Era quasi come stare dentro un “Garage”

Mercoledì scorso sono andato a Milano per l’#iddrink di indigeni digitali. L’occasione si prestava per un secondo incontro con Jacopo Paoletti e Maria Petrescu per confrontarci su alcuni punti aperti proprio al precedente IdDrink, sempre a Milano. Maria la conosco ormai dal 2008, dove il primo incontro era avvenuto al WordCamp che si era tenuto proprio quell’anno, sempre all’ombra della Madonnina. Con Jacopo invece sono entrato in contatto al primo aperitivo Milanese di Indigeni e dopo 20 minuti di chiacchierata ci eravamo già intesi alla grande. Ma facciamo un passo indietro: qualche settimana prima dell’aperitivo Maria mi aveva contattato per tastare il terreno. Cosa ne pensi del progetto Intervistato.com, mi aveva chiesto. Siccome la mia risposta era stata postiva mi ha proposto di collaborare. Ho accettato, ma a condizione di incontrarci vis-à-vis tutti e tre prima di lanciarmi a pieno regime nelle danze, e quel primo aperitivo di Indigeni si è prestato come location perfetta per il rendez-vous. Mercoledì poi, come scrivevo all’inizio del post, sono tornato a Milano in occasione di questo secondo incontro di ID. Con Jacopo e Maria siamo rimasti che poi quella notte mi sarei fermato da loro a dormire, così nel dopo serata avremmo potuto sfruttare un paio d’ore ancora per confrontarci davanti ad un bicchierozzo di vino. Il problema è che poi non puoi prevedere quando e se scoppierà il big bang, o si aprirà il think tank cazzi e mazzi. Morale, alle cinque di giovedì mattina eravamo ancora in piedi, lucidi, a buttare sul piatto idee, opinioni, punti di vista, progetti. Ad ogni idea proposta da uno ne seguivano altre due degli altri che andavano a implementare, espandere, ottimizzare la prima. Qualcuno forse lo definirà processo creativo, io non lo. Quello che so è che è stato assai proficuo. Dopo cinque ore avevamo gettato sul fuoco talmente tanta carne così succulenta che a quel punto non era più pensabile un mio rientro a Modena. Così è finita che mi hanno proposto di fermarmi fino a venerdì , ma poi il giovedì è successa la stessa cosa e ci siam ritrovati ancora che erano le cinque di mattina a elaborare, ideare, sviluppare, proiettare. Arrivato il venerdì abbiamo deciso di comune accordo che mi sarei dovuto accampare li fino al lunedì e non se ne parlasse più, e così è stato. Durante una delle call su skype, avvenute durante la mia permanenza, Jacopo ad un certo punto ha detto al suo intelocutore: “ma questa casa è già come la California”. Certo, fuori c’era la neve e la temperatura non era la stessa che potrebbe offrire la costa californiana bagnata dal pacifico, ma in fondo c’erano le idee e la frenesia eccitante che le accompagna e alla fine, durante quei giorni, in quella casa, era quasi come stare dentro un “Garage”.

(fonte foto: Gizmodo)

(ps: ok, forse non proprio quel Garage della foto, ecco 😉 )

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