Il partito che non c’è

Qualche mese fa scrissi che il solo sentir parlare di elezioni anticipate mi metteva i brividi. L’idea che il centro destra potesse tranquillamente permettersi una elezione anticipata con una più che discreta possibilità di vittoria dava il senso dello stato del partito democratico, partito che ora non sta messo meglio. Eravamo poco dopo la metà del novembre 2009 nel corso dei preparativi di quel No Berlusconi Day che sarebbe andato in scena il 5 dicembre.

Mi ricordo che Berlusconi se ne uscì con la storia delle elezioni anticipate, così come mi ricordo che dal PD venne fatto sapere che non se ne doveva nemmeno parlare di urne, che era un’ipotesi da non tenere assolutamente in considerazione. In quel frangente mi risposi che le motivazioni di quella risposta erano dovute alla disastrosa situazione di un partito che non sapeva da che parte sbattere la testa.

Oggi, che quella voce sulle elezioni è tornata fuori alla luce degli avvenimenti melodrammatici tra Fini e i suoi uomini e Berlusconi, il PD non ha cambiato la sua posizione, e con ragione: premesso che le elezioni anticipate non ci saranno va però considerato che in quella evenienza l’utile tornerebbe solo al Cavaliere che potrebbe così ridefinire gli equilibri all’interno del suo PDL, mentre per il PD sarebbe una bella gatta da pelare. Non sono pronti, non sono convinti e soprattutto non sanno chi sono e cosa vogliono.

L’ipotesi elettorale ora come ora li porta ad immaginare la stessa conclusione che si avrebbe se un meteorite colpisse la terra: annientamento totale della specie e tabula rasa. Come scrivevo ieri, nonostante il nome suggerisca qualcosa di vagamente vicino alla democrazia, la realtà è che hanno interrotto quel processo di selezione naturale che prevede l’avvicendamento di una nuova classe più fresca a discapito di quella più vecchia e ormai sconfitta e senza più risorse, così come interrotto è quel dialogo con l’elettorato.

Il senso di decadenza del PD lo si riscontra anche in fatti come quello della chiusura del Loft raccontata da Marco Damilano, all’epoca acclamato come simbolo di rinnovamento, mentre adesso probabilmente sarà destinato ad usi più utili di quelli di una sede di un partito che fatica ancora a decollare.

E se adesso chiedete alla gente in che modo guarda alla sinistra probabilmente vi risponderà: in che modo non lo so, ma sicuramente guardo in direzione di Vendola (che tra l’altro ha detto cose interessanti da Fazio il 25 aprile qui e qui i video). Si, perché tra il dire e il non fare del PD c’è di mezzo la Puglia dell’uomo di sinistra più quotato del momento, con buona pace di Massimo e soci. In qualche modo una soluzione va trovata, ma certo l’inerzia con cui si procede adesso non è la migliore.

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