Paywall: si… può… fare!!!

Si può fareeeeeee!! Scusate, non ho resistito alla tentazione della citazione, però in sostanza è quello che devono aver gridato quelli del New York Times quando hanno raggiunto i quasi 500.000 abbonati alla testata nella sua versione online, dopo un anno dall’introduazione del Paywall. A giudicare da quanto riportato dall’articolo del Corriere.it la strada intrapresa dal NYT (ma non è il solo) sembra incoraggiante, tanto che da aprile si tenterà l’ulteriore mossa di portare da 20 a 10 il numero di articoli fruibili gratuitamente. Superata la soglia verrà chiesto al lettore di sottoscrivere l’abbonamento. Certo, per fare si che il lettore sborsi dei soldi è necessario mettere sul piatto dei contenuti di valore, altrimenti il tutto rischia di provocare un clamoroso buco nel’acqua. Dopo tutto un buon contenuto di valore è giusto che sia retribuito. Anche perché per ottenerlo sono necessari lavoro, tempo e soprattutto professionalità. Insomma, come ricordava il Financial Times il giornalismo di qualità richiede invistimenti (vedi a proposito il post di Luca Conti). New York Times ha cercato di differenziare articolando intelligentemente l’offerta anche a seconda del tipo di device utilizzato per accedere al contenuto:

gli utenti avranno a disposizione una gamma di offerte legate ai dispositivi di lettura. Dai 15 dollari al mese con le app su smartphone ai 20 dollari con le app su tablet, mentre la provenienza da un social network rende aggirabile la soglia (questa clausola è rivolta al lettore casuale).” (fonte corriere.it)

Come ricorda il Corriere, il primo ad orientarsi verso l’informazione online a pagamento era stato Rupert Murdoch. Sicuramente da qui e andando verso il futuro vedremo altri esperimenti. Una strada definitiva in questo senso ancora non è stata trovata. In Italia poi se ne discute da parecchio, ma a mio parere manca ancora l’ingrediente fondamentale per abbozzare anche solo vagamente ipotesi del genere: i contenuti di valore sui quotidiani online. Chi leggerà vedrà, è il caso di dire.

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