Di Silvio a Servizio Pubblico

La sovraesposizione mediatica del cavaliere nelle ultime settimane è qualcosa che personalmente mi ha già portato al limite sopportabile. Abbastanza per i prossimi 5 anni almeno. Di Santoro e amici invece qua e là avevo già scritto. La sua formula ha smesso di piacermi parecchio tempo fa. Sarà una questione di gusti, sicuramente. Onore al merito, inizialmente, per aver tentato una nuova formula che però ora (e già da prima del suo approdo su La7) mi risulta stantia, poco ficcante e pesante da seguire. Qualcosa che rasenta di più un altare all’ego che altro. Un ricordo di qualcosa che era (o poteva essere), arrangiata con vecchi protagonisti, sempre quelli. Così penso che stasera guardare Servizio Pubblico sarà come tornare bambini, quando ti portavano al circo. Tra clown, equilibristi e qualche animale ormai troppo vecchio e rincoglionito dalla cattività per incutere timore.

Poi Santoro magari mi smentirà. Lo spero. Ma la sensazione è quella.

Le spiegazioni di Mentana

Ieri in giornata sui giornali e su web (qui lo storify di Arianna Ciccone sul caso Mentana)  la notizia delle dimissioni di Mentana in seguito alla denuncia alla magistratura ordinaria da parte del Cdr della testata per comportamento antisindacale.

Ieri sera Mentana, a seguito della riunione di redazione del suo tg che ha chiesto allo stesso il ritiro delle dimissioni, ha deciso (in maniera molto corretta e professionale) di spiegare e dare atto della situazione ai sui telespettatori. Staremo a vedere come finirà.

 

La prima della Scala, RAI5, il Don Giovanni e il non streaming

Ora oggi, anzi ora sta andando i scena la Prima della Scala con il Don Giovanni di Mozart diretto per l’occasione dal Maestro Daniel Barenboim e la regia di Robert Carsen. Chi, come il sottoscritto avrebbe avuto piacere nel seguire la diretta rimarrà, anzi, sta rimanendo deluso. In giorni di sbandieramenteo di diretta qui e diretta la si sono dimenticati di dirci che la diretta via streaming dell’evento non sarebbe andata in Onda. Peccato che sulla pagina di RAI5 non si capisca fino a quando, cliccando sul live, non appare il seguente cartello:

A questo punto uno potrebbe anche dire seguitela per tv. Perfetto, peccato che il digitale terrestre sia una di quelle cose tirate su tipo la diga del Vajont, a cazzo di cane, per citare Boris.

In alcune zone lo switch off non è ancora avvenuto, in altre è stato ritardato e dove già il digitale arriva non è detto che canali come RAI5 si vedano. A Modena per dire si vede, ma dove abito io, ad appena 15 km no.

Per curiosità sono quindi andato a fare un giro sulla pagina facebook di RAI5 e di RAI.TV.

C’è gente che dice: io pago il canone, voglio vedere. Altri che minacciano di non pagare più il canone etc.

E le motivazioni della RAI (non voglio esser nei panni del loro community Manager in questo momento) sono che

“purtroppo non sarà disponibile in simulcast streaming.” (dirlo prima, così la gente evita di incazzarsi?)

e lo abbiamo capito, ma perché?

“Sarà comunque in diretta radiofonica su Radio3.”

Si, grazie ma perché?

 “Ci sono vincoli rigidissimi per quanto riguarda il web.”

Ok, io non me ne intendo di vincoli e menga vincoli. Magari qualcuno più esperto nei commenti sarà gentile da spiegarlo.Ricordo che però ci son sempre RAI UNO E DUE che stan sempre li fa’n’cazzo su cui magari mandare certe cose come la cultura invece di farci vedere sei ore di vite in diretta e pontefici (che non pagano ICI e Canone) che accendono alberelli. Ci lamentiamo sempre che si fa una certa TV perché in Italia non interessa il resto. Ma son balle. Ennesimo fail della RAI, per quanto mi riguarda.

UPDATE: sulle relative pagine FB sopra linkate intanto continuano le proteste. Annoto però una cosa: in una delle risposte la RAI segnala questo link  con il post all’evento e specifica che non hanno mai parlato di diretta streaming. E’  vero, ma nemmeno si capiva chiaramente. Ora, ma solo ora dopo le proteste hanno aggiunto quest’ultima riga (che prima non c’era, altrimenti mica avrei scritto il post, e non credo di esser così cretino da averla tralasciata):

La diretta dell’evento sarà esclusivamente televisiva, poichè la Rai non dispone dei diritti per trasmettere l’evento anche in simulcast streaming.

RAI e servizio pubblico siamo ben lontani dalla vittoria

Nell’articolo di Repubblica sullo show di Fiorello (Il più grande spettacolo dopo il weekend) vengono riportate alcune affermazioni in merito di Lorenza Lei, direttore generale della RAI. Una in particolare ha attirato la mia attenzione:

“ha vinto Fiorello. Ha vinto la Rai e, posso dire con orgoglio ha vinto il servizio pubblico”.

No cara Lorenza, mi permetta di dissentire. Non ha vinto il servizio pubblico, anzi, siamo ben lontani dal poter anche solo pensare ad una affermazione del genere, a meno di non voler vedere in uno Show, uno solo, ben riuscito (con ascolti record è vero), della durata di 4 puntate, sul breve periodo di un mese su dodici, la completa e totale riaffermazione e rilegittimazione del principio di servizio pubblico della tv di stato. Mi pare un tantino presuntuoso, non trova? Servizio Pubblico per me è altro, o almeno non è solamente questo. Contiene in se valori, principii e dinamiche che sono al momento ben lontane da casa RAI. Servizio Pubblico è qualcosa di più, e vede nel caso specifico radiotelevisivo l’affermazione della TV come bene nazionale comune. Un bene in grado di raggiungere il maggior numero di cittadini con la maggior facilità possibile, quindi ad esempio mantenendo una visione neutrale delle piattaforme su cui esso può essere veicolato. Nello specifico possiamo tirare in causa l’abbandono di RAI dalla piattaforma SKY dove la logica è stata dettata più da dinamiche di mercato che altro. Questo ad esempio va contro il principio di servizio pubblico. Inoltre il Servizio Pubblico, ci viene sempre ricordato, proprio perché in teoria svincolato dalle leggi di mercato dovrebbe rifarsi solo ed esclusivamente ad una offerta qualitativamente e culturalmente più alta possibile, nell’interesse del cittadino e non dell’audience o dello share. In quest’ottica, e mi si perdoni se ci torno su, un vero servizio pubblico avrebbe interamente coperto ed approfondito la diretta della conferenza sulla manovra economica tenuta dal Governo Monti, proprio perché evento di interesse e rilevanza nazionale, essendo peraltro correlato  al periodo di crisi che colpisce la nazione nella sua interezza, quindi evento di rilevanza fondamentale. Questo però non è accaduto. In questo caso la tv di stato che dovrebbe farsi fornitrice e garante di quel servizio pubblico, pagato oltretutto dai cittadini mediante un canone (ricordiamolo) non ha adempito alla sua funzione: la diretta, per quanto riguarda la RAI è stata coperta solo da RaiNews24 che è fruibile su digitale terrestre o in streaming via internet. Di fatto questa condizione ha potenzialmente tagliato fuori tutti quei cittadini nelle cui zone di residenza non è ancora avvenuto lo switch off o dove la copertura della rete internet non arriva o non è tale per potenza di servizio offerto a garantire un’ adeguata fruizione della diretta streaming. Al contrario, una diretta coperta su una delle tre reti generaliste avrebbe garantito una copertura completa verso il maggior numero di cittadini. Questo è solo un esempio. Cito quindi il direttore di Rai News 24, Corradino Mineo, che qualche giorno fa diceva pressapoco così: la RAI dovrebbe cominciare a investire nel suo enorme potenziale di risorse umane e non, interne, incentrando una parte del suo sforzo sulla formazione e preparazione, perché solo così si valorizza il suo grande patrimonio. Anche questo è servizio pubblico. Invece spesso la RAI si appoggia o appalta all’esterno cose che con un pochino di coraggio potrebbe fare internamente. Mineo sottolineava anche l’inadeguatezza dei mezzi a disposizione delle redazioni locali, sottolineando la necessità di un ammodernamento di quel comparto informativo che oggi risulta quindi poco competitivo incidendo negativamente sulla qualità e le tempistiche dell’informazione RAI. Altra puntina di coraggio servirebbe alla RAI per quanto riguarda l’offerta culturale, sparpagliata in parte sul digitale e in parte ad orari vampireschi. Se vogliamo parlare di vittoria, futura, del servizio pubblico radiotelevisivo allora è necessario trovare la volontà di osare, inserendo nelle fasce civili del palinsesto generalista segmenti di programmazione che adesso non trovano spazio intasate come sono da un offerta di solo puro enterteinment trito e ritrito. Senza considerare tutta la questione politica.  Insomma, non basta a mio avviso uno show dei record e 5 minuti di intelligente ma comunque leggera disquisizione sul profilattico per parlare di vittoria del servizio pubblico. Siamo ancora lontani.

Da Tremonti alla Parodi

Ultimamente quando mi capita di accendere la TV, qualunque sia l’ora del giorno o della notte finisce che mi trovo davanti qualcuno che in un modo o nell’altro parla di culinaria o derivati. Fateci caso. Che si tratti di un programma di cucina, di quelli che cercano di propinarti improbabili ricette (e che oggi vanno di gran moda), o che sia un talk show politico in cui dar spazio agli esimi chef con le ricette per la crisi pronte in 5 minuti la sostanza non cambia. Hanno capito che la soluzione migliore è tornare alla tradizione, tenere noi italiani occupati davanti alla tv prendendoci per la gola. Da Tremonti alla Parodi il passo è breve, e intanto si finisce sempre di più dalla padella alla brace.