La pazienza ha un limite, Pazienza no!

Oggi è il 16 giugno, una data come tante altre, è vero. Ma è anche quella in cui ventidue anni fa ci lasciava Andrea Pazienza, Paz! Personaggio a cui sono legato per tanti motivi. Ho avuto la fortuna di conoscere uno di coloro che lo hanno pubblicato, e che negli anni ha contribuito a fornire la mia collezione di materiale sul Paz. In ogni caso stamattina mentre guardavo scorrere sulla dash di tumblr alcuni suoi lavori e omaggi a lui dedicati mi sono chiesto cosa oggi disegnerebbe di questa Italia e dei suoi protagonisti, lui che ai tempi non di rado tirava in ballo gente come Cossiga o Andreotti, lui che su un presidente della Repubblica (Pertini) ci fece tutto un fumetto, altro che tirarlo per la giacchetta, lui che spesso dell’Italia, quella del basso, amava raccontare le sconfitte e i punti più bassi che non sono un binario morto ma un campo di battaglia vivo dove ancora si può dire la propria. Ma forse sbaglio, forse non avrebbe detto nulla, forse avrebbe preferito lasciarsi in disparte, fuori da tutto il letame, forse avrebbe smesso di disegnare fumetti e sarebbe tornato a fare quadri di denuncia, quelli che poi si compravano i farmacisti da appendere in camera da letto. Di Andrea Pazienza è stato detto tutto e non è stato detto niente, e in fondo io preferisco la seconda perché non conclude, lascia i balloons ancora vuoti e da riempire sopra il tratto indeciso di una bozza ancora da definire, lascia aperte un sacco di porte alla possibilità di scoprirlo e riscoprirlo. Lo lascia libero di evolversi come un’entità invisibile ma ancora viva, è come un anticorpo che ci accompagna silenzioso ma utile a difenderci, a ricordarci. E in fondo non è cosa da poco. No, alla fine probabilmente di Pazienza non si è detto nulla perché la parola ce l’ha ancora lui. Dopo tutto la pazienza ha un limite, Pazienza no!

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2 pensieri su “La pazienza ha un limite, Pazienza no!

  1. Angelo Ricci ha detto:

    Andrea Pazienza non è riconducibile ad un’icona e nemmeno ad un simbolo. Non è neanche un simbolo dei ’70. Sono sicuro che sarebbe lui il primo ad essere d’accordo. Andrea ha rappresentato un sentimento. Il sentimento, anche maledetto, di chi vede una realtà dove regna la follia travestita da perbenismo, dove si sprecano i “Dio Patria e Famiglia”. Lui, come Pasolini, aveva compreso che il fine ultimo del capitalismo è la mercificazione totale, delle idee come dei corpi. E questa consapevolezza si è trasformata in un macigno che, alla fine, lo ha schiacciato. Ma Andrea (sono retorico, lo so, ma fa lo stesso) è vivo. E’ vivo e lotta assieme a noi.

  2. Chit ha detto:

    Infatti già solo il fatto che ci si ritrovi qui a pararne e ricordarlo è segno inequivocabile che non se n’è andato e mai se ne andrà del tutto!!?

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