Se la rete è impantanata

Nella sua annuale relazione al parlamento Corrado Calabrò ha tra le altre cose parlato di Rete. All’indomani del risultato sui referendum che ha visto proprio la rete come ammiraglia dell’informazione sul voto si sottolinea l’importanza del mezzo e di conseguenza non si può fare a meno di evidenziarne anche la catastrofica situazione: la penetrazione della banda larga verso le utenze fisse è inferiore al 50%. D’altro canto siamo tra i primi usufruitori di social network, Facebook la fa da padrone, il problema è che pare la maggioranza degli utenti non esca da li. Calbrò ha inoltre detto che investire sulla rete e sulle telecomunicazioni “può essere un volano allo sviluppo”, perché ora “siamo sull’orlo della retrocessione in serie B” e ancora “Internet in Italia è impantanata”.

Alcuni dati dicono cheDestinare anche solo 80 MhZ alla banda larga mobile comporterebbe per l’Italia creazione di valore tra 11 e 19,6 miliardi. Ogni 10% di diffusione della banda larga vale un punto di pil e 30 miliardi l’anno di risparmi. Investire nelle tlc non e’ una opportunita’, e’ di vitale importanza per il futuro del paese”, un paese che stando ai dati pone ancora Internet al terzo posto nella classifica dell’informazione con un 20%, preceduto dai quotidiani al 61% e dalla Televisione che detiene ancora con il 90% il primato.

La parola d’ordine deve allora essere “pluralismo multimediale”.

Chi vive la rete attivamente e quotidianamente lo va dicendo da anni e da anni ne discute. Nessuna novità insomma sotto il sole, solo i soliti problemi ribaditi di anno in anno.

Che investire sulle infrastrutture rendere una realtà la penetrazione della banda larga nel paese sia un vantaggio non è un segreto, ma questo ad oggi evidentemente non è bastato a imprimere una spinta decisa.

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Un pensiero su “Se la rete è impantanata

  1. rob ha detto:

    Purtroppo penso che il discorso sia abbastanza lungo, ho paura che il colpevole di questo come di altri problemi del paese sia il ritardo culturale la cui colpa è da attribuire a vari fattori. Ricordo che tempo fa vidi un dibattito televisivo che vedeva Nanni Moretti e Mario Monicelli parlare di cinema, mentre in studio un pubblico giovane poneva domande interessanti. Possiamo chiederci cosa sia successo da allora, cosa abbia peggiorato le cose, ma penso che invece dovremmo analizzare dagli anni del dopo guerra a quelli della rivoluzione fallita del ’68 per cercare di trovare il motivo che ha scatenato una frustrazione italiana che ha trasformato questo paese in una fogna a cielo aperto.

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