Svaniti o quasi

Di Charlie Hebdo, il giornale satirico francese, di tutto quel che è successo, del dibattito sulla libertà di stampa, di opinione e di espressione non se ne parla già più. Almeno in Italia. Fa eccezione forse la notizia delle ultime ore da cui si apprende che almeno per ora la redazione sospenderà le pubblicazioni, perché c’è bisogno di una pausa e di rifiatare. Ah, fanno accezione anche quelli, pochi, ma se girate un po’ la rete qua e là trovate i loro commenti, che hanno scritto cose tipo “prendi i soldi e scappa” e altre simili inutilità.

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Bavaglio all’ungherese?

Il 1° gennaio in Ungheria è entrata in vigore la nuova legge sui media, nella stessa data ha preso l’incarico di turno della presidenza europea. La nuova legge in materia è molto controversa e pare permetta estrema discrezionalità in fatto di sanzioni nei confronti della stampa, mettendo di fatto quest’ultima in una situazione che la costringa a valutare attentamente ogni mossa e parola scritta. Ne verrebbe meno quindi proprio l’essenza della libertà di stampa. Il quotidiano Népszabasdság è uscito con una copertina durissima sulla questione:

 

Dove bloggare è un dovere

Quando ci colleghiamo con il nostro computer alla rete (computer che ormai qui da noi è praticamente sempre connesso 24h su 24h) diamo per scontato che da li a pochi secondi saremo connessi con il resto del mondo senza nessun problema di sorta, senza nessuna barriera che si frapponga fra noi e gli altri. Accediamo ai nostri account e cominciamo a condividere, a comunicare per lo più frivolezze e cose leggere. Nessun problema, va bene così. Aggiorniamo i nostri blog, i nostri status su facebook, giochiamo a farmville, spariamo qualche tweet durante la giornata: “vado a mangiare la pizza” oppure “oggi piove e sono uscito senza ombrello”. Ci lamentiamo della mala informazione nostrana, paventiamo censure. Leggevo ieri l’articolo su Yoani Sanchez pubblicato sull’ultimo numero di Wired (qui l’intervento telefonico della stessa al Teatro Agorà della Triennale di Milano il giorno 8 aprile 2010) e mi sono ritrovato a pensare ancora una volta a personaggi come He Weihua, blogger cinese, accusato dal regime, nell’agosto 2007, di aver pubblicato critiche al governo su alcuni forum e rinchiuso poi in un ospedale psichiatrico, oppure a tutte quelle persone che dall’Iran rischiavano la vita per comunicare tramite internet la situazione in cui il loro paese stava precipitando. Sono solo alcuni esempi, perché potremmo spostarci nei territori “sovietici” e trovarne una valanga di simili, di come ciò che noi diamo per scontato non sia vero per tutti e di come queste persone rischino la vita e sottolineo vita per comunicare con noi, quelli dalla parte del mondo dove certe cose sono scontate. Sono segnali lanciati nella rete con la speranza che qualcuno li colga e li legga: sono denunce sul loro stato di vita, sui soprusi a cui i loro regimi li costringono, sulle privazioni a cui vengono sottoposti, sulle violenze e sulla corruzione che chi li governa mette in atto. Talvolta riescono, nonostante tutto, a scrivere la speranza per condividerla con noi. Per loro bloggare non è un passatempo, un hobby, un riempitivo: per loro è un dovere, civico prima di tutto.

Reporters senza frontiere pubblicava il 30 dicembre del 2009 alcuni dati sulla libertà di stampa nel mondo, quelli in cui il nostro paese figurava al 49° posto. Tra quei dati alla voce blogger ne risultavano

1 blogger died in prison

151 bloggers and cyber-dissidents arrested

61 physically assaulted

60 countries affected by online censorship

Senza contare le decine di giornalisti picchiati, torturati, minacciati quando non addirittura uccisi in giro per il mondo.

Mi ricordo che quando ero piccolo lasciavo un sacco di roba nel piatto, dando comunque per scontato che l’indomani quel piatto sarebbe stato nuovamente li, pieno e davanti a me. I miei genitori allora tiravano fuori la storia del “pensa ai bambini che non hanno nulla e che se tu sprechi muoiono”, e sono sicuro sarà successo anche a voi. Oggi sappiamo che avevano ragione, che i nostri sprechi, il nostro dare per scontato uccideva realmente i bambini, non era una favola. Ognuno di noi ha un impatto ambientale che influisce inevitabilmente su tutto il resto del mondo. Cosa voglio dire? Voglio dire che io, personalmente, mi sono ritrovato a fare lo stesso pensiero convertito però al mezzo web. Mi sono ritrovato a pensare che dare per scontata un’opportunità del genere è un gravissimo errore, tale e quale a quello che da bambini facevamo con il cibo. Con questo non intendo dire che le frivolezze non ci stiano, lungi da me il moralismo, ma che di tanto in tanto dovremmo sforzarci di prendere un po’ più coscienza di come stanno le cose: questo potrebbe aiutare senza dubbio un utilizzo più oculato, civile e costruttivo del mezzo. Almeno questo è il mio pensiero come sempre opinabile.

Ci vuole la Mediocrazia

E mo basta, in Italia o c’è troppa democrazia o ce n’è troppo poca. E in entrambe le situazioni sempre a sproposito. Ed entrambi, i sostenitori delle due posizioni, sbagliano. E ci hanno anche cagato il cazzo abbastanza. C’è vuole una mediocrazia, una via di mezzo tale da spazzare via la momento giusto sti magnapatate che ogni giorno da giornali, tv, palchi e palchetti ci sfranzolano la minchia. Il PD sostiene che c’è poca democrazia in Italia, io sostengo che, ad esempio, all’interno del partito ce ne sia anche troppa, di democrazia, troppa e usata male. Tanto è vero che consentono ancora a gente come Binetti, Rutelli e compagnia bella di prendere parola e posizione all’interno del PD stesso. E questo esubero di democrazia, lo abbiamo visto tutti, è come una pelota scagliata ai 180 km/h sui coglioni del Partito. Non va bene. Berlusconi sostiene che c’è tanta democrazia, ma intanto non permette agli elettori del suo partito di mettere in discussione la sua figura attraverso votazioni, sostiene anche che la magistratura, i giornali, una parte della tv e della società sia addirittura una milizia rivoluzionaria pronta a scaravoltarlo (o ti decidi o sei schizofrenico eh). Caro Silvio, se così davvero fosse, e magari mi vien da aggiungere, ghe penso mi, anzi, ghe penserebbero loro a scaravoltarti senza troppi problemi, un bel calcio nei ciapet e a casa, e invece te bello bello pacioccoso te ne stai da vent’anni sulla breccia dell’onda con in bocca sempre quella percentuale di sostegno che fai oscillare dal 68 al 72%. Feltri se la prende con tutti invece, senza distinzione, ebrei, musulmani, comunisti, giudici, gay, PD, giornalisti, salumieri, kebabbari, prostitute, puffi bolscevichi, papi, chiese, emo e pure con sua nonna e chi più ne ha più ne metta e ancora sta li a scrivere sul giornale, e ti vien da pensare che forse c’è libertà di informazione, anche troppa. Che se così non fosse il caro Vittorio se ne starebbe rintanato nella sua cantina umida a fumar oppio bestemmiando come un contadino rosso della bassa modenese intento a roteare a tutta foga la manovella di un cazzo di ciclostile analogicissimo e tanti saluti. A sinistra poi tiriamo in ballo la mancanza di democrazia ogni volta che ci toccano un comico, come se fosse solo quella la democrazia. Ma i comici al massimo possono essere gli alfieri, i porta confalone, ma se dietro non c’è l’esercito, la masnada di persone hai voglia te a cambiare qualcosa. Metti in Chiapas, non è che quei poverelli, che eran quasi tutti indios contadini in infradito e in gran parte analfabeti, un giorno hanno detto “toh non c’è democrazia, salvi i comici chi può” e poi boni boni se ne son stati a sedere nei loro salotti. Si son messi il passamontagna e hanno marciato. Invece belli noi, comodoni. E allora se uno dice che non c’è bisogna che poi agisca, e se c’è è giusto che essa si esprima. Ma se ci deve essere un infinito tira molla che non produce nulla se non chiacchere che senso ha? Allora bisogna che il cittadino imponga la mediocrazia, una via di mezzo. Non troppa ma neanche troppo poca e che la applichi su sti equilibristi della polemica del giorno