I cicisbei del Cavaliere

Tutti gli uomini del presidente prima o poi si scoprono inguaiati. Qualcuno la chiama persecuzione, qualcun altro coincidenza, io la chiamo criminalità organizzata. Negli ultimi mesi a finire sotto l’occhio della legge (o di quel che ne rimane) non sono stati più di tanto i soliti politici mafiosetti come la routine vorrebbe, ma bensì persone non prettamente collegate ad un ambito politico specifico o che non dovrebbero esserlo, se non altro per etica, ma posizionate in ruoli quello si strategici, ed questa la cosa preoccupante. Imprenditori, protezione civile, direttori di TG e giornalisti che agiscono o agirebbero su e per ordine del presidente del consiglio e che con lui conferiscono più o meno direttamente per informarlo, aggiornarlo, metterlo in guardia e consolarlo, pronti, questi cicisbei del nostro tempo a correre e a dannarsi per le esigenze del di loro imperatore e del suo piano. Mi torna in mente un breve passaggio di un poemetto di Giuseppe Parini, Il Giorno, una satira (oggi non si può più, tocca andare tra 700 e 800 per trovarne ancora) critica nei confronti di una classe sociale, quella della nobiltà settecentesca in questo caso. Però rileggendolo ci si rende conto di quanto alcuni passaggi siano perfettamente sovrapponibili ad oggi. In fondo non è, come dice qualcuno, la satira che è ormai trita e ritrita senza più inventiva. Sono gli usi, i modi di fare, i comportamenti di chi occupa i vertici sociali e non solo che son duri a morire e che più passa il tempo e meno si rinnovano, quasi calcificandosi in una posizione definita e definitiva.

Già i valetti gentili udìr lo squillo

De’ penduli metalli a cui da lunge

Moto improvviso la tua destra impresse;

E corser pronti a spalancar gli opposti

Schermi a la luce; e rigidi osservàro

Che con tua pena non osasse Febo

Entrar diretto a saettarte i lumi.

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2 thoughts on “I cicisbei del Cavaliere

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