Una giornata perfetta, o quasi

Ieri è stata una giornata perfetta nella sua sequenza di eventi, condita anche da quel briciolo di tensione che l’ha accompagnata fino alle 21:40 circa, quando finalmente è giunto l’annuncio definitivo: Silvio Berlusconi si è dimesso!

E’ stata perfetta nel popolo che sulle piazze, reali e virtuali, l’ha seguita fino all’ultimo secondo -come si accompagna l’indesiderato fino alle mura della città, per sicurezza- scoppiando in una ola esultante, non tanto per partigianeria politica, come si ostina a scrivere sempre qualcuno, ma per il rigurgito troppo a lungo trattenuto di una diginità soffocata. Non era la sinistra che diceva ciao a Silvio, ma il paese che finalmente si è sentito libero da un bavaglio.

E’ stata perfetta nella sua soluzione, perché non poteva essere altrimenti, rischio il collasso. Perfetta perché indotta da una beffa, dopo anni di beffe al paese. Quello stesso mercato a cui Berlusconi ci avrebbe voluto votati lo ha espulso, come un organismo espelle un elemento non più funzionale al suo buon funzionamento.

E’ stata perfetta fino a quando, attorno alle 22:15 Bersani e la sinistra hanno perso l’unica occasione, tra tante in cui avrebbero potuto dovuto parlare, per stare zitti. E invece è toccato leggere quanto il leader del PD non è riuscito a trattenere: “E’ il Pd che l’ha mandato a casa”.

Alla fine è stata una giornata perfetta, o quasi.

 

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