Razzisti per caso

Anni fa conobbi un ragazzo, mio coetaneo. Uno che tra la folla sarebbe passato inosservato, nel suo look e nei suo modi assolutamente morigerati. Una persona anche piacevole con cui intrattenere una conversazione.

Il giorno in cui, non mi ricordo per quale connessione, si entrò nell’argomento di alcuni fatti di Lampedusa mi si mostrò davanti improvvisamente cambiato. Il suo berciare sciovinista e aggressivo rigurgitò fuori come uno di quei lunghi tuoni primaverili, di quelli che si caricano in potenza e scaricano man mano che l’onda sonora raggiunge le tue orecchie, lasciando dietro il loro passaggio la danza inaspettata di vetri apparentemente troppo rigidi per regge l’urto della propagazione. Era una cattiveria violenta e cieca che non badava alla segnaletica della logica. Ricordo che rimanemmo tutti zitti, paralizzati nell’incapacità di evitare quella bordata di parole che ci veniva addosso. Poi tornò di colpo la quiete, così come era scomparsa. Chiesi allora titubante per paura di un’altra bordata, questa volta prettamente fisica e diretta alla mia mascella, il perché. Solo quello, perché? Nuovamente ricomposto, con la pacatezza che lo aveva sempre contraddistinto fino a pochi minuti prima rispose che l’amico del padre era stato derubato in casa da non si sa bene chi. Disse slavi, disse negri, disse più o meno confusamente tutti e nessuno. Disse anche che con papà suo aveva poi parlato dell’episodio, che lui (il padre) diceva basta ascoltare la tv, ma non li vedi quanti sono, e una serie di quelle dicerie tanto leggendarie da far sbiardire coccodrilli nelle fogne, gremlin, uomini falena e compagnoni urbani. Il padre lo aveva anche portato a cena dall’amico derubato che adesso voleva armarsi, per difesa diceva lui (poi non ho mai saputo se l’abbia fatto). Faceva discorsi poggiati sulla sabbia bagnata della battigia. Parlava di emarginare, isolare, espellere, per riportare con clemenza nei suoi confronti una versione epurata di quello sproloquio. Poi a firmare in calce aggiunse: mi sono riscoperto razzista, per caso, e va bene così. Dopo quel giorno non l’ho più rivisto ne sentito, anche per questione geografica.

Anni fa pensavo di aver conosciuto un ragazzo, ma quell’idea si è dissolta come l’acqua marina sulla riva, dopo che l’onda si è ritirata. E va bene così.

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