Non solo samba nel Brasile dei Sem Terra

Oltre 10mila persone del Movimento Sem Terra provenienti da 23 stati del Brasile ogni anno, il 17 aprile, percorrono i 300 chilometri della Marcia Nazionale per la Riforma Agraria che separano Goiânia (capitale dello stato del Goiás) da Brasilia. L’obiettivo è quello richiamare l’attenzione della società brasiliana sulla riforma agraria.

photo: Epitácio Pessoa/Agência Estado (fonte foto http://noticias.r7.com)

Secondo le stime internazionali, il Brasile è il secondo peggior distributore di terre al mondo: l’1% dei proprietari terrieri detiene il 47% di tutte le terre agricole del Paese e il 60% di questi latifondi è improduttivo. Allo stesso tempo quasi 5milioni di contadini non hanno accesso alla terra, nonostante la nuova Costituzione brasiliana, promulgata nel 1988, preveda l’uso sociale della terra. Questa clausola permette alle organizzazioni contadine di far pressioni sul governo affinchè espropri i latifondi inutilizzati e redistribuisca i terreni.

Il soggetto più attivo in questa lotta per la giustizia sociale nelle campagne è il Movimiento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST) che nasce con le prime lotte contadine alla fine degli anni ’70 , ma ufficialmente viene costituito solo nel gennaio 1984. L’MST è una forma di organizzazione sociale dei Senza Terra che spesso sono costretti a lavorare come mezzadri in campi appartenenti ad altri; è composto da contadini che hanno percepito che avendo un pezzo di terra proprio avrebbero l’opportunità di liberarsi dallo sfruttamento dei latifondisti ed organizzare la propria vita e quella della propria famiglia per poter progredire e avere i servizi minimi per una vita dignitosa. Gli obiettivi dei Sem Terra sono la riforma agraria, la giustizia sociale e l’istruzione dei lavoratori rurali.

Il primo fattore che portò alla nascita nel movimento fu che l’alternativa presentata dal sistema economico, ovvero l’emigrazione verso la città, non era più una soluzione valida anche a causa della crisi che negli anni ’80 colpiva l’industria e che quindi non garantiva nessuna sicurezza di impiego. In secondo luogo il lavoro pastorale sviluppato dalla Chiesa Cattolica incitava il ceto contadino a prendere coscienza della propria condizione di sfruttamento; non meno importante fu l’influenza del nuovo sindacalismo rurale e il processo di lotta per la democratizzazione del Paese contro la dittatura militare. Così, partendo dai villaggi e dalle comunità rurali, l’ MST iniziò a riunirsi (clandestinamente) discutendo dell’iniqua distribuzione delle terre e, avendo una visione delle cause dei propri problemi, i contadini incominciarono a organizzare manifestazioni pubbliche a favore della riforma agraria, assemblee di massa, cortei ed occupazione delle terre incolte. Si parla di riforma agraria per economizzare le parole. Bisognerebbe dire: riforma della struttura agraria. E’ necessario redistribuire la proprietà della terra attraverso leggi adeguate. Dall’altro lato è auspicabile anche riformare le istituzioni, le relazioni economiche, sociali e di potere che deriverebbero da questa redistribuzione attraverso programmi promossi dallo Stato.

Il principale difetto della struttura agraria brasiliana è che rappresenta una vera e propria macchina che genera povertà: tutti i programmi attivati con la finalità di risollevare i ceti più emarginati si fermano di fronte all’ostacolo principale determinato dalla concentrazione delle ricchezze; i programmi di sviluppo rurale integrato, che hanno assorbito un’enorme quantità di finanziamenti (soprattutto prestiti della Banca Mondiale) si sono dimostrati fallimentari perché i soldi destinati direttamente alla popolazione indigente sono stati trasferiti ai grandi operatori del settore agricolo.

Migliaia di Sem Terra scendono nelle strade del Brasile il 17 di aprile di ogni anno e si mettono in marcia verso la capitale manifestando a favore di una riforma agraria e contro una politica incoerente come fu quella dell’ex gonverno Lula, il presidente operaio, incapace di mantenere le promesse più basilari. La marcia si trasforma in un percorso intellettuale oltre che fisico: durante il cammino la gente, soprattutto i giovani, scambia idee e parla di discriminazione e di politica, di soluzioni ipotizzabili e auspicabili per il futuro. Per i Sem Terra il 17 aprile è una data simbolica: lo stesso giorno, nel 1996, a Eldorado de Carajas nello stato di Parà, 19 contadini senza terra vennero massacrati dalla polizia durante una manifestazione pacifica. Per questo motivo i Sem Terra hanno indetto per questa data la Giornata Internazionale della Lotta Contadina.

I ‘poveri del campo’ continuano ad essere oggetto di violenza da parte dei proprietari terrieri che hanno creato delle squadre armate private, le security companies, che sempre più spesso entrano in azione contro le personalità considerate scomode del MST.

Ma se il governo e le istituzioni sembrano sordi alle proteste e impassibili di fronte alle manifestazioni di massa, la solidarietà internazionale non si dimentica dei contadini brasiliani: con lo scopo di creare consapevolezza, la Global Exchange ha promosso una serie di incontri di informazione e sensibilizzazione in 11 tra le più importanti città degli Stati Uniti con il rappresentante del Movimento Sem Terra, che ha parlato nelle università e nelle comunità locali. Nel contesto brasiliano è invece la Chiesa Cattolica a difendere a spada tratta le ragioni e le iniziative del MST. La Pastorale della Terra è infatti da sempre vicina e presente nelle cause dei contadini più poveri.

Questa è solo una delle tante sfaccettature contrastanti del Brasile di Dilma Rousseff, succeduta nel 2010 a Lula alla guida del Paese. E’ quella parte di Brasile lontana dagli echi del carnevale e dai magnifici scenari dell’oceano che suscitano lo stupore dei turisti.

Emanuela Carabelli
@Erbagrama on Twitter

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