Una triste accoppiata

Quando pensi che un limite possa esserci, almeno quando ci si trova davanti ad una tragedia come quella di un volo che precipita causando più di cento morti, ecco che arriva la coppia d’oro che della mancanza di pudore e di fuoriloghismo ha fatto una sua triste bandiera di becero opportunismo.

Lei

Lui

Schettinen

(foto via Giornalletismo)

Update:

Possiamo aggiungerci anche Beppe Grillo, anche se non fa parte della coppia.

renzicomanda

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Peninsula Hotel, il progetto che racconta storie di italiani di talento

peninsula

Volete un bel progetto, davvero ben curato graficamente e non solo, che per raccontare i protagonisti le usa tutte: video, foto, testi, data journalism,suddivisi nelle seguenti categorie: Interviste, Tempo, Luoghi, Temi e Liste (di ogni protagonista)? Allora dovete andare a fare un giro su Peninsula Hotel che, come c’è scritto nell’introduzione, è «una rivista interattiva pensata per raccogliere le storie di persone che sono state capaci di reinventare il Made in Italy».

Qui la pagina facebook

Qui l’account twitter

Qua il Post vi spiega bene cosa è in un articolo dettagliato.

Ps: i primi protagonisti (ce ne saranno altri) sono quasi tutti sui trenta. Mica matusa.

Dopo #inf12 qualche mio dubbio sul live twitting

Questo post doveva inizialmente parlare del festival e invece ne è uscito uno che parla di live twitting, e il festival è rimasto di striscio. Un po’ perché gli argomenti trattati non si possono riassumere in poche righe, un poco perché ne avranno parlato già in tanti e io ho preferito usarlo come spunto per una riflessione che forse andrà controtendenza.

Dopo tre giorni passati a Ferrara per seguire gli appuntamenti di Internazionale ho capito una cosa: sono abbastanza contrario ad un live twitting compulsivo da un evento. Lo dico forse perché sono io che non ne sono capace o forse perché in fondo sono dell’idea che molto spesso finiscano per creare confusione in chi segue non rendendo chiara l’evoluzione dell’argomento.

Io durante questo festival ci ho provato, quando si è parlato di Narcomafie e Sud America. Ho provato a farlo quando si parlava delle infiltrazioni dell’islamismo più estremo nelle zone del Nord Mali e del Niger, nell’appuntamento Al Qaeda & Co., e delle relative mosse che l’occidente, ma non solo dovrà decidere con accuratezza perché il rischio è quello di una destabilizzazione con effetto domino in mezzo mondo.

Ci ho provato quando si è parlato di Welfare e crisi economica, in un confronto tra Italia, Danimarca e Germina dove la prima non ne è uscita benissimo. Ci ho provato pure durante l’ultimo dibattito, quello sulle presidenziali americane.

Ma il risultato era sempre il medesimo: per ogni tweet fatto perdevo altre dieci cose fondamentali del discorso. E se il tema verte su terrorismo ed equilibri geopolitici africani, su economia europea, crisi e strategie di Welfare o sulle presidenziali americane allora di quelle dieci cose che perdi nove sono certo fondamentali alla comprensione finale.

E come dice David Randall: Se l’ editore mi obbliga a 40 tweet durante un match cosa vedo della partita? È la giusta copertura? (ps: per paradosso l’ho letto su twitter proprio mentre twittavo uno dei “match”)

Io credo di no. Almeno dal punto di vista di chi deve appunto coprire l’evento, e magari successivamente raccontarlo. Se non altro per il fatto che stai tutto il tempo piegato sul tuo tablet o lo smartphone a twittare cercando di carpire i momenti clou. Il risultato però è che finisci per perdere alla fine (oltre che l’evento davanti a te che non vedi o quasi) il complesso, la sostanza. Rimarranno poi sul banco 20 citazioni ad effetto ma l’inevitabile impossibilità ad assimilare le informazioni contestuali sull’argomento. Insomma, hai le vetrate colorate ma non ricordi nulla dell’interno della chiesa.

Certo, da un live twitting possono nascere spunti, stimoli e pure dibattiti, ma io credo che a determinarne la reale funzione di cronaca e praticabilità e l’eventuale riuscita entrino poi in gioco fattori come il tema, il contesto e la selezione del contenuto che però spesso è dettata dall’urgenza del momento e che quindi rischia di lasciare indietro molte cose.

Ma questa è la mia visione. C’è sicuramente chi sul live twitting la pensa in maniera diversa. Ho trovato ad esempio questo post (datato 2010) del buon Fabio Lalli che invece del Live Twitting parla positivamente. Lo linko quindi come contraddittorio alle mie parole. E voi? Cosa ne pensate?

(photo credit: Emanuela Carabelli)

#whilewewatch: un documentario su #OWS e la sua media revolution

Si è da poco celebrato un anno dall’inizio delle proteste che hanno visto Zuccotti Park culla del movimento Occupy Wall Street. Movimento nato dal basso e che al suo interno aveva raccolto e aggregato parecchie anime (le tanto sottolineate diverse anime del movimento) attorno ad un obiettivo comune: denunciare il comportamento dell’establishment finanziario colpevole con le sue manovre di aver causato (o quantomeno di essere concausa) della gravissima crisi finanziaria americana, ma non solo, di cui ancora oggi dove più e dove meno si sentono ancora gli effetti. In molti in questo anno, tra una critica ed un elogio su una cosa si sono trovati concordi: l’abilita di Occupy nell’usare i nuovi media a proprio vantaggio, creando una rete di informazione, divulgazione e organizzazione che non necessitava dell’apporto dei media tradizionali, anzi, li scansava. Proprio sul tema dell’utilizzo dei social media da parte del movimento e sul ruolo che questi hanno avuto è stato girato da Kevin Breslin un documentario dal titolo #whilewewatch. Qui il blog dedicato su cui trovare altre info, tra cui una campagna su Kickstarter per finanziare il secondo capitolo. Qui il documentario.

A gripping portrait of the “Occupy Wall Street” media revolution, #whilewewatch is the first definitive film to emerge from Zuccotti Park – with full access and cooperation from masterminds who made #OccupyWallStreet a reality.

The #OccupyWallStreet media team had no fear of a critical city government, big corporations, hostile police, or a lagging mainstream media to tell their story. Through rain, snow, grueling days, sleeping on concrete; they pump out exhilarating ideas to the world. Fueled with little money, they rely on the power of Twitter, texting, Wi-Fi, posters, Tumblr, live streams, YouTube, Facebook, dramatic marches, drumbeats and chants. As the film unfolds, we witness a new dawn with the power of social media.

(fonte: Internazionale)

Solo per riempire dello spazio

Devo essere molto sincero, una delle cose che non sopporto sono quegli articoli sui quotidiani online che ad un certo punto ti sparano il capoverso retorico sui commenti postati a caldo sui social network in relazione ad un determinato evento.

Non li sopporto perché spesso non sono funzionali alla notizia, non ne viene fatta una analisi e non vengono estrapolati dati che possano rappresentare un tassello per completare in maniera più ampia il quadro di quello che si sta tentando di raccontare. Spesso sono buttati lì, verso la fine a chiusura del testo. Solitamente tre o quattro tweet tra i più banali che si possano pescare (cosa ardua in un mare di migliaia di cinguettiii all’ora), come ci fosse la volontà di un estremo tentativo a voler dare un minimo di corposità, quantitativa e non qualitativa, all’articolo. Concediamo l’alibi ai media d’aver scoperto twitter (ad esempio) da relativamente poco e che quindi l’enfasi sia ancora alta, ma c’è contenuto e contenuto e ad ogni modo non mi spiego perché mai dovrei leggere, all’interno di un articolo in cui cerco informazioni precise e raccontate con competenza su quella specifica notizia, i commenti che potrei benissimo reperire bussando alla porta del dirimpettaio o, senza nemmeno alzarmi, navigando da solo semplicemente sui social network.

Insomma, il commento da social alla notizia di turno può avere senso se contestualizzato, intelligente, funzionale o attinente al millesimo. Altrimenti sono caratteri buttai al vento che potrebbero essere sfruttati per meglio informare invece che spruzzare lì una nota di anonimo colore per riempire dello spazio.