#nofreejobs: lavorare gratis non nobilita nessuno

Il problema del lavoro in Italia è serio, di quello giovanile poi non ne parliamo. Un problema che va inevitabilmente di pari passo con le abberranti manovre in campo di riforme dell’istruzione in tutti i suoi livelli. Consideriamo poi che la situazione non prende solo il nostro paese, un malcontento molto diffuso ha attraversato e attraversa l’Europa e non solo, portando la protesta dei giovani nelle piazze reali e in quelle virtuali. E’ un sistema che non favorisce le nuove generazioni nel mondo del lavoro, ma anzi ci incolonna in fila al casello per l’ingresso del nostro futuro. Persino un sindacato come la CGIL si è resa conto solo da poco, svegliandosi con un certo ritardo, che forse sarebbe il caso di estendere una tutela più concreta nei confronti di quel mondo lavorativo giovanile e degli atipici che oggi subisce e quand’anche volesse reagire gli strumenti poi mancano. Al festival di Internazionale la Camusso diceva:

«È chiaro che abbiamo sbagliato qualcosa, se gran parte del lavoro oggi è precario. Per anni l’obiettivo del sindacato è stato abolire la legge 30 del 2003. Invece, forse, avremmo dovuto pensare a contrattualizzare chi aveva una forma di lavoro flessibile. Abbiamo pensato: risponderemo loro quando cancelleremo la legge. Ma intanto il tempo è passato, i precari sono aumentati, e non si è fatto che dare risposta ai soliti».

Qui l’articolo completo

E allora l’esasperazione sale e la voglia di reagire anche, e dire basta e denunciare, raccontare rimane al momento forse una delle poche armi a nostra disposizione, e il web è in questo senso un buon mezzo. In questa contesto è partito il rumore creato  su twitter dall’hashtag #nofreejobs (che ha anche due account di riferimento nati poco dopo su twitter e su facebook) che invita tutti gli utenti a raccontare denunciare tutte quelle offerte ed esperienze lavorative che sorpassano il limite dell’umiliante, e che a sua volta è stato innescato dalla scintilla di questo post su wikiculture dove veniva denunciata una proposta di lavoro (legata al mondo del web) a dir poco sconcertante.

Ora per esperienza diretta, legata al lavoro sul mondo del web, potrei stare qui a raccontarvi parecchie “proposte” di lavoro che prevedevano sempre i famosi impegno, coerenza, determinazione ma mai un euro o poco più. Come se, faccio un esempio, una gestione dei social media, la stesura di articoli per il tuo blog, la creazione di una community o semplicemente il network di contatti e relazioni sulla rete che ti porti dietro e che hai costruito meticolosamente in anni fossero cose da poco, da tempo perso, quasi un hobby, che tanto lo fai già per i fatti tuoi e cosa vuoi che sia? E qui mi torna in mente il post di Federica Piersimoni sul valore del blogger, che magari non c’entra nulla ma anche si.

Eppure, lo ammetto, soprattuto all’inzio -che io a lavorare nel web ci son finto per caso- m’è capitato di accettare in virtù di quella retorica alla gavetta, che se non ti sbatti magari anche a gratis poi nessuno ti apre le porte. Il problema è che dopo che ti sei sbattuto anche a gratis le porte rimangono chiuse, semplicemente perché c’è un altro dietro di te che volente o nolente è disposto a farlo gratis. In un certo senso è un cane che si morde la coda, che noi stessi spesso abbiamo alimentato non potendo fare altro, e non solo nel campo del web (che tante volte non sento preso sul serio) o dei knowledge workers che è una categoria che prima o poi dovrà essere presa in considerazione inevitabilmente e di cui molti di noi a mio parere fanno parte ( qui vi rimando al sito knowledgeworkers.it e al manifesto)

Due esempi diretti: parlando con un’amica che faceva lo stage e si lamentava, giustamente, d’essere schiavizzata e non retribuita mi è sorta spontanea una domanda e le ho chiesto banalmente perché lo avesse fatto. La sua risposta è stata giustamente che quella era esperienza e che ad ogni modo se lei non avesse accettato qualcun’altro avrebbe preso il suo post non pagato soffiandoglielo. Il meccanismo appare perverso, ma assolutamente proficuo per i datori di lavoro. Manovalanza gratis, zero spese e ricambio veloce senza dover dare garanzia di assunzione. Vittoria al Lotto!

Altra amica, altro esempio: questa si ritrova con contratto a progetto di prova o qualcosa di simile (roba di pochi mesi comunque) ma sotto scadenza e in attesa di un possibile rinnovo, presso una multinazionale. C’è uno sciopero dei lavoratori di quello stabilimento ma loro, quelli con contratto a termine non vengono nemmeno avvisati dalla circolare. In ogni caso chi ne viene a conoscenza è messo davanti alla realtà che suona più o meno così: occhio, il tuo contratto scade, a breve la valutazione per il rinnovo quindi pondera bene le tue mosse. Si chiama ricatto, eppure non sono casi isolati.

Dagli stage schiavisti a certe tipologie di contratti che sono catene al piede senza garanzia alcuna c’è un sommerso di storie criminali ai danni dei giovani che piegano la testa e arrivano spesso ad azzuffarsi per un posto, gratis, costretti ad un lavoro precario, che fa venire i brividi. Ma dopo tutto basta ricordarsi, a proposito di lavoro precario, quanto diceva a Klouscondicio l’onorevole Straquadanio per capire la logica perversa di questo paese e della sua classe dirigente.

Morale, bisogna continuare a tenere la lente puntata su questo che a chi non lo vive può sembrare un problema mentre a quelli che ci sono in mezzo appare come l’ennesima sonora presa per il culo.

E ricordate che lavorare gratis non nobilita nessuno, nemmeno voi stessi.

Insomma: siate folli, siate affamati ma non siate fessi!

UPDATE: leggi sull’argomento anche l’articolo di Wired

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