Ciudad Juárez: c’è chi alza la testa

Chi legge Internazionale si è imbattuto sicuramente in inchieste e reportage su Ciudad Juárez, cittadina Messicana di confine con gli Usa e terreno di scontro tra forze federali di sicurezza e Narcos (che qui hanno uno dei loro maggiori punti di passaggio con gli Stati Uniti) che negli ultimi cinque anni ha lasciato a terra quasi 30.000 persone (secondo gli ultimi dati).

(Il video è di Travis Fox, video reporter del Washington Post, qui e qui i video del reportage)

Ciudad Juárez è da molti considerato il posto più pericoloso del Messico e forse del mondo. Ciudad Juárez è anche famosa, purtroppo, per la storia di un massacro di donne. Un femminicidio che va avanti da oltre 14 anni e che conta ormai centinaia di vittime (potete leggerne qui la storia).

Alcuni sostengono che questa strage sia favorita anche dalla presenza di moltissime Maquiladoras, che sono (riprendendo la definizione di wikipedia) stabilimenti industriali posseduti o controllati da soggetti stranieri, in cui avvengono trasformazioni o assemblaggi di componenti temporaneamente esportati da paesi maggiormente industrializzati in un regime di duty free ed esenzione fiscale. I prodotti assemblati o trasformati dovranno successivamente essere esportati all’estero. Questo fenomeno è caratteristico tra il Messico e gli Stati Uniti. Questi stabilimenti utilizzano per lo più mano d’opera a basso costo, quasi esclusivamente femminile in un ciclo produttivo di quasi 24h su 24. Qui una spiegazione più approfondita e tecnica di cosa siano compresi alcuni dati sui salari per Ora-Uomo nel manifatturiero (dati fino al 1997 ma che comunque dovrebbero dare l’idea).

Nel 2006-2007 uscì anche un film (Bordertown) che trattava l’argomento, e se bene la pellicola contenesse in se alcuni stereotipi Hollywoodiani necessari più che altro al compromesso per la sua realizzazione e distribuzione che alla storia del film, resta comunque nel suo precario tentativo di denuncia una voce necessaria, resa possibile probabilmente solo grazie alla presenza della Lopez (che lo ha anche prodotto) e di Banderas.

In realtà volevo parlare della polizia che ieri ha arrestato alcuni dei suoi capi, corrotti e invischiati con i Narcos, in un moto di rivolta, ma poi mi sono reso conto che se non spieghi l’humus di cui si nutre e da cui affiora questa realtà rischi di banalizzare la cosa: sarebbero stati solo poliziotti che arrestano altri poliziotti in una città qualunque al confine tra due paesi. Ma quella città è Ciudad Juárez e uno dei due paesi è il Messico dei Narcos, l’altro sono gli Stati Uniti, o meglio il Texas del muro di frontiera e del contrasto violento all’immigrazione proveniente dai territori Messicani.

Ieri è successo che qualche centinaio di poliziotti stanchi di essere vittime di taglieggiamenti ai loro danni e della corruzione di alcuni loro capi, considerati collegati ai cartelli dei Narcos, e sconfortati dalla inefficacia delle misure messe in atto contro questa situazione di violenza e criminalità hanno deciso volontariamente di intervenire destituendoli e arrestandoli direttamente.

In un territorio difficilissimo e flagellato dal crimine, come lo è il Messico del Nord, l’ho trovato un gesto esemplare, uno di quelli che di tanto in tanto ti fanno sapere che c’è qui e la gente che non vuole arrendersi allo sfacelo delle cose e della legalità.

Altre letture :

Ciudad Juárez: viaggio al termine del neoliberismo (Gennaro Carotenuto)

Il femminicidio di Ciudad Juárez

Amnesty: appello per le donne di Ciudad Juarez in Messico

mujeres de juarez

Mexico’s drug wars rage out of control (Guardian)

Internazionale (vari link relativi a Ciudad Juárez e alla situazione Messicana)

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3 pensieri su “Ciudad Juárez: c’è chi alza la testa

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