La tensione dei fatti

In questi giorni mi sono sforzato di capire, ma sinceramente non mi è riuscito. Stamattina sentivo parlare di anni 70 alla televisione, di strategia della tensione, poi ho sentito parlare della bomba alla bocconi e del FAI (Federazione Anarchica Informale), poi ho sentito additare giornali e giornalisti come terroristi, addirittura coloro che hanno armato idealmente la mano del fromboliere di piazza Duomo, il signor Tartaglia.

Ho sentito dire che l’azione del FAI è un fatto a se stante, non riconducibile ai fatti di questi giorni, e subito dopo ho sentito dire che però forse alcune uscite dell’opposizione hanno sicuramente avuto un ruolo istigatore. Ho sentito parlare di Facebook, e della rete in generale, descritta come un covo estremamente pericoloso, addirittura peggiore se paragonato ai gruppi e alle azioni estremiste di quegli anni.

Ho sentito richiamare alla calma, ma subito dopo il presidente del senato faceva uscire dalla sua bocca parole mica tanto in sintonia con quel concetto, quello di calma, dai toni bassi. Poi, dulcisinfundo ho sentito parlare di patto democratico. Allora ho pensato che se serve un patto democratico è forse perché l’idea di democrazia è andata a farsi benedire, forse dico. Ho percepito molta confusione. Tanto che ho anche pensato che forse non siamo noi a non sapere quello che vogliamo, ma sono loro, i politici, che non hanno molto chiara la direzione che andrebbe presa.

Oggi alcuni dati davano ulteriori 500.000 lavoratori lasciati a casa. Forse è questo, più della bomba, ad esempio, una di quelle cose che contribuisce a creare tensione nel paese. La butto li. Alla fine ho l’impressione che nessuno in fondo voglia questo patto democratico, così come nessuno ha intenzione di sedersi alla tavolo delle riforme. Poi magari sarò smentito, magari! Io non ho vissuto gli anni 70 e la strategia della tensione, quel che so l’ho letto dai libri, l’ho studiato sui banchi di scuola e l’ho visto alla tv, ma a grandi linee non mi pareva nemmeno il caso di tirare in ballo un periodo che, almeno per come stanno le cose ora, non ha nulla a che vedere con quello che succede oggi.

Su La7 nel primo pomeriggio seguivo quel nuovo programma “così stanno le cose”. Un ragazzo intervistato ha detto che quest’anno ci sono stati circa mille morti sul lavoro, e che quello poteva essere definito terrorismo. Aveva ragione. E intanto tutti, media e poltici, dicevano che bisognava concentrarsi esclusivamente sui fatti e non sulle teorie, sulle illazioni. Così mentre loro si concentravano sui fatti, ossia le polemiche tra becchini della politica e le bende sulla faccia del Berlusconi in mezza Italia andavano in scena molteplici manifestazioni di lavoratori che ancora aspettano una risposta, una convocazione dal governo per aprire un tavolo di discussione e trattativa.

Alcuni erano li sotto la neve, altri manifestano da novembre davanti al ministero dormendo dove capita. Loro, che il lavoro lo hanno perso o lo stanno perdendo, e intanto quelli che di soldi ne hanno fatti, e tanti, e poi come per magia li hanno fatto sparire, aspettano che da palazzo arrivi una proroga allo scudo fiscale, alla facciaccia di quelli che stanno sotto la pioggia a suonare campanacci aspettando che qualcuno che conta gli apra la porta. Solo un tg oggi però ne ha parlato con un servizio di poco più di un paio di minuti.

E’ questo che secondo me, più delle bombe del Fai (che per altro le piazza da anni e non da ieri, ma prima non se le è mai cagate nessuno) aumenta la tensione. Se si vuole parlare dei fatti e dei problemi reali si proceda, che certo non mancano. Ma non ci si venga a tirar scemi che dopo un po’ ci rompiamo i coglioni pure noi

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7 pensieri su “La tensione dei fatti

  1. Cratete ha detto:

    A volte la CGIL andrebbe presa a schiaffoni, però: vedi i 9000 di Eutelia che, per colpa dell’incapacità dei sindacati oltre che dei mitomani che hanno costruito un’azienda basata solo sull’appoggio del governo (Prodi), rischiano di rimanere col culo per terra, commissariamento o no.
    Insomma, se ciascuno andasse a vedere l’artefice della propria tensione, qui da noi si scatenerebbe un’anarchia post-nucleare alla Ken il guerriero.

      • Poerompo ha detto:

        Paz, io ho corretto il mio messaggio ma è sparita la correzione.

        Questa frase “Guarda bene, che non c’è solo una parte politica che non ha ben chiara la direzione da prendere… il PD.”

        E’ corretta così: “Guarda bene, CHE C’E’ solo una parte politica che non ha ben chiara la direzione da prendere… il PD.”

        Il senso del mio discorso vuole lasciare intendere che c’è sì una parte che ha ben chiaro la linea da seguire, ed è il governo. Aldilà delle leggi per il premier, stanno sistematicamente portando avanti una completa opera di smantellamento dello stato, le varie privatizzazioni, i favori alle mafie, alla chiesa. Opere che oltre a favorire i soliti clienti, preparano una campagna elettorale di successo.

  2. duhangst ha detto:

    Sono nella tua stessa condizione, dovunque mi giri vedo solo confuzione e non vedo via d’uscita, questo è demolarizzante. Può accadere poi che qualcuno non si demoralizzi ma si incavoli e la tensione sociale sale, è inevitabile.
    Lo scudo fiscale lo hanno prorogato fino ad aprile, alzando l’aliquota al 6%, quindi i soliti quattro gatti avranno grandi benefici e tutto il resto arranca, anche questo fa salire la tensione. Se poi penso che se compro dei bot pago più tasse di quelli dello scudo fiscale, allora sale anche la mia di tensione e mi incazzo..
    Devo andare avanti?

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