Il mio nome è Felipe: alcune righe di un ragazzo di San Paolo, Brasile

brasile-proteste-giugno-2013

fonte foto: queste righe.

Un amico di Emanuela,  che vive a  San Paolo e che in questi giorni sta prendendo parte alle manifestazioni in Brasile, ci ha scritto queste righe.  Non saranno certo la cronaca di un giornale, ma è una voce tra la centinaia di migliaia di persone che in queste ore è scesa per le strade e nelle piazze dello stato Brasiliano.  Emanuela le ha tradotte e io le pubblico qua sperando di fornire un ulteriore piccolo tassello alla chiave di lettura.

Il mio nome è Felipe, ho 25 anni e sono uno studente di Relazioni Internazionali

Negli ultimi dieci anni ho assistito allo sviluppo economico del mio Paese, più di 30 milioni di brasiliani sono usciti da una condizione di povertà e sono ormai considerati classe media.

Il boom economico del Brasile ha fatto notizia in tutto il mondo, così come il presidente Lula.. Tutto lasciava intendere che il Brasile decollasse all’inizio di questo nuovo decennio: ospiteremo la Coppa del Mondo e le Olimpiadi, quali altri paesi nello stesso decennio hanno avuto la stessa opportunità? Sarebbe dovuta essere una svolta per il Brasile! Ciò che però non era noto a livello internazionale fino ad ora, è che la crescita economica non è stata accompagnata, parallelamente, da un vero sviluppo sociale. Si è vista in questi anni l’immagine di un paese perfetto, un popolo felice, samba e carnevale, che ha superato l’economia di Italia e Inghilterra (anche se attualmente l’Inghilterra ha riacquistato la sua posizione nella classifica mondiale).

Ma la domanda che ci poniamo è: dove è finito tutto questo sviluppo? Noi paghiamo tante tasse quanto i paesi europei, ma abbiamo un trasporto pubblico inadeguato a causa del sovraffollamento delle grandi città del Brasile. Inoltre l’intero Paese sta subendo un processo di de-industrializzazione, perché non è possibile competere con il mercato estero a causa di una elevata imposizione fiscale. Non ci sono reti ferroviarie che collegano gli stati come in Europa e il costo del trasporto interno in Brasile è incredibilmente costoso. In questo stesso momento, mentre super stadi sono in costruzione, gli ospedali in Brasile non funzionano a causa della mancanza di infrastrutture e di medicine. L’incuria e la corruzione sono arrivate a un punto tale per cui l’aumento del prezzo del biglietto dei bus di 20 centesimi è stato la miccia che ha infiammano il popolo, che è sceso nelle strade a manifestare. Nemmeno noi brasiliani sappiamo come è successo e di certo non avremmo mai immaginato che le manifestazioni avrebbero avuto queste proporzioni.

Non so che risalto stiano dando i media italiani a tutti questi eventi, ma per rendere l’idea (la dimensione geografica del Brasile equivale a quella dell’intera Europa), sarebbe come se tutte le capitali e le principali città europee stessero manifestando contemporaneamente. Questo è qualcosa di veramente grande! Soprattutto se confrontato con quello che accade nei Paesi vicini del Sud America.

Non ci sono organizzazioni o partiti dietro queste manifestazioni. La gente è stanca di pagare tante tasse, mentre il Brasile vende l’immagine di un paese del primo mondo quando in realtà non lo è. E’ curioso che non siano i più poveri a scendere in piazza a chiedere a gran voce un cambiamento sociale, ma è la nuova classe media brasiliana, che non vuole più mantenere questo stato di inefficienza governativa.

Potrei continuare scrivendo migliaia di motivi che hanno causato l’indignazione del popolo brasiliano, ma preferisco lanciare il messaggio che oggi, per la prima volta, posso dire che ho fiducia nel mio Paese. Credo che possiamo cambiare il Brasile e mostrare al mondo che non siamo solo il paese del calcio e del mondiale. Siamo una nazione che si sviluppa in 26 Stati federali e un Distretto Federale, e che unita lotta per ottenere migliori condizioni sociali. Non sappiamo cosa accadrà e come andrà a finire, è tutto ancora molto incerto, ma la speranza vera è che le nostre voci vengano ascoltate e che arriveranno tempi migliori.

L’originale:

Meu nome é Felipe, tenho 25 anos e sou estudante de relações internacionais.

Durante a ultima década, presenciei o crescimento econômico do meu país. Mais 30 milhões de brasileiros deixaram de ser pobres e passaram a ser considerados classe média.

O boom do Brasil ficou conhecido no mundo inteiro, bem como nosso presidente Lula. .Tudo levava a crer que o Brasil decolaria no começo dessa década, afinal estamos para receber a Copa do Mundo e os Jogos Olímpicos, qual outro país numa mesma década teve tamanha oportunidade? Seria finalmente a vez do Brasil! O que não ficou conhecido internacionalmente até então, foi o fato de que esse crescimento econômico não foi acompanhado do desenvolvimento social como um todo. Vendemos nesses últimos anos a imagem de um país perfeito, um povo alegre a la samba e carnaval que conseguiu superar a economia da Itália e da Inglaterra ( atualmente a Inglaterra já recuperou a sua posição no ranking mundial).

Mas a pergunta que fazemos é, para onde esta indo esse desenvolvimento todo? Pagamos os mesmos impostos que países europeus e temos um transporte público precário com super lotação nas grandes metrópoles do Brasil. O país inteiro está sofrendo um processo de desindustrialização pois não há meios de competir com mercado externo devido a alta tributação que temos no país. Não há malhas ferroviárias que ligam os estados como acontece na Europa e o custo de locomoção interno no Brasil é ridiculamente caro. Enquanto os estádios super faturados da copa estão sendo construídos nesse exato momento,os hospitais do Brasil estão apodrecendo por falta de infraestrutura e medicamentos. O descaso e a corrupção chegou ao um ponto em que elevação da tarifa do ônibus em 20 centavos ( um pouco menos que 8 centavos de euro) foi ápice que inflamou o povo a se manifestar. Nem mesmo nós brasileiros, sabemos como isso aconteceu e nem esperávamos que isso iria tomar essas proporções.

Não sei como a média italiana está repercutindo todos esses acontecimentos, mas comparado com o tamanho geográfico do Brasil, seria o mesmo que as principais cidades europeias estivessem se manifestando simultaneamente. Isso é algo realmente gigantesco!! Principalmente comparado aos vizinhos sul-americanos.

Não existe uma organização, e nem um partido (aparentemente) por trás disso. O povo esta cansado de pagar tantos impostos enquanto o Brasil vende a imagem para o exterior de um país do primeiro mundo, quando na verdade não é. O curioso é que não são pobres que estão nas ruas pedindo mudanças sociais, é a nova classe média do Brasil que não aguenta mais manter esse padrão de ineficiência governamental

Poderia continuar meu texto escrevendo milhares de motivos que causaram a indignação do povo, mas prefiro apenas deixar a mensagem de que hoje, pela primeira vez, eu posso dizer que particularmente que tenho fé no meu país. Que acredito que podemos mudar o Brasil e mostrar ao mundo que não somos apenas o país do futebol, não somos apenas o país da copa, somos uma nação lutando por melhores condições sociais, espalhados pelos 26 estados federativos e o distrito federal. Não sabemos ao certo o que acontecerá e como isso terminará, esta tudo muito incerto ainda, mas espero de verdade que nossas vozes sejam ouvidas e tempos melhores virão.

One thought on “Il mio nome è Felipe: alcune righe di un ragazzo di San Paolo, Brasile

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...