Questo condannato

Questo condannato che, poco prima di scoprire la forma della sua pena dice “se va come temo, scateniamo la fine del mondo”, ricorda molto quei picciotti che in attesa della lettura della sentenza minacciavano stato, magistrati, e misto fritto, inveendo da dietro quelle voliere strapiene di loschi figuri nelle aule bunker.

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Uno vale l’altro

Oggi mi hanno chiesto: ma ti sta su Grillo? Si, tanto quanto Berlusconi. Allo stesso modo i meccanismi che innesca(no). Non vedo perché uno dovrebbe sconcertarsi nel sentirmelo dire. Se per anni ho criticato il meccanismo Berlusconiano non capisco come potrei ora, anche volendo trovare a tutti i costi un alibi, digerire quello grillino. Eppure molti tendono a trovare alibi, variabili, scusanti in un modo o nell’altro. Allora mi vien da pensare che pure con Berlusconi nel 94 successe la stessa cosa, e questo non fa che consolidare ulteriormente il mio pensiero.

Di favole, attenti al lupo, uveite e morale

Che poi il problema è che quando per anni gridi al lupo al lupo poi finisce che nessuno ti crede più. E quando arriva il giorno che te, per sfiga c’hai l’uveite e tutti ti burlano ti tocca pure di mandar giù il rospo. In tutto questo c’è una grande lezione: bisognerebbe dedicare più tempo a imparare dalle favole e meno a raccontarne.

Di Silvio a Servizio Pubblico

La sovraesposizione mediatica del cavaliere nelle ultime settimane è qualcosa che personalmente mi ha già portato al limite sopportabile. Abbastanza per i prossimi 5 anni almeno. Di Santoro e amici invece qua e là avevo già scritto. La sua formula ha smesso di piacermi parecchio tempo fa. Sarà una questione di gusti, sicuramente. Onore al merito, inizialmente, per aver tentato una nuova formula che però ora (e già da prima del suo approdo su La7) mi risulta stantia, poco ficcante e pesante da seguire. Qualcosa che rasenta di più un altare all’ego che altro. Un ricordo di qualcosa che era (o poteva essere), arrangiata con vecchi protagonisti, sempre quelli. Così penso che stasera guardare Servizio Pubblico sarà come tornare bambini, quando ti portavano al circo. Tra clown, equilibristi e qualche animale ormai troppo vecchio e rincoglionito dalla cattività per incutere timore.

Poi Santoro magari mi smentirà. Lo spero. Ma la sensazione è quella.

Non è ancora finita

caimanoPer vent’anni, cioè tutta la mia giovinezza politica e di più mi son trovato giorno dopo giorno ad imprecare tumultuosamente per buona parte contro Berlusconi, che si, per me era ed è sempre stato il nemico numero uno. Il frutto di molti mali fino a lì accumulati dalla politica e l’evoluzione degli stessi, nonché l’origine di molti dei nuovi. Il nemico numero due invece, su cui ho riversato il resto delle imprecazioni, era la sinistra, o meglio, l’incapacità della sinistra di fare il suo lavoro, cioè la sinistra. E scusate le ripetizioni. Poi un bel giorno il mondo si è rotto il cazzo, la finanza si è rotta il cazzo, la Merkel si è rotta il cazzo e pure gli italiani (e anche nel PDL qualcuno) si sono rotti il cazzo e hanno detto ciao a Silvio. Incredibile ma vero, appena caduto la sinistra ha ritrovato la strada (almeno pare). Il PDL si era addirittura aperto alle primarie, lo spread era sceso, e nonostante qualche acciacco ancora piuttosto evidente ci si stava mettendo nell’ottica di entrare in una nuova stagione, con fatica è vero, ma pur sempre nuova. Ecco, mancano 15 giorni al giorno zero dei Maya. Dico 15 alla possibile fine del mondo. Mica anni, giorni. E ne mancano circa 25 al mio compleanno, e Berlusconi cosa fa? Medita di ridiscendere in campo. E giustamente pure Crosetto si rompe il cazzo.