Separati alla nascita: avvicinamento al Mondiale

Fra poco più di un mese buona parte del globo sarà incollata ai televisori, di qua, dove si sta bene davanti a plasma, HD e qualcuno anche 3D, mentre di la magari a farla da padrone saranno ancora i tubi catodici se va bene. I mondiali in Africa. Già, che bella cosa i Mondiali dove si respira quell’aria effervescente, dove per qualche settimana si realizza il sogno di molti: calcio ad ogni ora del giorno. La prima volta che ho sentito parlare di Mondiali in Africa ho pensato sarebbe stata un’ottima vetrina per il continente sconosciuto. Quello che normalmente le cronache dei media snobbano, perché tanto non c’è nulla di nuovo da raccontare e la situazione è sempre la stessa: guerra, fame, sfruttamenti e vuoto. Ma a breve tutto cambierà, perché ci sono i mondiali. Finalmente qualcosa che valga la pena di raccontare dell’Africa, che non siano sempre quelle scene desolanti di massacri, fame e povertà. Ma una grande organizzazione come quella che mette in piedi un mondiale deve far fronte a problemi molto seri, problemi che devono fare notizia per forza. Molti Africani hanno un reddito medio troppo basso (chissà perché) e così succede che a ad un soffio dall’inizio una discreta quantità di biglietti non sia stata venduta. Volete favorire? Del Darfur ad esempio parleremo poi la prossima volta, magari dopo che sarà stata alzata in cielo la coppa, forse, se ci sarà tempo e voglia.

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