Il Castello

Quest’estate non avevo previsto vacanze, non secondo i piani, ma poi ho finito per concedermi tre giorni nella Liguria che amo tanto. Sono stato a Riomaggiore. Per chi non la conoscesse, è una piccolissima cittadina  di poco più di un migliaio di abitanti che si distende come una lingua in cerca d’acqua tra il monte lungo il quale discende e il mare sul quale si appoggia quasi a volersi immergere. Le case sono quelle dai tipici colori liguri nelle forme simili a torri, una attaccata all’altra, una sovrapposta all’altra in un gioco perfetto di incastri e di spazi. Sotto di loro, soprattutto avvicinandosi alla zona della marina, corrono brevi passaggi cuniculari bui e umidi ma dal certo fascino. Ogni portone è un passaggio magico varcato il quale si può, a seconda dei casi, salire o scendere scale che ti portano da un punto all’altro. In mezzo al paese il carruggio brulicante di gente, che lo attraversa come una vena che pompa sangue. Zero auto o quasi. Io ero alloggiato nel punto più alto del paese. Per raggiungerlo un’infinita serie di scalini che si arrotolano attorno a caseggiati, orticelli terrazzati e belvedere.  Ecco, quando ero li ho pensato che se fossi stato un bambino avrei immaginato questo posto come un tutt’uno, un grande castello arroccato sul mare, come quello delle favole. Da questa breve vacanza sono tornato con un livido e una sbucciatura sul ginocchio, come quando avevo cinque anni. Me lo sono sono procurato arrampicandomi su un muretto. Forse è stato il ludico fascino da castello.

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