della sentenza minacciavano stato, magistrati, e misto fritto, inveendo da dietro quelle voliere strapiene di loschi figuri nelle aule bunker.

Autodistruzione

Self-Destruct-Button

Un anno fa di questi tempi si parlava (per l’ennesima volta) di autodistruzione del PD. E poi vai a vedere che il pulsante rosso con la scritta self-destruction l’hanno pigiata gli altri, quelli che “Apriamo il Parlamento come una scatoletta di tonno” (ma c’è anche la variante delle sardine) e che ora si scoprono talmente “teneri” che si sfaldano da soli con un grissino. Che evidentemente qualcosa non ha funzionato negli “algoritmi” psicologici che Beppe e Gianroberto avevano calcolato, e ora cominciano a dare qualche segnale di instabilità “emotiva”.

Grillo ha delegittimato la sua democrazia diretta

GrilloRenzi

Grillo da Renzi non ci voleva andare. Era chiaro già da qualche giorno. Poi ieri in fretta e furia, come da copione, la consultazione degli iscritti in cui si chiedeva se l’incontro s’aveva da fare o meno. La butto lì: forse qualche brontolio di pancia nel movimento, che a quell’incontro qualcuno teneva, magari per provare a rientrare nel gioco e non rimanere a palleggiare in solitaria in un angolino come è stato fino ad oggi?

Poi la democrazia diretta online del Movimento ha dato il suo responso: l’incontro si doveva fare, con buona pace di Grillo.

Ora, si potrebbe discutere per ore sulla convenienza o meno di farlo in streaming e su ciò che Renzi avrebbe o non avrebbe potuto fare in quei 10 minuti (tanto è durato il faccia a faccia). Quello che però appare chiaro è che con il suo comportamento il “portavoce” del M5S ha delegittimato e, ancor peggio, ha tolto dignità e valore sia allo strumento della consultazione diretta di cui tanto si fregiavano (esibendolo come vessillo della loro diversità sana), sia agli iscritti che in quello strumento credevano e che numeri alla mano quel confronto lo avevano chiesto (ma che sono sicuro, non volevano finisse così).

Non male, se si pensa che è stato fatto tutto in 10 minuti. E forse tanti saluti anche a quelli che ancora scrivono #vinciamonoi e #sfiduciamorenzie

(fonte foto)

Persone illuminate

robson

Forse qualcuno di voi sa che qualche mese fa, con Emanuela, sono andato in Brasile per conoscere e provare a raccontare, con Deixa Falar (letteralmente Lascia Parlare), un progetto: l’ Espaço Cultural Vila Esperança, che è nato come sociale con l’intento di coinvolgere, rafforzare e far emergere le fasce più deboli, creando un contesto di comunità. Poi nel tempo pur mantenendo lo scopo originale ha incentrato molte delle sue energie sulla scolarizzazione e sulla integrazione. Oggi, in un Brasile profondamente mutato (almeno in superficie) quella comunità è ancora lì. Cresciuta e in costante evoluzione. Di quella esperienza, il cui racconto continuiamo a portare avanti qua nei momenti di tempo libero, ho parlato poco in questo spazio. Così ho deciso di rimerdiare.

E lo faccio partendo proprio dal racconto in viva voce di uno dei fondatori, Robson Max de Oliveira Souza, una persona estremamente illuminata, di quelle che con piccoli gesti ma enorme forza d’animo e volontà è riuscita assieme ad altri ha creare un piccolo gioiello. Tutto è partito, come associazione, ufficialmente nel 1994 (ma l’embrione è del 1989) nella città di Goiás quando io ero ancora un decenne e in Italia qualcuno scendeva in campo. Venti anni dopo sono ancora lì, a portare avanti la loro missione tra mille difficoltà ma ancor più soddisfazioni anche grazie all’aiuto di un gruppo di amici italiani. Noi nel nostro piccolo speriamo in qualche modo di essere riusciti, e di riuscire ancora dare una mano. Intanto vi segnalo che da qualche giorno, in concomitanza con l’inizio del nuovo anno scolastico è nata la loro fanpage, quindi se volete andare a curiosare la potete trovare qua.

Detto questo vi lascio alla chiacchierata che abbiamo fatto con Robson, in una sera piovosa dentro la sua cucina, durante la nostra visita di settembre.

 

Colpe di Stato

Dito_Luna

L’altro giorno sottolineavo il peccato (secondo me) per l’occasione perduta dal Movimento 5 stelle per contribuire visti i suoi numeri, e seppure dalla opposizione, al processo politico. Avrebbe potuto farlo senza adottare una strategia così barricadera e ostile. Ha scelto diversamente (ma coerentemente con quanto promesso agli elettori). Ho descritto il suo atteggiamento come quello di chi sta alla finestra e lancia il sasso di sotto per poi nascondersi e aspettare che scatti la zuffa. Il movimento, scrivevo, oggi non fa politica, fa guerriglia psicologica e non solo. Gioca con un fuoco che rischia di bruciare tutti, pure quelli che lo hanno votato. Ma ci vorrà del tempo.

Giusto l’altro giorno il Tg di Mentana ha mostrato dei sondaggi EMG che evidenziano come in tutto questo caos il movimento riesca pure a guadagnare qualcosa. Mezzo punto è vero, poca roba che però sottolinea come la strategia se non altro non ne abbia fatti perdere. Insomma, la linea barricadera per il momento premia. Più o meno nelle stesse ore dal suo blog Grillo gridava per l’ennesima volta al colpo di stato. Non è così, ovviamente. E’ però vero che da anni, e poi in una spirale sempre più repentina dalla scelta Monti in poi, la macchina Stato nel suo complesso abbia commesso, peccando anche di poca lungimiranza, parecchi errori , tattici e di valutazione. Errori che spesso sono stati letti come prese in giro, fomentando lo scontento generale.

Oggi da sinistra, centro e destra, dalle istituzioni, sono in molti (la maggioranza più o meno, che ironia) quelli che criticano l’escalation aggressiva della manovra grillina, ma sono in pochi, pochissima quelli che ammettono le colpe di stato (diamo merito a Renzi di non essere tra questi). Il guaio è che le istituzioni e le forze politiche oggi bersagliate dal Movimento ad ogni fiato spirato non hanno più tempo, o almeno non molto. E di questo Grillo, quando consiglia la carezza all’animale politico morente, è consapevole. Ed è la stessa consapevolezza della sua posizione che lo ha portato, nel preciso momento in cui si è impressa una accelerazione, ad esempio sulla legge elettorale, ad alzare l’asticella dello scontro. La paura che alla fine, nonostante tutto, lo stato riesca ad evitare di andare fuori tempo massimo per un pelo, prima che la clessidra finisca e il turno passi ad un altro.

Grillo usa un po’ lo stratagemma del dito e la luna. Punta il dito verso il colpo di stato, e induce abilmente a guardare quello, ma basa la sua strategia su ciò che c’è realmente dietro e che ci si ostina a non vedere: le colpe di stato. I veri punti deboli nelle mura. Anche il suo movimento ha punti deboli però, e lo si è appunto visto nel momento della spinta alla riforma elettorale, che ha destabilizzato per un momento l’equilibrio a 5 stelle costringendolo ad una maggiore aggressività. La migliore strategia è a mio avviso quella dell’ammissione delle colpe di stato e di un percorso serio che vada via via ponendo un rimedio ad esse, riavvicinando l’elettore e togliendo la linfa su cui la retorica grillina si basa. Ovviamente è più facile a dirsi (e a scriverlo) che a farsi.