Dopo #inf12 qualche mio dubbio sul live twitting

Questo post doveva inizialmente parlare del festival e invece ne è uscito uno che parla di live twitting, e il festival è rimasto di striscio. Un po’ perché gli argomenti trattati non si possono riassumere in poche righe, un poco perché ne avranno parlato già in tanti e io ho preferito usarlo come spunto per una riflessione che forse andrà controtendenza.

Dopo tre giorni passati a Ferrara per seguire gli appuntamenti di Internazionale ho capito una cosa: sono abbastanza contrario ad un live twitting compulsivo da un evento. Lo dico forse perché sono io che non ne sono capace o forse perché in fondo sono dell’idea che molto spesso finiscano per creare confusione in chi segue non rendendo chiara l’evoluzione dell’argomento.

Io durante questo festival ci ho provato, quando si è parlato di Narcomafie e Sud America. Ho provato a farlo quando si parlava delle infiltrazioni dell’islamismo più estremo nelle zone del Nord Mali e del Niger, nell’appuntamento Al Qaeda & Co., e delle relative mosse che l’occidente, ma non solo dovrà decidere con accuratezza perché il rischio è quello di una destabilizzazione con effetto domino in mezzo mondo.

Ci ho provato quando si è parlato di Welfare e crisi economica, in un confronto tra Italia, Danimarca e Germina dove la prima non ne è uscita benissimo. Ci ho provato pure durante l’ultimo dibattito, quello sulle presidenziali americane.

Ma il risultato era sempre il medesimo: per ogni tweet fatto perdevo altre dieci cose fondamentali del discorso. E se il tema verte su terrorismo ed equilibri geopolitici africani, su economia europea, crisi e strategie di Welfare o sulle presidenziali americane allora di quelle dieci cose che perdi nove sono certo fondamentali alla comprensione finale.

E come dice David Randall: Se l’ editore mi obbliga a 40 tweet durante un match cosa vedo della partita? È la giusta copertura? (ps: per paradosso l’ho letto su twitter proprio mentre twittavo uno dei “match”)

Io credo di no. Almeno dal punto di vista di chi deve appunto coprire l’evento, e magari successivamente raccontarlo. Se non altro per il fatto che stai tutto il tempo piegato sul tuo tablet o lo smartphone a twittare cercando di carpire i momenti clou. Il risultato però è che finisci per perdere alla fine (oltre che l’evento davanti a te che non vedi o quasi) il complesso, la sostanza. Rimarranno poi sul banco 20 citazioni ad effetto ma l’inevitabile impossibilità ad assimilare le informazioni contestuali sull’argomento. Insomma, hai le vetrate colorate ma non ricordi nulla dell’interno della chiesa.

Certo, da un live twitting possono nascere spunti, stimoli e pure dibattiti, ma io credo che a determinarne la reale funzione di cronaca e praticabilità e l’eventuale riuscita entrino poi in gioco fattori come il tema, il contesto e la selezione del contenuto che però spesso è dettata dall’urgenza del momento e che quindi rischia di lasciare indietro molte cose.

Ma questa è la mia visione. C’è sicuramente chi sul live twitting la pensa in maniera diversa. Ho trovato ad esempio questo post (datato 2010) del buon Fabio Lalli che invece del Live Twitting parla positivamente. Lo linko quindi come contraddittorio alle mie parole. E voi? Cosa ne pensate?

(photo credit: Emanuela Carabelli)

One thought on “Dopo #inf12 qualche mio dubbio sul live twitting

  1. Ciao Matteo, mi allineo al tuo pensiero. Andrò controcorrente (ma poco me ne cale :-D), il live tweeting è applicabile solo a determinati contesti, e peraltro non sempre necessario. Spesso e volentieri è un mezzo usato da alcuni non tanto per comunicare contenuto, quanto perché o è di moda, o si vuole segnalare la propria presenza agli eventi di settore, perché fa tanto.. PR!

    Se un argomento è di mio interesse e voglio approfondirlo, preferisco di gran lunga un blog post dove ho la possibilità di scrivere, o leggere, ciò che mi interessa, con cognizione di causa, senza la schizofrenia dei 140 caratteri. Quotare un paio di citazioni è ok, il twittare compulsivo fine a se stesso, no proprio!

    Tant’é. Questione di relazioni. E di opportunità delle relazioni.

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