Nebbie sul clima

Il vertice di Copenhagen è alle porte, e man mano che ci si avvicina risulta sempre più evidente l’impossibilità di trovare un accordo condivisibile da tutti i leader mondiali, abbastanza solido da portare effetti efficaci in un tempo che non sia misurabile in un’era geologica. Come se non bastasse salta fuori la brutta faccenda delle mail dei cervelloni del clima. Brutta faccenda perché ad esempio, uno come me, che non ha un background di studi sull’argomento, come molti di voi suppongo, si trova adesso a porsi delle domande più che lecite. Ma allora come sono questi dati? Cosa è vero e cosa no? Sulla base di quali dati devono essere messe in atto le regolamentazioni sul clima a livello mondiale?

E noi, in tutta questa bagarre di numeri, dati, allarmi, fatichiamo davvero a raccapezzarci qualcosa. Un fatto rimane: il global warming. Su questo non c’è dubbio. I segnali, anche senza troppi dati, sono evidenti. Ma l’intensità del fenomeno quale è? Questo non è un alibi per i negazionisti ad oltranza, anche perché in queste mail non è che ci siano cose sconvolgenti, se non la volontà di accomodare un pochettino la faccenda per renderla più penetrante, forse, e direi con scarsi risultati, all’opinione pubblica. Un po’ come mettere la sciolina sugli sci. Ma questo, qualcuno potrebbe anche sostenerlo con ragione, non è quel che si chiama comportamento etico, sopratutto se a farlo sono proprio i paladini del clima.

Certo, una cosa l’ho pensata: perché sti sant’uomini di hacker hanno agito proprio in prossimita del vertice di dicembre? Perché se i dati ritoccati sono una cosa che puzza, a me, che mi hanno sempre insegnato a trovare prima il puzzo e poi il profumo, non convince nemmeno questa tempestività di eventi. E visti gli interessi in campo scusate se, correndo il rischio di apparire ingenuo, mi permetto questa malizia. E allora gira e rigira penso: stai a vedere che come sempre son le solite battaglie tra grandi lobby. Quella della sostenibilità e degli amici del clima attorno a cui gira il mercato del rinnovabile e del sostenibile – mercato che, inutile negarlo, negli ultimi anni deve essere cresciuto di parecchio- e le altre, quelle solitamente ritenute cattive, industrie, petrolio, affini e conoscenti, in un gioco politichese e non solo.

Allora noi, oltre che esigere chiarezza, dobbiamo continuare a portare avanti quelle buone abitudini del risparmio, del riciclaggio e del comportamento etico nei confronti dell’ambiente, sperando che prima o poi anche loro la, quelli che stanno in alto, si accorgano di come si fa. Vi consiglio anche la lettura di questo articolo di Carlo Stagnaro, su Chicago Blog, che a grandi linee mi vede concorde

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2 pensieri su “Nebbie sul clima

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