Niente Cina con amore. Firmato Sergio.

Il 28 ottobre Romney:

Il 29 ottobre Obama:

Il 30 ottobre Marchionne:

Chrysler Group’s production plans for the Jeep® brand have become the focus of public debate.

I feel obliged to unambiguously restate our position: Jeep production will not be moved from the United States to China.

North American production is critical to achieving our goal of selling 800,000 Jeep vehicles by 2014. In fact, U.S. production of our Jeep models has nearly tripled (it is expected to be up 185%) since 2009 in order to keep up with global demand.

We also are investing to improve and expand our entire U.S. operations, including our Jeep facilities. The numbers tell the story:

  • We will invest more than $1.7 billion to develop and produce the next generation Jeep SUV, the successor of the Jeep Liberty — including $500 million directly to tool and expand our Toledo Assembly Complex and will be adding about 1,100 jobs on a second shift by 2013.
  • At our Jefferson North Assembly Plant, where we build the Jeep Grand Cherokee, we have created 2,000 jobs since June 2009 and have invested more than $1.8 billion.
  • In Belvidere, where we build two Jeep models, we have added two shifts since 2009 resulting in an additional 2,600 jobs.
  • With the increase in demand for our vehicles, especially Jeep branded vehicles, we have added more than 11,200 U.S. jobs since 2009. Plants producing Jeep branded vehicles alone have seen the number of people invested in the success of the Jeep brand grow to more than 9,300 hourly jobs from 4,700. This will increase by an additional 1,100 as the Liberty successor, which will be produced in Toledo, is introduced for global distribution in the second quarter of 2013.

Together, we are working to establish a global enterprise and previously announced our intent to return Jeep production to China, the world’s largest auto market, in order to satisfy local market demand, which would not otherwise be accessible. Chrysler Group is interested in expanding the customer base for our award-winning Jeep vehicles, which can only be done by establishing local production. This will ultimately help bolster the Jeep brand, and solidify the resilience of U.S. jobs.
Jeep is one of our truly global brands with uniquely American roots. This will never change. So much so that we committed that the iconic Wrangler nameplate, currently produced in our Toledo, Ohio plant, will never see full production outside the United States.

Jeep assembly lines will remain in operation in the United States and will constitute the backbone of the brand.

It is inaccurate to suggest anything different.
Sergio Marchionne

(testo via Chrysler Blog)

Se Sergio si spendesse tanto anche per rassicurare  il lato italiano di quel che riguarda  l’auto e nella fattispecie FIAT. E invece

Di traffico spaziale e altre suggestioni

Ultimamente il cielo sembra parecchio trafficato e luminoso sopra le nostre teste. Tra bolidi, o presunti tali, comete Lovejoy e in ultimo luci misteriose che lasciano scie luminose (tanto da scomodare, secondo Repubblica, il ministero degli interni tedesco)  che poi altro non era, come aveva segnalato Paolo Attivissimo  e su twitter anche l’astronauta dell’ESA Samanta Cristoforetti, che il rientro di un segmento di missile russo che aveva spinto la capsula Soyuz fino alla Stazione Spaziale Internazionale il 21 dicembre. Vien quasi da pensare che se non la vita quanto meno di traffico ce n’è parecchio lassù. E allora, visto come tira qui sotto ben vengano tutte queste occasioni che ci consentono, anche se solo per un secondo tra suggestione e stupore, di stare come bambini con il nasino all’insù e la testa, coi relativi pensieri, tra nuvole e stelle.

Nutella sotto attacco dei tedeschi, sempre loro

Pare che i tedeschi abbiano paura che s’abbassi lo spread e al contempo si alzi il colesterolo dei loro figli. Stando al Bundesverband der Verbraucherzentralen, associazione consumatori (per i comuni mortali), l’etichetta dei barattoli sarebbe ingannevole sui valori del fabisogno giornaliero rispetto all’alto tasso calorico del contenuto, o qualcosa del genere. Insomma, la nutella è grassa e i tedeschi hanno scoperto l’acqua calda. Stammo a vedere?! Ferrero è uno dei brand più premiati per affidabilità, ma anche uno dei più amati e presenti nel mondo, ma adesso si vede chiesta la sostituzione di tutte le etichette ingannevoli, pena una multa da 250.000 euro a confezione non cambiata. In poche parole, se Ferrero non cambia e perde in appello (a cui ha già annunciato che ricorrerà) il debito totale degli stati europei in crisi potrebbe essere ripianato, senza il fantasma dell’intervento della BCE poco in viso ai crucchi, dalle sole multe in cui potrebbe incappare. Che sia una mossa strategica della diabolica Angelona Merkel ancora rancorosa per quel cucù di troppo? Celava forse questo macchiavellico piano il diabolico sorrisino scambiato con Sarkozy? Non lo sapremo mai, ed io adesso vado a farmi un panino con la nutella, con buona pace dei pampini tedezchi che economia in salute o meno restano sempre dei chiattoni.

Verdetto finale

Oltre 400 giornalisti presenti, televisioni e stampa da tutti i paesi. Per il verdetto che metterà la parola fine al lungo processo c’è grande attesa in tutto il mondo. No, non quel processo, altrimenti saremmo nella fantascienza, il procedimento sarebbe un altro e l’imputato si chiamerebbe Silvio Berlusconi. Nonostante tutto gioia e allegria (come direbbe il compianto Mike), perché a seconda del risultato l’Italia rischia un’invasione da Stati Uniti o Gran Bretagna.

Aspettiamo fiduciosi!

Dal gioca jouer al bunga bunga

Che poi io, ingenuamente, pensavo fosse tipo il tuca tuca o il tipitipitero, la macarena, il waka waka o il gioca jouer, questo bunga bunga che invece a quanto pare ci devi solo dare di minchia, almeno qui da noi.