Umanizzare lo Spazio. Il mio momento preferito del 2013

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In questi giorni pensavo a quale momento/evento del 2013 (escludendo quelli personali, il mio viaggio in Brasile ad esempio o concludere quest’anno compiendone 30, il 31) mi avesse davvero emozionato nel bene o nel male. Ho passato in rassegna con la mente parecchie immagini, e ce ne sono tante, anche recenti. Dall’addio a Mandela all’ abdicazione di un Papa passando per l’elezione del suo sucessore Francesco. Dalla decadenza di Berlusconi, alle immagini della maratona di Boston, alle proteste in giro per il mondo, dalla Turchia alle ultime in Ucraina, per citarne alcuni. Ma sempre un’ immagine mi ritornava, anzi, più che un’ immagine una musica. Sempre lì.

Ora, non sarà forse il momento più epico di questo 2013 che sta finendo ma quello che ho scelto è il video con la performance di Chris Hadfield mentre suona e canta Space Oddity sulla stazione spaziale internazionale. Forse perché a suo modo, nella sua semplicità, è così universale, come lo è musica, come lo è suonarla. Un gesto che appartiene ad ogni cultura, ad ogni credo, che si ripete nella storia dall’alba dei tempi. Gli astronauti dopotutto sono per definizione rappresentanti di tutta l’umanità, dei suoi tentativi di compiere balzi migliori in avanti. Ecco, io guardando quelle immagini con la Terra blu a far da sfondo all’astronauta fluttuante che compiva quel rito antico come l’uomo ho avuto una sensazione positiva che per qualche momento ha cacciato via tutte le brutture.

C’è una bel passaggio in un articolo di Emma Brockes  sul Guardian a proposito, che dice come quel gesto abbia per la prima volta reso realmente la stazione spaziale una estensione della Terra. Di tutti quindi:

“Of the hundreds of astronauts who have gone into space, none has humanised it quite the way Hadfield has. It’s weird that goofy guitar playing and exchanging tweets with William Shatner should seem remarkable, but in the context of the space station, it was. For the first time, it seemed like an extension of Earth.”

Tra tutte le immagini di divisioni, guerre, litigi di qua giù ho pensato che questa potesse rappresentare il bello dell’Uomo che guarda oltre, con imparzialità. E più imparziale di una cosa che avviene nello Spazio non so cosa possa esserci.

Buon Anno a tutti!

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