L’immigrato deve chiudere prima?

In questi giorni mi trovavo a Milano, e girando notavo come la maggior parte delle attività commerciali aperte fosse gestita e di proprietà di cittadini immigrati. Se non fosse stato per loro probabilmente in giro si sarebbero viste solo quelle palle di erba secca che rotolano per la strada nel silenzio e nella desolazione più totali. Proprio in argomento di imprese e attività commerciali di cittadini immigrati dell’area Milanese e più in generale lombarda e delle limitazioni sugli orari che comune e regione vorrebbero mettere in atto per questioni di sicurezza interviene oggi sul sito di Internazionale Tito Boeri. E’ sempre la solita questione che gioca probabilmente sulle paure della gente, ma che in fin dei conti mi pare molto ingiustificata. Se l’immigrato potesse votare stai sicuro caro lettore che non starebbero li a inventarsi limitazioni su orari o cose simili.

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2 pensieri su “L’immigrato deve chiudere prima?

  1. Chit ha detto:

    In Italia c’è ormai diffusa ed applicata la cultura della “condanna del diverso”, a prescindere da dove o cosa faccia o pensi di fare qualcosa. Eppure sono quasi sicuro che se certe catene di supermercati facessero la stessa cosa non scatenerebbero queste reazioni…

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