Tre anni fa quando tutto tremava #terremotoemilia

A damaged old tower is seen after an earthquake in Finale Emilia May 20, 2012. A strong earthquake rocked a large swathe of northern Italy early on Sunday, killing at least three people and causing serious damage to the area's cultural heritage. The epicentre of the 6.0 magnitude quake, the strongest to hit Italy in three years, was in the plains near Modena in the Emilia-Romagna region of the Po River Valley. REUTERS/Giorgio Benvenuti ( ITALY - Tags: DISASTER ENVIRONMENT)

                                                                   photo by nextquotidiano

Tre anni fa la mia terra tremava come una ossessa, e noi sopra a tremare con lei. Ma abbiamo tenuto botta. Era di notte, e ancora non mi ero reso conto di quello che era successo e non immaginavo, nessuno immaginava che sarebbe successo ancora qualche giorno dopo. Il cuore batteva a mille e la testa era poco lucida. Stanotte è stato impossibile addormentarsi senza ripensare a quei giorni dove anche il rumore di un’auto che passava ti faceva saltare il cuore in gola. A quelle notti passate in tenda nel giardino a convicersi che in fondo bastava immaginare che fosse come un campeggio, ma si, una cosa diversa, però poi non potevi fare a meno di pensare che a una manciata di chilometri in linea d’aria c’erano paesini che erano venuti giù e sotto c’era gente. E la terra sotto continuava, a volte forte a volte meno, ma la sentivi ringhiare, 1, 2, 3, 100 volte al giorno. Non finiva più, e tu lo gridavi pure esasperato, lo facevamo tutti maledicendo la nostra terra che poi noi ci vogliamo pure un gran bene, perché ci ha sempre coccolato, ma lo stesso le gridavamo contro: ti prego, ora basta, torna a dormire, che così possiamo chiudere gli occhi anche noi, per cinque minuti.. E ad un certo punto per un secondo sembrava anche che ci avesse ascoltato. Fino al 29 maggio, quando di nuovo ha urlato, prepotente, e di nuovo 1, 2, 3, 100 volte al giorno, per settimane. Che alla fine tieni botta per tieni botta noi si è abituati che se c’è da fare si deve fare cascasse il mondo e allora con un orecchio vigile un po’ alla volta si è tornati a coricarci e poi a contare i mattoni e a impilarli col cemento per ritirare su quei muri che su non erano rimasti, un poco alla volta ma a passo deciso. E dopo, passata qualche settimana quando sentivi una scossetta non pensavi quasi più oddio, ma ti veniva solo da tirar fuori un Mo va a cagher, come quello che dici al Chiwawa che ti sbraita contro facendosi grosso e che tu sai benissimo che con un calcio lo spedisci a Timbuctù.

Alla fine siamo tornati tutti a dormire, perché poi ad una certa ragass, non è mica che puoi tirar le 5 di mattina tutti i giorni perché il vicino fa casino. E c’erano i capannoni del parmiggiano da ricostruire, le casa da mettere in sicurezza, e poi le viti da seguire, che ci mancava solo che poi a settembre non si tirava su il lambrusco che allora si che l’eravamo bell’e appost. Non scherziamo.

E così è andata, tenendo botta. Fino ad oggi.

20 maggio 2012- 20 maggio 2014 due anni tenendo botta

Sono passati due anni dal venti maggio 2012, ma quel boato nel cuore della notte che ti sveglia, ed è un secondo capire se sia un sogno oppure no, è ancora lì nella testa, nei ricordi. Nella consapevolezza che tutto a una manciata di chilometri da casa tua è venuto giù. Case, vite, sogni, speranze, promesse che un sussulto della terra ha interrotto con la stessa semplicità con cui un interruttore spegne la luce. Ma allo stesso modo, nei 730 giorni che sono seguiti abbiamo capito che, anche se faticosamente, quell’interruttore almeno in parte potevamo provare a spingerlo anche noi, tenendo botta, riaccendendo la luce. Rialzandoci. Perché in fondo questa è la prima e più importante lezione che apprendi fin da piccolo: quando cadi ti fai male, piangi, ma poi impari che devi rialzarti. Devi ripartire, anche se le ginocchia sono sbucciate e ti fanno male e lo faranno per molto ancora, come per molto rimarranno i segni su di esse. Ma stringi i denti e vai. Non puoi fare altro, non puoi concederti altro. In Emilia i denti li stringiamo dal 2012, e i segni sulle ginocchia sono ancora lì. Ma anche noi ci siamo, tenendo botta. In piedi!

L’Emilia non è Legoland

A poche ore dal secondo sisma che aveva colpito l’Emilia in molti avevano subito chiesto la sospensione dei pagamenti delle imposte e una serie di misure che andassero in direzione di sgravi fiscali per dare il tempo al territorio, una volta superata la prima emergenza ed entrati nella fase di ricostruzione, di riprendersi e rimettersi in moto. Aziende e privati. Ci sono realtà industriali andate materialmente in frantumi, senza contare l’inevitabile sospensione dell’attività lavorativa che a casa, per chi ne aveva ancora una, ha lasciato parecchia gente. C’è un territorio da ricostruire, una rete di imprese da rimettere in piedi e parecchie abitazioni private da riedificare. Insomma c’è da ricominciare, anche se poi molti senza aspettare troppo la burocrazia si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato da soli. Ma non basta. Non siamo mica supereroi. Siamo persone comuni in un territorio martoriato, in un paese che è peraltro in un periodo di crisi economica. Il che non aiuta. Oltre agli aiuti e’ necessario un alleggerimento fiscale deciso per fare si che la macchina si rimetta in moto senza avere sul collo il fiato pressante di tasse e tassine, e mica perché qui non si voglia pagarle, ci mancherebbe, ma perché è evidentemente l’unico modo. E se è vero che la percentuale di Pil prodotto solo in questo territorio era dell’ 1,8% sul totale nazionale risulta chiaro quanto sia cruciale farlo ripartire, e in fretta. Allora mi auspico che il governo metta voce su quanto dichiarato in una nota dell’agenzia delle entrate che in un passaggio, riportato anche da Repubblica, dice “La scadenza del termine di sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari rimane fissata al 30 settembre 2012 fermo restando la possibilità di regolarizzare entro il 30 novembre 2012, senza applicazione di sanzioni e interessi, gli adempimenti concernenti le ritenute e relativi al periodo dal 20 maggio all’8 giugno 2012”. Io non sono un tecnico, ne un esperto, ma quattro miseri mesi di sospensione dei pagamenti in rapporto all’entità dei danni non si concilia per niente con il tempo necessario alla ripartenza effettiva. A meno che non sia stata solo una mossa da foto opportunity capitata a fagiuolo alla fine di un periodo non proprio idilliaco per l’agenzia delle entrate. Qui non si vuole insinuare o pensare male, almeno ci si prova. Ma non viviamo a legoland dove per far ripartire tutto basta incastrare quattro mattoncini in 20 minuti, e invece di richiamarci al doveroso, ma al momento procrastinabile, obbligo del pagamento delle tasse si concentrino magari sul taglio, come faceva notare qualcuno, di spese superflue (tav, areoplanini da guerra, ponti sullo stretto, costi politica e facezie varie). Questo, ovviamente, se si ha un reale interesse a mantenere quelle promesse lanciate ai quattro venti e che ora non possono venire meno per cause contingenti di cui qui nessuno ha colpa e di cui farebbe volentieri a meno.

(fonte foto qui )

La mia settimana per intervistato.com

Negli ultimi giorni ho avuto poco tempo da dedicare a questo blog, ma non per questo ho scritto meno. La produzione si è concentrata su Intervistato.com. Vi segnalo dunque i due post pubblicati sul sito in questione e che riguardano due eventi che mi hanno visto direttamente presente. Il primo è su MACAO, che aveva occupato la ex Torre Galfa poi sgomberato e ora trasferitosi in uno stabile a Brera.

Il secondo sul terremoto che ha colpito tragicamente la Pianura Padana, nelle zone tra Modena, Bologna e Ferrara. Buona lettura!