Costretti al ritorno: quando la crisi ti riporta al via


Una panchina alla stazione delle corriere, una sigaretta offerta, una chiacchierata che nasce spontanea sulle difficoltà del momento, la crisi e le incertezze del domani. Una storia semplice, come tante, quella che mi sono trovato davanti. E nella facile semplicità con cui le incontri sta tutto il dramma.

Quello che segue è un post scritto per Intervistato.com

Sono seduto su di panchina lungo la corsia 4 della stazione delle corriere di Modena. La 4 è quella che riceve la linea extraurbana 500 Carpi-Modena su cui solitamente sale un crogiolo di umanità che nemmeno Babele. Ci si avvicina a mezzogiorno e la giornata è forse la prima tiepidamente scaldata dal sole. Me ne sto seduto li a fissare l’allegro saltellare della  prima generazione di nuovi Italiani, la musica nelle orecchie, quando davanti agli occhi mi si para una mano che regge un pacchetto di Winston blue ancora pieno. Una sigaretta è leggermente fuori dai bordi e mi viene offerta. La estraggo ancora prima di individuare la faccia a cui appartiene quella mano.

La infilo in bocca e alzo lo sguardo: è un ragazzo sulla trentina, jeans bassi al cavallo, una felpa stile street-skate, occhiali da sole e una piccola borchia all’orecchio. L’alito emana odore d’alcol quando manca ancora un quarto alla mezza. Nell’altra mano tiene una lattina di weiss. Tolgo gli auricolari, ringrazio e accendo la sigaretta quasi all’unisono con lui. Lo sento che borbotta qualcosa tra lui e lui, interrotto da un singhiozzo. Nella mano ora tiene un foglio di carta piegato in due su cui istericamente scrive numeri che ricopia dal cellulare appoggiato sulla panchina. Lo osservo con discrezione. Il singhiozzo si rivela essere un pianto malamente smorzato. Prende il cellulare e comincia a comporre un numero. Non ho capito perché se li ricopia e poi li compone quando potrebbe chiamarli direttamente, ma non indago… [continua qui su intervistato.com]

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