Una lezione di vita

Un paio di giorni fa, dopo esser tornato da Bologna dove ero andato con alcune amiche per l’apertura dei saldi, mi sono ritrovato in casa di mio padre un signore sui 40 anni, che dopo poco ho inteso provenire dall’est europa. Era in maglietta, nel corridoio di passaggio tra l’abitazione di mio padre e quella di mia nonna. L’ho trovato che armeggiava intorno al vecchio BoIler dell’acqua che era in bagno. Stava smontando alcuni tubi dal vecchio aggeggio. Quando mi ha visto entrare mi ha salutato con un sorriso chiamandomi per nome, il che mi ha preso in contropiede non sapendo il suo nome e non avendolo mai visto. Ho ricambiato con un cenno imbarazzato e l’ho quasi scavalcato per passare in casa di mia nonna.

Poco dopo ho scoperto che era il cugino della signora moldava che per qualche anno ha badato alla Nonna negli ultimi e critici momenti della sua vita, fino all’ultimo secondo, e adesso tiene dietro alla sua casa e a quella di mio padre che è fuori tutto il giorno per lavoro. Passando nell’altro appartamento ho notato un grosso scatolone, in cui ho sbirciato intravedendo il sostituto del vecchio Boiler. Ho scoperto che il signore lo era andato a comprare e lo aveva portato fin li in bicicletta. Non ho osato nemmeno immaginare. La signora gli aveva detto che il vecchio perdeva, e lui seduta stante ha cercato di sistemarlo, ma essendo ormai giunto al capolinea, il boiler, ha inforcato la bici ed è andato, non so dove, a prenderene uno nuovo. Visto che con quello io ci faccio la doccia calda mi è sembrato il minimo, nonostante la mia piccola figura esile, dargli una mano, anzi due. Così, con i piedi massacrati dalla camminata bolognese (mai più l’apertura dei saldi in una città con più di 200.000 abitanti e per giunta con due donne) e il fiato ancora corto mi sono messo all’opera. Abbarbicato sulla scaletta io, in piedi lui, lo abbiamo issato una volta al muro, in alto, poi ammainato e ri-issato almeno 4 o 5 volte perché c’era sempre qualcosa che perdeva nei tubi di collegamento che entravano nel muro e portavano l’acqua nel boiler. Dopo aver provato guaine, e aver svuotato e riempito l’aggeggio svariate volte, di cui un paio ci hanno letteralmente allagato, bagno compreso, siamo riusciti a isolare il punto da cui perdeva, cioè dove il tubo si avvita al Boiler, grazie ad un mio stratagemma che nemmeno MacGyver: ho preso due sottili fili di corda di canapa e della cera per pavimenti. Ho passato i filamenti di canapa intorno alle scanalature per avvitare il tubo, poi l’ho fissata spalmandoci sopra cera da pavimenti. Non so nemmeno io come mi sia venuta in mente questa cosa, ma tant’è.

Questo però non è il punto che vi voglio raccontare, ma solo a grandi linea la descrizione della situazione. Quello che vi voglio raccontare è ciò che pensavo mentre tutto questo succedeva. L’infinita serie di fatti che ha fatto si che io mi ritrovassi li con questo signore dell’est europa che conosceva il mio nome e mi sorrideva come il più caro degli amici, mentre con una cagna stringeva i bulloni che fissavano i tubi del boiler, e io li, quasi ammirato che osservavo mentre tenevo stretto questo tubo, o quell’altro. Per un momento mi sono sentito come uno di quei giovani apprendisti di una volta che osservano il mastro bottegaio per apprendere il lavoro, e l’aver trovato la soluzione alla perdita mi aveva quasi esaltato pensandomi al giudizio dei suoi occhi. Cose strane. Con mio nonno, ho pensato poi in seguito, succedeva la stessa cosa, ma questa forse è un’altra storia, anche perché non era certo mio nonno costui. Mentre l’osservavo imprecare ridendo contro il maledetto bolier mi tornavano in mente, non chiedetemi perché, alcuni operai siciliani che anni addietro avevano lavorato nella ristrutturazione della vecchia villetta che avevamo a Modena. Le movenze, le braccia nude e e robuste e il modo di fare erano gli stessi, eppure quest’uomo biondo e stempiato e dal forte accendo esteuropeo veniva dall’ex cortina di ferro, mentre gli operai di tanti anni fa provenivano dalla calda Sicilia. Eppure la similitudine era impressionante, fratelli divisi dal destino. Forse gli scopi che si tenta di perseguire con tanta caparbietà e onestà rendono ai nostri occhi gli uomini più uguali di quanto potremmo mai immaginare. Ad un certo punto mi sono ritrovato a fissare le sue mani: erano sporche, ma non di uno sporco dato dalla trascuratezza, era uno sporco quasi nobile che non stonava assolutamente in quel momento e su quelle mani. In quel momento ha alzato lo sguardo, poi ha guardato le mani, che si è portato quasi ad altezza della faccia girandole di poco su loro stesse, mentre le osservava con estrema perizia. C’era un che di regale, pomposo in quel gesto e nei suoi tempi. Ad un certo punto si è girato verso di me e mostrandomele ha detto: quando le mie mani sono così, alla sera, quando rientro a casa, vuole dire che posso andare a letto avendo rispetto per me stesso.

Ci ho messo un po’ a capire cosa intendesse, ma poi è stato come un pugno emotivo allo stomaco. E non tanto per quello che aveva detto, anche, si, ma per come lo aveva detto. Questo signore, che in quel giorno poteva starsene a letto, era li alle sei di sera che armeggiava per riparare il mio cesso. Ho poi scoperto che ci aveva lavorato dalle 10 di quella mattina, prima provando a riparare il vecchio boiler, poi andando a comprare e montando quello nuovo. Io invece alle 10 ero già a Bologna a cazzeggiare, e a casa ero rientrato solo alle 17.30 del tutto spensierato. Poi mi ha chiesto cosa facevo nella vita. Ho cercato di spiegarglielo a grandi linee. E nel tempo libero? Ho risposto che scrivevo su di un blog. Avrei voluto rispondegli che scrivere ciò che pensavo era forse l’atto di maggior rispetto che potessi avere nei miei confronti. Ma prima che potessi proseguire ha ribatutto un po’ amareggiato che ero fortunato ad avere del tempo libero, che lui, da quando era venuto via dalla Moldavia era invecchiato di tanti anni, che se fosse riuscito a riposarsi non gli avrei dato i 50 anni che gli avevo affibiato quando mi aveva posto il quesito. Ho preferito evitare allora quella baggianata ad effetto, buona solo per chi vola con la mente e le mani non le usa poi forse così tanto. Il mondo è un’altro, molto spesso. E li le mani si sporcano davvero se ci si vuole addormentare con la dignità e il rispetto di se stessi. Non so se sia stata una lezione di vita, ma forse dovrei fare in modo che lo diventi. Scriverne intanto è un modo per fissarlo, così la scusa della poca memoria avrà vita dura e in futuro magari mi ricorderò di fare meno lo schizzinoso quando il rischio di sporcarsi le mani mi metterà davanti alla scelta…

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8 thoughts on “Una lezione di vita

  1. Il fatto che sia qui a scriverne è sicuramente dimostrazione che lezione di vita o meno ma qualcosa di quei gesti t’è rimasta e questa è la cosa più bella!? 😉

  2. Grazie che comunque qualcuno si accorge ogni tanto di noi, gente che abbiamo abbandonato tutto e qui cerchiamo solo un lavoro dignitoso, oneroso per mandare i nostri figli a studiare e curare i genitori malati. Ti e stato sicuramente utile questo episodio….
    Con rispetto:

    ASSOMOLDAVE

    Tatiana Nogailic
    Wind.3294754598
    SKYPE: nogailic
    mail:assomoldave@gmail.com
    http://picasaweb.google.it/assomoldave
    http://assomoldaveroma.blogspot.com
    http://www.facebook.com/Nogailic.Tatiana.Assomoldave
    http://www.youtube.com/profile?user=ASSOMOLDAVE&view=videos

  3. VA A CAGARE
    PS1 con tutto quell’osservare non ha proprio imparato un cazzo
    PS2 le tue mani volano molto ma solo sul tuo prepuzio
    PS3 la sintassi è una conquista dell’umanità: rispettala
    PS4 VA A CAGARE DI NUOVO

  4. Quindi fammi capire…praticamente ti sei accorto che i siciliani e i moldavi sono delle persone e che il lavoro nobilita l’uomo?complimenti!

    • @? Non mi sono accorto che sono persone e che il lavoro nobilita l’uomo. Se leggessi qualcosa d’altro di questo blog capiresti un pochino di più prima di sparare un giudizio affretato. Mi pare un commento piuttosto ignorante e prevenuto questo, forse non hai nemmeno capito cosa è che volevo comunicare con questo post. Non credo di essere proprio la persona a cui si possano attribuire dei pregiudizi, pregiudizi che non mi pare nemmeno emergano in quanto scritto. Prova a rileggere 😉

  5. Fidati, ho letto molto bene il post. Probabilmente non ho capito cosa volevi “comunicare”, puoi spiegarmelo? comunque i pregiudizi non si esprimono solo con “brutto negro”, ma anche con la favola del “buon selvaggio”, e forse senza accorgertene tu ne infarcisci il post.

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