Svaniti o quasi

Di Charlie Hebdo, il giornale satirico francese, di tutto quel che è successo, del dibattito sulla libertà di stampa, di opinione e di espressione non se ne parla già più. Almeno in Italia. Fa eccezione forse la notizia delle ultime ore da cui si apprende che almeno per ora la redazione sospenderà le pubblicazioni, perché c’è bisogno di una pausa e di rifiatare. Ah, fanno accezione anche quelli, pochi, ma se girate un po’ la rete qua e là trovate i loro commenti, che hanno scritto cose tipo “prendi i soldi e scappa” e altre simili inutilità.

L’alluvione che c’è ma non c’è

Se una cosa non viene raccontata o mostrata non esiste (se non per chi la sta vivendo), anche se sta accadendo, o è accaduta. O esiste nelle proporzioni entro cui viene raccontata. Ed è entro quelle proporzioni che assume, o meno, un peso sia nell’urgenza che nell’indignazione. Ma soprattutto politico. Ecco perché oggi molti cittadini della bassa modenese sono arrabbiati.

#whilewewatch: un documentario su #OWS e la sua media revolution

Si è da poco celebrato un anno dall’inizio delle proteste che hanno visto Zuccotti Park culla del movimento Occupy Wall Street. Movimento nato dal basso e che al suo interno aveva raccolto e aggregato parecchie anime (le tanto sottolineate diverse anime del movimento) attorno ad un obiettivo comune: denunciare il comportamento dell’establishment finanziario colpevole con le sue manovre di aver causato (o quantomeno di essere concausa) della gravissima crisi finanziaria americana, ma non solo, di cui ancora oggi dove più e dove meno si sentono ancora gli effetti. In molti in questo anno, tra una critica ed un elogio su una cosa si sono trovati concordi: l’abilita di Occupy nell’usare i nuovi media a proprio vantaggio, creando una rete di informazione, divulgazione e organizzazione che non necessitava dell’apporto dei media tradizionali, anzi, li scansava. Proprio sul tema dell’utilizzo dei social media da parte del movimento e sul ruolo che questi hanno avuto è stato girato da Kevin Breslin un documentario dal titolo #whilewewatch. Qui il blog dedicato su cui trovare altre info, tra cui una campagna su Kickstarter per finanziare il secondo capitolo. Qui il documentario.

A gripping portrait of the “Occupy Wall Street” media revolution, #whilewewatch is the first definitive film to emerge from Zuccotti Park – with full access and cooperation from masterminds who made #OccupyWallStreet a reality.

The #OccupyWallStreet media team had no fear of a critical city government, big corporations, hostile police, or a lagging mainstream media to tell their story. Through rain, snow, grueling days, sleeping on concrete; they pump out exhilarating ideas to the world. Fueled with little money, they rely on the power of Twitter, texting, Wi-Fi, posters, Tumblr, live streams, YouTube, Facebook, dramatic marches, drumbeats and chants. As the film unfolds, we witness a new dawn with the power of social media.

(fonte: Internazionale)

Solo per riempire dello spazio

Devo essere molto sincero, una delle cose che non sopporto sono quegli articoli sui quotidiani online che ad un certo punto ti sparano il capoverso retorico sui commenti postati a caldo sui social network in relazione ad un determinato evento.

Non li sopporto perché spesso non sono funzionali alla notizia, non ne viene fatta una analisi e non vengono estrapolati dati che possano rappresentare un tassello per completare in maniera più ampia il quadro di quello che si sta tentando di raccontare. Spesso sono buttati lì, verso la fine a chiusura del testo. Solitamente tre o quattro tweet tra i più banali che si possano pescare (cosa ardua in un mare di migliaia di cinguettiii all’ora), come ci fosse la volontà di un estremo tentativo a voler dare un minimo di corposità, quantitativa e non qualitativa, all’articolo. Concediamo l’alibi ai media d’aver scoperto twitter (ad esempio) da relativamente poco e che quindi l’enfasi sia ancora alta, ma c’è contenuto e contenuto e ad ogni modo non mi spiego perché mai dovrei leggere, all’interno di un articolo in cui cerco informazioni precise e raccontate con competenza su quella specifica notizia, i commenti che potrei benissimo reperire bussando alla porta del dirimpettaio o, senza nemmeno alzarmi, navigando da solo semplicemente sui social network.

Insomma, il commento da social alla notizia di turno può avere senso se contestualizzato, intelligente, funzionale o attinente al millesimo. Altrimenti sono caratteri buttai al vento che potrebbero essere sfruttati per meglio informare invece che spruzzare lì una nota di anonimo colore per riempire dello spazio.

Barack Obama, Tumblr e la nuova strategia social media

La campagna elettorale per le presidenziali americane 2012 è ormai entrata nel vivo. Obama, in difficoltà come tutti causa crisi economica, deve cercare di riguadagnare strada e un consenso che sembra aver perso lungo questa seconda parte di cammino presidenziale. Se ce la farà non è dato saperlo. Quello che invece sappiamo è il grande aiuto che la rete (ma più che la rete in se la strategia basata sulla rete e sui nuovi media) ha dato alla campagna di Barack Obama la prima volta. Molti di noi seguirono proprio grazie ai questi canali tutta la corsa di Obama, con una partecipazione, un coinvolgimento e un dibattito tale che pareva quasi dovesse  essere anche nostro il voto. Comunque strategia vincente non si cambia e più che mai oggi che i social media hanno assunto un ruolo ancora più centrale nella vita di tutti i giorni nel villaggio globale. Certo, bisognerà tener conto anche di alcuni importanti fattori di carattere più prettamente socioeconomico e determinati dalla attuale situazione, ma va considerata pure la profonda e straordinaria evoluzione che questi strumenti hanno subito negli ultimi anni. La rete si sa, è in continua evoluzione. Basti pensare (come fa notare Mashable) all’aumento di utenti sulle piattaforme social dal 2008 (anno della prima campagna presidenziale di Obama) ad oggi. Ecco alcuni dati ripresi da questo articolo:

Oltre a questi dati l’articolo fa però anche notare che da allora molti altri politici sono saltati sul carro dei social media e sicuramente non si faranno sfuggire un bacino elettorale così allettante.  C’è poi la questione del portare i giovani (cioè il bacino su cui punta Obama, per lui essenziale) a votare, visto che pesa ancora la loro assenza alle elezioni 2010. Questo del resto è anche un problema Italiano, con cui ad esempio un partito come il PD dovrà cominciare a far seriamente i conti dal momento che proprio i giovani rappresentano una buona fetta di elettorato, ma questa e un’altra storia. Tornando invece ad Obama e all’articolo in questione viene evidenziato come ad esempio dal 2008 ad oggi alcuni social network proprio non esistessero: viene fatto l’esempio di Foursquare. Sarà interessante quindi vedere come verranno implementati i nuovi social all’interno della strategia pensata dal suo team. E sempre a proposito di nuovi social, come riferisce Mashable, il team fa sbarcare, con un approccio dicono meno formale, il presidente americano pure su Tumblr, forse la piattaforma social di blogging più in crescita nell’ultimo periodo e proprio per questo entrata nelle grazie di molti vips negli ultimi mesi.

Insomma, come sempre sarà interessante, anche per gli addetti ai lavori, seguire l’evoluzione di questa campagna elettorale, augurandosi in ogni caso che Obama strada facendo risolva quelle questioni socioeconomiche ancora aperte nel suo paese, perché altrimenti non ci sarà like o retwitt che tenga.

A questo punto ci sarebbe ovviamente da aprire un lungo capitolo per quanto riguarda casa nostra, ma il tenore del post non ha nulla a che vedere con quello che succede qui in Italia, dove ancora si discute di una banda larga fantasma (come i tesoretti) e di problematiche varie legate alla libertà d’informazione ed espressione in rete. Amarezza totale che non vale nemmeno la pena di essere rispolverata qui per l’ennesima volta. Insomma, per il momento politica e nuovi media sembrano ancora ben lontani dal salire assieme sull’altare qui da noi.

Questo il link al tumblr presidenziale.

questi 12 gli articoli di Mashable da cui ho tratto gran parte delle informazioni.