Drag me to hell, un film che se ne sentiva il bisogno davvero

Domenica sera, come spesso accade, si è deciso con gli amici di guardarci un film. Optato per il genere horror si è fatta una scelta tra due titoli papabili da sottoporre al giudizio della giuria popolare. Il meccanismo è semplice: quello che ottiene più alzate di mani finisce in visione senza se e senza ma. La scelta era tra Paranormal Activity e Drag me to hell (no al cinema non si va a spendere nemmeno 2 euro per roba del genere). Visto che il primo ci pareva una potenziale cagata abbiamo optato a furor di popolo per il secondo, ma solamente perché eravamo certi al 100% che fosse una cagata. Così non si correva il rischio di arrivare alla fine con una, seppur minima, sensazione di delusione. Affronti una cagata certa consapevole in cuor tuo di quello che stai facendo, e visto che la serata imponeva cervello disattivato ci è parsa la scelta migliore.

In breve Drag me to hell è la storia di questa impiegata all’ufficio prestiti di un’ istituto di credito. La signorina impiegata è li li bella in attesa di una promozione. Ma la sfiga è dietro l’angolo, e le arriva sotto forma di gitana (qui da noi sarebbe etichettata come zingara probabilmente) che chiede una proroga al rimborso di un prestito che le serve per tenersi la casa. E se la trama ruotasse attorno a questa situazione (o meglio se finisse li il film) sarebbe uno dei più terrificanti film horror, vista anche la recente situazione economico/finanziaria Americana. Gli elementi ci sarebbero tutti: povera donna della classe sociale più disagiata supplica grande istituto finanziario di ritardare lo strozzinaggio sulla sua persona per permetterle di mantenere la sua casa, ma l’infernale istituto lo nega mandandola all’inferno sul marciapiede. Terribile, sopratutto se si sviscerasse bene tutto l’aspetto burocratico. Peccato invece che questi siano solo i primi 10 minuti di film, perché la giovine donna per far ganza figura col suo capo, da cui inizialmente va per intercedere a favore della poveraccia, decide di far muso duro e mostrare il suo lato da squalo negando la proroga alla gitana/zingara che giustamente alterata le lancia una maledizione di quelle da fatality finale. Il maligno e quanto mai giustificato sortilegio scaglia dietro alla giovine (e al suo boy di riflesso) la Lamia, una specie di caprone infernale, un demone, che da quel momento reclama la sua anima. Ma prima che arrivi er caprone la giovine deve affrontare le angherie della zingara incazzata che ogni cinque minuti le appare davanti al muso solitamente vomitandole in faccia. In pratica per una buona parte del film c’è sta zingara che appare e sbrocca la cena della sera prima in faccia alla giovine sventurata, poi le caccia un pugno in bocca, tipo face fisting dei più brutali, roba che nemmeno schicchi. La lamia che in alcuni punti del film appare solo come ombra che la piglia a schiaffi nella migliore tradizione dei picchia duro della scuola Bud Spencer & Terence Hill si manifesta allo spettatore prima entrando nel corpo di una capra che per tutto rispetto la chiama brutta puttana e poi nel corpo di una comparsa che me pareva tanto Ciccio Ingrassia impegnato in una danza stile cinema Kusturica Mode On. Detto ciò il filme è prevedibile come il menù della domenica a casa mia, Sam Raimi (che noi tutti onoriamo per aver prodotto capolavori come Hercules – telefilm- che ci ha portato le glorie del Protagonista Kevin Sorbo, alias Hercules appunto e il suo compare Michael Hurst alias Iolao, e Xena – telefilm- con quella gran figona di Lucy Lawless.) il regista, non s’è sbattuto per niente. Si vede che si è spremuto tutto sui tre spiderman. Alla fine visto che l’impiegata è un’idiota totale, dopo aver dato esempio di bigazzismo uccidendo il suo micetto in sacrificio alla lamia (lamia che poi glielo rivomita fuori nel loro face to face, giusto perché son le sbroccate le vere protagoniste del film) se ingrippa, sbaglia a fare l’unica cosa che la potrebbe salvare e si incula da sola (per farla in breve e lasciare un po’ di suspense a chi lo volesse vedere) finendo reclamata all’inferno, che poi è lo scopo della lamia, ossia pigliarti e portarti de sotto. Il film in se ci lascia sacrosante verità: la prima è che le banche, gli istituti di credito e affini son davvero degli stronzoni patentati, la seconda è che quando una zingara vi chiede due monete e voi fate finta di nulla e poi la sentite borbottare allora è meglio che vi tocchiate i maroni e ripensiate subito se ne valga davvero la pena rifiutare quel poco di elemosina. Insomma un film di cacca che però se vi impegnate a fondo qualche spunto di riflessione ce lo cavate pure fuori: tipo rivalutare o meno la posizione di bigazzi, constatare che no, il vomito al cinema non è morto, è vivo e lotta assieme a noi, e che forse Raimi tutto sommato poteva limitarsi a produrre serial di serie B fantasy/mitologici che però almeno ci rimangano nel cuore..ironicamente. Terrificante!

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Un pensiero su “Drag me to hell, un film che se ne sentiva il bisogno davvero

  1. Leighann Taillefer ha detto:

    Questo è la mia nona visita al vostro sito internet! Siamo un gruppo di volontari e stiamo considerando di aprire una nuova comunità. Il tuo sito è per noi da modello. Avete fatto un straordinario e incredibile lavoro!

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