I fatti li cosavano

In moltissimi paesi del mondo (democratici o meno democratici) quando un governo non piace più succede sempre che in un modo o nell’altro, con le buone o con le cattive, si riesca quasi sempre a farlo accomodare da un lato: è stato un piacere, tanti saluti. In certi posti sono riusciti persino a scaraventare giù dallo scrano qualche mediocre dittatura (quelle forti difficilmente si riesce ad estirparle prima dei vent’anni standard). Molte volte la protesta popolare insorge forte e tumultuosa per questioni decisamente minori rispetto allo standard Italiano. Qui da noi invece è tutto al contrario. Per venti anni si è sentito dire che un certa classe politica con una certa linea politico ideologica governava male, rubava, truffava e veniva costantemente meno ai principi costituzionali. A dar retta alla cosiddetta vox populi sembrava essere una buona maggioranza a pensarla così. A sentire quelle voci in linea teorica a votare per quella certa classe politica con quella linea di pensiero dovevano essere andati su per giù in 30, tra cui Gianni l’ex bidello delle mie scuole medie che dal barbiere dove vado di solito frequentemente si vantava del suo voto: beata onestà intellettuale di un bidello pensavo io. Dati alla mano invece risultava abbastanza discordante il confronto tra la voce di popolo e l’effettivo esito delle urne. Una volta addirittura queste voci di malcontento erano veramente forti e sullo scrano si sedette l’altra parte della classe politica, quella con il pensiero diverso, sia politicamente che ideologicamente. Dati alla mano però anche in questo caso il confronto tra la voce di popolo e l’esito delle urne era abbastanza discordante. E’ vero che avevano vinto gli altri, ma se si guardava bene era chiaro il perché: Gianni non doveva essere andato a votare. Così per onestà intellettuale la classe politica vincente, quella con il pensiero opposto a quella che si diceva governasse male, rubando per di più, decise autonomamente di auto-insorgere contro se stessa facendosi cadere da sola. Da quel momento la classe politica che il vox populi accusava di mal governo, ruberie, corruzione, anticostituzionalità, truffa, riprese a governare indisturbata dimostrandosi anche discretamente vincente in altre appassionate sfide elettorali senza sconquassarsi più di tanto per la vox populi sempre maggioritaria che lo accusava di tutto e di più. Aveva capito perfettamente che finché la vox rimaneva vox era sufficiente abbassare il volume o mettersi i tappi per le orecchie, che tanto nel silenzio dell’urna, e anche fuori, quel che contava non era la voce ma i fatti. E noi altri non sapevamo il perché, però c’avevano ragione e i fatti li cosavano!

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