Serrare i ranghi nel PD

Parecchio tempo fa scrissi due cose; nella prima mi auguravo un PD più partito e meno democratico, mentre nella seconda mi chiedevo perché chi non la pensava come la maggioranza del partito doveva rimanerci dentro. Il mondo è così meravigliosamente pieno di sorprese e di partiti, prendi la porta e vai. No? In quell’occasione credo di essermi riferito alla Binetti, ma non sono sicuro e gli esempi comunque non mancherebbero (se poi apri il cassetto dell’esperienza dell’Ulivo ciao proprio). In alcune discussioni mi vennero affibbiati epiteti che per fortuna non potevano essere seguiti da 1!!1!! e cose simili. Il m5s aveva ancora da venire.

Ovviamente avevo calcato, giocando su quelle parole. Ma quella mia uscita era spinta in superficie da una irritazione di fondo: l’incapacità del partito che votavo di presentare e poi seguire realmente (al governo o in una situazione oppositiva) quei punti programmatici, e quei valori, presentati ai suoi elettori, da una parte, e dall’altra l’incorenza opportunista di alcuni suoi figuranti che per comodità o vera e propria voglia di rompere le uova nel paniere continuavano a militare in una forza politica in cui per nove punti su dieci non si rispecchiavano. Sfruttando lo scudo del politically correct rappresentato dal “Democratico” che seguiva il “Partito” si è finito per accatastare una miriade di componenti (mirabilmente sfruttate come armi da questo o quel capo corrente per rafforzare o imporre la sua “linea”) in contrasto tra loro, ma soprattutto con valori e punti dei programmi. E che hanno contribuito più a nuocere che a creare una casa realmente democratica dove, alla fine, erano talmente tante le voci intestine a creare rumore di fondo da non aver più orecchie per ascoltare quelle dell’elettorato. Oggi la penso ancora così. Nonostante non sia stato Renzi il mio candidato, e nonostante continui ad essere molto critico (qualcuno lo deve pur fare, si può mica esser tutti renziani) pur lasciando il beneficio del dubbio, penso che sia necessario rinsaldare i ranghi e tirare dritto. Il 4 dicembre avevo scritto “Un punto che secondo me dovrebbe essere programmatico e da risolvere con urgenza. Il 9 dicembre chiunque vincerà, piaccia o meno, dovrà avere il sostegno di tutti, partito, circoli, base ed elettori. Altrimenti stiamo semplicemente qua a cantarcela tra di noi”. Questo non vuole dire che sia sfavorevole ad una discussione tra le componenti del partito, anche accesa (purché questa discussione lasci una fessura all’elettore per dire la sua), ma questa deve essere costruttiva, anche fortemente in opposizione con la segreteria ma pur sempre concreta sui temi e sui punti che la maggioranza del partito, che comprende gli elettori, ha deciso di sostenere. Dal suo canto chi guida deve avere il coraggio di essere permeabile a critiche e diverse visioni dei vari punti, senza erigere muri, anche se non espliciti. Ma i capricci, gli interessi, i giochetti vari, quelli vanno lasciati al tempo che è stato (ed è stato anche troppo). Alla fine non siamo dentro a Game of Thrones. Se poi uno proprio vede che 9 punti su 10 non lo rappresentano, beh… come dicevo, è pieno di partiti là fuori.

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