Conduction: dipingere la musica tra jazz, improvvisazione e contaminazioni

Premessa per i lettori: questo lungo post parla di musica, di jazz, di contaminazioni, di amore per l’arte, di studio, di giovani promesse e talenti. Riporta quindi le parole e le immagini frutto di sudore, tempo, studio, cultura, delusioni, tentativi, fallimenti e ancora tentativi, di passione, che io ho avuto il piacere di veder nascere e seguire in tutto il percorso, percorso che mi auguro sia ancora lungo, prima di tutto perché riguarda un carissimo amico, uno di quelli che ci sono sempre (nonostante adesso sia a studiare a Rotterdam, musica ovviamente), e in secondo luogo perché dimostra come, nonostante tutto, l’Italia possa offrire tantissimo, anche a livello artistico. E’ un percorso come ce ne sono tanti nel nostro paese, nonostante si tenti, si voglia in ragione di chissà quale folle idea, tagliare i fondi all’arte e alla cultura.


Qualche tempo fa, a Modena, andò in scena la performance di un carissimo amico e bravissimo musicista, Luca Perciballi, con la collaborazione dietro la tela e con i pennelli in mano di Mattia Scappini, altro amico e giovane artista. Oggi mi è stato mostrato il video che ripropone i momenti di quell’esibizione, che per l’occasione si contaminava tra musica, pittura e reading.  Il termine esatto di questa forma musicale è Conduction. La Paternità va attribuita ad un musicista e jazzista americano, Butch Morris che della forma conduction ha fatto la sua arte.

Riprendo da un vecchio articolo apparso su Jazzitalia:

Giunto alla sua 180a conduction, presentata all’edizione 2008 del festival di Sant’Anna Arresi dopo un workshop orchestrale di una decina di giorni,Lawrence Douglas Butch Morris (classe 1947), dimostra di essere un artista mai pago dei propri progetti. Compositore sempre in continua evoluzione, perennemente teso alla destrutturazione delle proprie espressioni concettuali, Morris spazia dall’elettronica ai medium & large ensemble rappresentando di fatto un caso a se stante nell’attuale corso dell’avanguardia statunitense. Trasversalmente originale grazie al suo indiscusso genio compositivo, il Maestro californiano prosegue imperterrito ad alimentare le concezioni migliori del “nostro” jazz contemporaneo. [per approfondire, dopo, continua qui]

Ed è proprio a quel seminario che Luca ha conosciuto ed è diventato allievo del musicista, da cui ha appreso e imparato la conduction, che poi ha cominciato a proporre anche qui da noi.

Personalmente mi è capitato di assistere a tre conduction, compresa quella di cui il video all’inizio ripropone i suoni e le immagini. La cosa migliore che potevo fare era quella di chiedere a lui stesso di spiegare la Conduction e la sua personale visione. Quanto segue è ciò che mi ha risposto, citando anche in qualche passaggio, giustamente, quello che è stato il suo maestro e guida in questo genere, Butch Morris appunto:

Conduction® (interpretazione/improvvisazione diretta)
È la pratica che utilizza un vocabolario di segni e gesti ideografici (istruzioni) per modificare o costruire in tempo reale arrangiamenti o composizioni musicali.
Le istruzioni attivate danno la possibilità di alterare o dettare istantaneamente armonia, melodia, ritmo, articolazione o fraseggio, grazie alla manipolazione di altezza, intensità, timbro, tessitura, durata ed ordine.
In tal modo il vocabolario della “Conduction” risulta funzionale all’interno di qualsiasi forma, stile e tradizione musicale, e può essere impiegato come un ampliamento della direzione d’orchestra tradizionale.

Per quale ragione dovremmo perpetuare le differenze tra scrittura musicale e improvvisazione?
A quale scopo facciamo musica in modi che ci appaiono chiaramente ancorati alla tradizione?
La Conduction è una risposta a queste domande. Ed è una risposta dettata tanto dalla considerazione che nutro per le forme consolidate, quanto dalla volontà di ampliare le potenzialità che sono a nostra disposizione: valorizzare la competenza musicale, scoprire struttura e sostanza durante l’esecuzione, sviluppare una logica sociale basata su nuove reciprocità tra il direttore e l’ensemble, tra lo strumentista e il direttore, tra lo strumentista ed il compositore, ed infine tra il compositore ed il pubblico che entra a far parte di questo incontro.

Processo di trasmissione che si basa su forme di interpretazione ed elaborazione, variazione, trasformazione e rivelazione, la Conduction diventa uno strumento di ricerca, che investe sia l’essenza che l’esperienza. In termini funzionali: la scrittura musicale simboleggia la musica, e la Conduction simboleggia la scrittura, ma con una differenza. La Conduction non ‘esprime’ con la stessa precisione che ci aspettiamo da una formazione che interpreta una partitura. Se accettiamo il fatto che il concetto stesso di “precisione” poggia le sue radici in questa o in quest’altra cultura, comprendiamo che la precisione non deve necessariamente determinare cosa “vale” in una data tradizione a scapito di altre possibilità. La Conduction amplia il concetto di interpretazione verso la percezione collettiva.
Per questo la Conduction è un sistema simbolico che si offre a qualsiasi musicista lo voglia accogliere; un simbolismo capace di rispondere ad esigenze personali costruendo e deconstruendo in tempo reale; uno strumento di interpretazione alimentato dall’immediatezza della funzionalità; un’incredibile piattaforma da cui affrontare i limiti della comprensione, ed una rivalorizzazione del virtuosismo.
Ed è sicuramente una fonte che ispira l’ensemble a diventare un organismo vivente, capace di assumere nuove forme e di rivelare nuove espressività.

Per ottenere questi vantaggi, i musicisti si preparano ad un diverso modo di pensare, lavorare, e conoscere. E proprio come in qualsiasi altra disciplina, vi sono dei parametri. Il musicista impara il vocabolario di Conduction sin dalle prime “reazioni” durante prove o seminari, nei quali osserva la coerenza che può avere una data risposta e prende coscienza del carattere di necessità della musica che sta costruendo assieme al direttore-compositore. Si tratta di una necessità intimamente legata al gruppo che partecipa all’atto della Conduction, un privilegio che il gruppo scopre e con cui lavora.
Una condizione di rischio, la quintessenza dell’immediatezza e dell’abilità, un passo in avanti verso l’evoluzione della musica che ogni musicista può portare in sé, incorporandolo… La Conduction è fatta di interazioni complesse, in equilibrio nell’evento in divenire.

Sia nella pratica musicale che nella storia, come sappiamo, si è venuta a creare una netta dicotomia: da una parte musicisti e comunità di musicisti uniti dalla scrittura, e dall’altra musicisti e comunità di musicisti uniti dall’improvvisazione. Eppure si tratta di un continuum tra due estremi, e tra essi uno spazio in cui si rivela la potenzialità di una nuova linfa vitale, di una vasta sfera espressiva ancora inesplorata, e in cui si annidano idee e ideali che contribuiranno al continuum del canone musicale.
Che cosa accade infatti a scrittura ed improvvisazione quando sono poste in relazione dalla Conduction? Il nesso creato tra questi due poli mi sembra interessante: perchè permette di individuare, accogliere e sfruttare i punti deboli e quelli di forza di entrambe, e, al tempo stesso, di individuare le limitazioni intrinseche ad entrambe.

La Conduction è trasmissione, comunicazione, espressione; è un terreno condiviso dove coabitano culture e stili di ogni tipo, non solo in virtú delle loro specificità, ma anche per il modo in cui ognuno di essi contribuisce, all’interno di un gruppo, a definire l’unicità di un incontro. Su un piano piú personale ed intimo, la Conduction comporta una professionalità (musicale) aperta a nuovi criteri e nuove abilità.

I principi su cui poggia la Conduction incoraggiano, esaltano e risvegliano in ciascun musicista una riflessione analitica sul proprio vissuto, sul proprio bagaglio di conoscenze, intelligenza, esperienza, istinto, intuito, espressione, volontà e fantasia; un processo che è anche un requisito essenziale quando si partecipa ad una Conduction.
Il vocabolario della Conduction è costituito da informazioni simboliche (istruzioni: segni e gesti) che veicolano definizioni e significati ai musicisti, sollecitandoli sul piano concreto della comprensione e della realizzazione. Esso fornisce la precisione e la concentrazione necessarie ad orientarsi nel vasto territorio della musica.

Nella Conduction, arte compositiva e immediatezza esecutiva si fanno interdipendenti, mentre il linguaggio musicale nutre ed integra tutti gli idiomi specifici, vernacolari, e tutte le tradizioni disponibili al/nel gruppo.
Ed è la dimensione fisica della Conduction, piuttosto che quella teorica, a incoraggiare (nuovi) sviluppi. La logica dettata dalla circostanza (dalle circostanze) è infatti determinante per cogliere tutte le potenzialità dell’incontro, e delle strutture musicali e sociali che ne scaturiscono.

La Conduction poggia la propria vivacità sul fatto che si avvale dell’intera tavolozza musicale, richiedendo ai musicisti che vi prendono parte di affinare le proprie capacità a prescindere da stili e differenze culturali, estetiche, sociali o formative.

Le soddisfazioni che se ne ricavano, certo, sono accompagnate da altrettante domande; ma la più significativa, mi sembra, è quella che riesce ad aprire dei varchi, sia a livello individuale che collettivo; percorsi prima inesplorati per abitudine o timore. E mi riferisco al fatto che la maggior parte delle tradizioni musicali risulta unicamente concentrata su sé stessa e al timore dei musicisti di compromettere la propria identità: collettiva, di gruppo o personale.

La Conduction, tuttavia, non contesta le forme esistenti, ma cerca piuttosto di valorizzarle ed ampliarle in un piú ampio spettro di possibilità – una capacità di dialogo che si realizza nell’unicità dei momenti e dei movimenti che appaiono e svaniscono.
Al tempo stesso, mettendo da parte tendenze e abitudini ad apprezzare nella musica un elemento piuttosto che un altro, costruiamo uno specchio in cui si riflette la gamma di rapporti che permeano e strutturano la società, e usiamo la musica come strumento per scuoterli e trasformarli; costruiamo una comunità, un microcosmo comunitario che funziona grazie a questo meccanismo dinamico.

La Conduction non è né un metodo né un processo, ma una pratica che si rivela solo nell’esperienza concreta e grazie alle metafore che ne stanno alla base. Un’arena sonora che utilizza tutti gli strumenti a sua disposizione per costruire, decostruire e ricostruire a partire dalle qualità fondamentali di altezza, durata, intensità e timbro. Arricchita da una “dimensione extra”, che porta a confrontarsi e ad agire entro e oltre il territorio, la Conduction risveglia un continuum che vive e prospera nella trasmissione in tempo reale di relazioni e significati: la spontaneità e la precisione che servono per innescare ed alimentare la combustione di ordine e organizzazione all’interno del pensiero musicale.

La pratica della Conduction mi ha orientato e mi ha dato un’occasione unica per osservare l’evoluzione di questa possibilità musicale, affrontando ed apprezzando dall’interno lo spazio intermedio che esiste tra scrittura ed improvviszione, e come musicista ho cercato di affinare quest’idea estendendone il programma all’intera comunità musicale.

Per trovare un terreno comune tra musica per orchestra (scritta) e musica improvvisata credo che si debba ritornare a quelli che sono gli elementi fondamentali, ed individuare ciò che è necessario affinché ‘tutte’ le tradizioni possano coestistere: vale a dire, la possibilità per gli improvvisatori di improvvisare e per gli interpreti di interpretare lo stesso materiale.

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