La potenza dell’impotenza

Fuori, oltre il vetro la neve era tornata a scendere, adesso più copiosa. La sveglia sul tavolino segnava la 13° ora consecutiva passata sulla poltrona. Non aveva mangiato, ne bevuto. Eppure lo stimolo d’orinare si palesava da un paio d’ore. Lei non era tornata. Ormai facevano sessantuno giorni. Allungò il braccio a fatica oltre il bracciolo della poltrona e pescò un vecchio calendario dal pavimento. Modificò la data con la penna e aggiornò il conteggio dei giorni con una croce.

Il vecchio televisore con tubo catodico e intelaiatura in finto legno color noce frizzava davanti a lui. Una mosca riposava sull’angolo superiore destro dello schermo. Dietro di lei le immagini di vecchie baracche diroccate e venute giù come letame, illuminavano a intermittenza la stanza in penombra, proiettando il mosquito segnale sul muro alle spalle di Carnica. Pensava che avrebbe voluto andare la, a dare una mano, a rendersi utile per una volta. O forse no, forse era più vero pensare che avrebbe voluto chiudere con tutto, svoltare radicalmente, e una qualsiasi scusa fosse anche stato spalare merda congelata in Tibet sarebbe andata bene. Si sarebbe comunque prestata alla bieca realtà dei fatti.

Dopo tutto la beneficenza, la carità, la misericordia, la compassione, l’essere mossi da spirito civile e umanitario facevano tutti parte del Background del “vero Cristiano” e lui era persino stato battezzato e poi cresimato senza contare quei passaggi intermedi tipo comunione e confessione e rimetti a noi i nostri peccati, ma se puoi evita ecco. Insomma, avrebbe anche avuto tutte le carte in regola e una beata leccata di culo a e in nome di Santa Romana Chiesa non avrebbe certo potuto creare più danni di quelli che già erano serviti sul piatto da gioco. Anzi! Inoltre era pure Italiano, e l’essere buon Cristiano, adeguarsi in ogni modo a quei valori faceva parte della tradizione e della cultura del suo popolo, e si sa come le tradizioni culturali (o era la cultura tradizionale?) siano importanti per un popolo. Lo aveva anche sentito dire alla televisione.

Già, la Tv! La sua unica amica/o, compagna, amante che gli fosse stata vicino negli ultimi mesi. Come tradirla? Come insinuare che ciò che veniva pontificato attraverso di essa non fosse vero? Impossibile! Un atto di superbia. Guardava i volti impolverati dall’onda di detriti, mani rigide sbucare da sotto le insegne ormai ad altezza di piede. E poi cani e soldati, soldati, cani e polvere. Nemmeno un prete. Un vescovo, un cardinale, un abate. Che strano. Forse non erano stati inquadrati. E caldo.

Doveva fare caldo, tanto, troppo. Guardò la neve fuori dalla finestra. Tirò su la copertina che teneva sulle gambe. Neanche un vescovo, ripensò. Santa Romana Chiesa non amava farsi riprendere, era così. Sicuramente. E poi lei sarebbe potuta tornare da un momento all’altro, non poteva correre il rischio di non farsi trovare in casa quando quel momento fosse arrivato. Sullo schermo passò un numero per mandare un sms da due euro.

Raccattò il cellulare da terra, compose e inviò. Dopo tutto cosa si pretendeva da lui che facesse? La tradizione culturale in fondo l’aveva rispettata, no? Il rintocco delle campane domenicali che chiamavano alla messa riecheggiò per le strade.

Carnica tese l’orecchio nell’udire il suono, poi si affagottò nella poltrona quasi scomparendo, crogiolandosi nel pensiero della potenza dell’impotenza. Era l’unica cosa che si sarebbe permesso oggi. Sprofondò nuovamente nel sonno. Una mosca volò dallo schermo della tv alla sua fronte e rimase immobile.

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3 pensieri su “La potenza dell’impotenza

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