Il Bar, un post in fondo dedicato a tutti voi

Il post che segue, scritto sabato 19 icembre 2009, su un foglio di carta davanti ad una finestra mentre la neve scendeva giù copiosa, lo dedico a tutte quelle persone che ho conosciuto di persona quest’anno, a tutte quelle che ho rincontrato, a quelle che incontro tutti i giorni, gli amici di sempre e non insomma, e a tutti quelli che in un modo o nell’altro, vada come vada con un mezzo o con l’altro ci sono sempre. Ma voglio dedicarlo anche a quelle persone che ancora non ho incontrato, ma con cui in un modo o nell’altro mi relaziono e che spero, prima o poi, magari nell’anno venturo, di incontrare se ci sarà l’occasione, magari in un bar davanti ad un bicchierino. Non so se questo sarà l’ultimo post dell’anno o meno, ma caso mai non vi rileggessi o rivedessi prima del 2010, buon pomeriggio, buona sera e buona notte. E ovviamente Buon anno ragassuoli!

Nel film Harvey, il protagonista, interpretato da James Stewart, recita la seguente battuta:

” Harvey ed io ci sentiamo come riscaldati in quei momenti: siamo entrati come estranei e ci sentiamo fra amici. Ci vengono vicino, si siedono, beviamo insieme, e parlano con noi, ci dicono delle immense terribili cose che hanno fatto, delle immense stupende cose che faranno: le speranze, i rimpianti, gli amori, le avversioni… Tutto immenso, perché nessun uomo porta mai niente di piccolo in un bar.”

Sarà per questo che quel luogo mi ha sempre attratto, così come attrae milioni di persone. Nel bar entri che sei tu, ma una volta varcata la soglia sei solo uno su parecchi miliardi, e sarà forse per questo che ben si confà al ruolo di supremo confessionale. Esercizio che svolge con impeccabile diligenza da tempo immemore. Forse da prima dell’istituzione della confessione nella chiesa. Non è un caso se, nella storia, bar, bettole, osterie, locande, foresterie sono sempre state ricettacolo di varia umanità, talvolta improbabile. Spie, intrighi, amori, complotti, rivelazioni sono stati attori insindacabili in quella scenografia che è il bar nelle sue varie declinazioni e forme. Cinema e letteratura lo hanno spesso reso il vero protagonista delle storie narrate. Nei bar entrano storie e ne escono leggende che camminano di bocca in bocca, di bar in bar, di paese in paese, di nazione in nazione diventando patrimonio comune dell’umanità. Esagero? Ne siete così sicuri? Nel bar, per una strana regola, il principio dei sei gradi di separazione si annulla e si crea dal niente. Da frequentatore della rete e delle sue “agorà” virtuali mi sono spesso imbattuto nella definizione che ad esse, non di rado, si attribuisce: quella di bar virtuale. Ma non mi trova d’accordo, e non perché protetti dallo schermo ci si senta più liberi o si possa più facilmente mentire, dal momento che a seconda della nostra predisposizione e faccia tosta anche in un bar è possibile farlo, ma perché mancano, secondo me, le due cose fondamentali che rendono quel luogo tale. Ossia, la presenza fisica dell’avventore, che ci predispone o meno ad intraprendere uno scambio di battute a seconda dell’impressione e dell’impatto che la sua sola presenza e il suo porsi esercita su di noi, e la casualità, dell’incontro, delle connessioni, delle alchimie che poi possono venire a verificarsi. In un bar non scegli chi entra e chi esce, chi parla e chi no. Non puoi scegliere se lasciare o meno la possibilità che l’individuo eserciti o meno un impressione su di te. La subisci in quanto tu e lui siete fisicamente li, ed è in quel momento che volenti o nolenti scatta il meccanismo che ti relaziona. Perché la presenza di entrambi ci pone davanti all’inevitabile necessità dell’attivazione sensoriale. Ed ecco che timbro e inflessioni vocali, aspetto e caratteristiche fisiche, odore, concetti espressi, attivano i nostri sensi memorizzando l’individuo nel suo complesso, rendendolo, inevitabilmente, presente sul nostro percorso, anche se solo per pochi istanti. A quel punto un incrocio di sguardi è più che sufficiente a rendere la cosa bilaterale e completare il processo di relazione, alzandolo magari ad un livello più articolato. Tutto questo nella rete non può, a mio parere, avvenire. E per fortuna, perché altrimenti vorrebbe dire che abbiamo superato la necessità della fisicità reale, cosa, secondo me e non solo direi, imprescindibile per un animale sociale. E’ nei bar che spesso ho tratto spunto per molte delle cose che in questi anni ho scritto qua e la per la rete, ed è in alcuni bar che ho conosciuto alcune delle persone più interessanti, ed è sempre nei bar che con alcune di esse ho intrapreso relazioni che ancora si protraggono, e sempre nei bar in fin dei conti ho stretto più feeling con alcune delle persone conosciute in rete (complice spesso anche l’alcol che si sa, nei bar è di casa). Non è un caso, o forse si, se, i miei amici più cari, che di vista avrò incrociato decine di volte in vita mia, li ho conosciuti realmente per la prima volta in un bar, un giorno, per caso. Perché come scrivevo prima, è proprio la casualità, dell’incontro e delle connessioni e delle alchimie che poi si sviluppano, uno dei punti fondamentali che finiscono per rendere il bar tale. A tutto questo, pensavo, questo sabato mattina, mentre la città cominciava a muoversi tra la neve, ed io sorseggiavo un cappuccino servitomi da un ragazzo albanese con cui parlavo al bancone, mentre con la coda dell’occhio ascoltavo quel prof. universitario, molto radical chic, parlare di una mostra d’arte russa, mentre se ne stava spaparanzato sul divano, nel bar gestito da quelle ragazze moldave in quella piccola piazzetta davanti all’università in una Modena imbiancata.

ps: e in fondo è nel bar che il protagonista, Elwood P.Dowd, riesce a stringere un legame con alcuni dei personaggi che fino a quel momento gli sono stati in un modo o nell’altro ostili, cominciando quel percorso che li vedrà lungo l’evoluzione della storia diventare suoi amici e alleati, in un certo senso.

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4 pensieri su “Il Bar, un post in fondo dedicato a tutti voi

  1. alberto ha detto:

    Sì, anche per me il bar è questo. E non solo un bar, ma diversi, ognuno con le sue caratteristiche e la sua fauna variegata.

    Se non ci si sente più prima auguri di buon anno.

  2. paz83 ha detto:

    @Alberto, si i bar anche per me sono più di uno, e almeno uno per diverso periodo di vita..
    @Natzuka..ma vuoi che non sia dedicato anche a te? Noon scherziamo

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