Juke Box elettorale

Alla fine possiamo dire che in questa campagna elettorale per la poltrona di sindaco di Milano se le son suonate e se le suoneranno, metaforicamente e non. Tra insulti, botte, rincorse al concerto più grande, defezioni musicali dell’ultimo momento, collaboratori da Bar, Roxy, ma pur sempre Bar, furti d’auto, squadristi, duelli all’ultimo sangue, hashtag, tormentoni, inqusizioni, magistrati, deuputati, gioiellieri, leghisti, centri sociali, web e non web è successo di tutto ed è stato detto di tutto tranne, forse, quello che poi alla fine andava detto: cosa ne sarà di Milano? Indipendentemente da chi la spunterà tra domenica e lunedì, ad oggi chi ha già vinto sono i media (di tutti i generi) che hanno gongolato e mangiato sulla enorme quantità di materiale più o meno faceto prodotto dai due candidati e dalle loro corti. Per chi invece andrà a votare non resterà che aspettare il verdetto e sperare di averla azzeccata. Fare tredici alla schedina del totocalcio è molto difficile, ma farlo con quella elettorale da qualche anno a questa parte lo è ancora di più.

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