La memoria del reato

La cosa che mi disturba non è che questi signori dalla poltrona di pelle, con autista e auto blu facciano sesso. Ci mancherebbe anche, buon per loro. Non mi importa troppo nemmeno con chi lo fanno ad essere sincero. La cosa che mi disturba è il continuo stato di passività a cui sottopongono noi altri nella più indisturbata impunità. Quando questi galantuomini della politica, della finanza, delle istituzioni in generale vengono sorpresi (o vi è il sospetto) finisce che invece di parlare del reato in se si caschi a parlare dell’aspetto morboso dell’atto di andare a concubine (nei casi specifici) spostando da un lato corruzione, abusi d’ufficio, falsi in bilancio e via dicendo. Capita così che un caso di possibile reato operato da un membro appartenente alle istituzioni o a realtà dirigenti del paese finisca per diventare null’altro che l’ago delle pulsioni viscerali del paese che perde ben presto di vista il possibile danno compiuto alla collettività concentrandosi sulla vicenda privata dell’uomo. E a mio parere quando ci si concentra troppo sull’uomo si rischia di cancellare di fatto l’oggettività del reato e la sua memoria.

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