Il viale dell’Est

Qualche giorno fa uscendo di casa, intorno alle 6 del pomeriggio, mi sono ritrovato a passare per quello che ormai chiamo il viale dell’est. Cosa è il viale dell’est? In realtà non è un viale nel senso stretto della parola, ma un angolo, una porzione urbana limitatissima, definita geograficamente tra il Teatro Storchi e l’inizio dei viali, a Modena.

Un pugno di metri quadrati in cui sono solite ritrovarsi quelle donne che un tempo erano viste malignamente come ruba uomini e relative eredità e che ora invece vengono riscoperte come necessarie per il mantenimento di un certo status quo sociale ed economico. Tanto che anche dal centro destra si è in qualche modo cercato di avviare una regolamentazione che non impigliasse, non tanto loro, le “badanti”, quanto il “datore” nelle beghe penali e burocratiche che sempre si pongono in questo paese non appena ci si trova ad avere a che fare con una persona straniera (in questo caso non è detto ci si trovi davanti ad un extracomunitario, ossia non facente parte della comunità europea).

Così, mentre passeggiavo, nel giro di pochi metri sono stato proiettato in un altro mondo. D’improvviso la lingua cambia, i lineamenti delle persone pure, e quasi ti sembra di essere proiettato in uno di quei film pre caduta della cortina, qualcosa che a me ricorda sempre Krzysztof Kieślowski, i colori delle storie raccontate nel suo Decaologo. E anche il colore in fondo cambia in quel breve tratto. Non è un cambiamento negativo, non è nemmeno reale, ma solo percettivo. Ma non ha niente a che vedere con il cromatismo proprio di Modena. E’ qualcosa di diverso, un “Realcromatismo” direi. Sono passato in mezzo, lentamente, a quel nugolo di umanità proveniente dall’est.

E tutto in quei pochi passi mi lascia ogni volta stupefatto. Poi senza nemmeno rendermene conto oltrepasso quella limitatissima porzione urbana così densamente popolata e ricompare Modena, con i suoi vecchi in bicicletta che imprecano contro i giovinotti apatici che fanno Vasche in centro, passeggiando a gruppi di sei o sette ben distesi da un lato all’altro della strada, come piccoli plotoni, lungo la via Emilia , costellata lungo i suoi portici, da banchetti di propaganda politica, infilati l’uno a seguito dell’altro. Udc, Idv, Pd, Pdl, Lega, ognuno con i propri militanti che ti fermano: Firmi per il sostegno alle famiglie, Firma! Manda a casa Berlusconi!, Firmi, le promettiamo di non spaccarci più tra di noi, Firma per lo schioppo contro l’immigrato!

Ricompaiono i colori della città, il calore delle luminarie natalizie e tutte le peculiarità di una cittadina Emiliana. Curiosamente mi sono messo a pensare che per arrivare a passare da quel punto percorro la strada in direzione Est-Ovet. Ossia provenendo da Est e andando in direzione Ovest. E’ solo un dettaglio di nessuna importanza, che però nel mio trip mentale assume ogni volta un qualche significato quasi mistico che trova il suo perché nella mia elucubrazione mentale.

Ora, uno potrebbe pensare che un’ambientazione alla decalogo, per chi lo ha visto, non sia quanto di meglio si possa incontrare lungo il proprio cammino. In realtà non l’ho mai vista come una cosa negativa o deprimente. Se si percorre il viale, quello che parte dalla limitatissima porzione, si incrocia qualche decina di metri più avanti, un’altra fettina di città, una sorta di camminamento lungo gli alberi della striscia verde che costeggia i viali, in cui sono allineate due file di panchine in pietra, poste l’una di fronte all’altra, un’altra fetta di est Europa in cui nel week-end uomini e donne si danno ritrovo allestendo, soprattutto in estate, piccoli pic-nic open-bar improvvisati attorno a cui parte di quella comunità, credo sopratutto polacca, si ritrova. Anche qui i cromatismi assumono sembianze alla decalogo, ma sono ciò nonostante differenti.

Ma a Modena esistono altri punti della città in cui membri di altre comunità si ritrovano, e ognuna di esse trasforma quella limitatissima porzione che occupa in una piccola riproduzione delle sue origini, della sua cultura, del proprio perché. Passarci attraverso predisposti nel modo giusto è come balzare per pochi istanti in un’altra parte di mondo, in un altro lato dell’ io che appartiene a quella comunità molto più vasta che oggi chiamiamo Umanità e di cui tutti, volenti o nolenti facciamo parte.

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Un pensiero su “Il viale dell’Est

  1. Weissbach ha detto:

    Recentemente su Facebook ho ripreso contatto con vecchi amici che da tempo sono molto lontani da Carpi.
    Leggendo un post come questo mi capita più o meno la stessa cosa: con un posto fisicamente molto vicino e che tuttavia non vedo da anni.
    Condivido tutto.

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