Couscous e polenta

Oggi sono andato a fare delle commissioni con mia madre, lei doveva fare due giri veloci nella zona in qui ci trovavamo, così ha parcheggiato ed è scesa. Io ho deciso di attenderla in auto. Mentre aspettavo mi sono messo a sfogliare un giornale di qualche giorno fa. C’era un articolo sull’ormai famoso pranzo che avrebbe dovuto sigillare la pace tra Leghisti e romani. In centro alla pagina c’era la foto della Polverini che imbocca Bossi, che tutti siamo stati costretti a vedere. Non è certo l’immagine che verrà annoverata tra quelle che hanno immortalato un momento storico del paese, ma ha il pregio di rappresentare la somma sintesi della politica italiana da qualche decennio a questa parte: dove c’è da mangiare, non importa cosa, noi ci siamo. Mentre sono immerso nella lettura sento bussare al finestrino e una voce che mi dice “hey capo”. Si, sono in zona via Nobili, e quella voce mi è familiare. Non ho ancora girato lo sguardo che so già di chi si tratta: è A., il ragazzo di origine senegalese che gravita da queste parti. Abbasso il finestrino, sono felice di vederlo. E’ parecchi mesi che ormai non lo incrocio. Ne approfitto per chiedergli come va, mi risponde non male, e sorride. Ha riconosciuto la macchina, mi dice, e mia madre che scendeva, ed è venuto a vedere se c’ero per salutarmi. Abbasso ulteriormente il finestrino, sto fumando una sigaretta e gliene allungo una che lui prende e si accende. Tira due forti boccate, si affaccia per un momento verso l’interno dell’abitacolo incuriosito dalla foto e poi esclama: couscous e polenta! Inizialmente non capisco, ma poi continua forse intercettando la mia perplessità. Un giorno, dice, dovranno organizzarne uno a base di couscous e polenta e fare la pace con noi, capo. Gli chiedo se quindi sia a conoscenza della storia, e lui sghignazzando mi risponde che è immigrato irregolare, mica scemo. Ribatto che forse un giorno, ma che non ci speri ne speri che accada troppo presto. Dall’altro lato dell’auto intanto vedo mia madre  che apre lo sportello e sale: ciao mama, ciao capo, alla prossima, esclama lui con quella sua voce dall’accento vagamente francofono, che lascia fuoriuscire da dietro quei denti bianchi come il latte.

Ciao A.!

(foto via la cucina italiana, con annessa ricetta 😉

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