Mama ricca è sempre al verde. Chiacchierata con un immigrato

Oggi aspettavo mia madre in auto, mi trovavo nel parcheggio vicino all’ufficio postale di Via Nobili, a Modena. Come tutte le volte che mi capita di aspettarla in quel parcheggio si avvicina A., un ragazzo di origine senegalese che passa gran parte della giornata li in piedi chiedendo qualche spiccio alla gente che si divide tra l’ ufficio postale e il centro commerciale che si trova nella stessa costruzione. Questa è stata la nostra quinta chiacchierata. Non mi chiede nemmeno più se ho degli spicci. C’è un mutuo accordo, quando li ho non mi faccio problemi a dargliene, in ogni caso questo non preclude una bella chiaccherata.

A. è sveglio, ben curato nonostante tutto, molto magro e con una ironia e un umorismo che ti spiazzano. Ti aspetteresti una persona mogia, depressa, e invece in barba alla sua situazione ci ride sopra, perché mi dice “riderci sopra è una buona cura capo”.

Ogni volta che si parcheggia una nuova auto A. chiede scusa per l’interruzione della discussione e scatta verso l’obbiettivo. Non insiste, chiede, semplicemente. “Chiedere è lecito”, mi dice sempre, “ma loro spesso non sono cortesi”. Oggi mi sono fatto più intraprendente, visto che è già un po’ di volte che parliamo.

Ho chiesto ad A. se avesse il permesso di soggiorno. Mi ha risposto che si, ce l’ha. Poi mi ha guardato e come per dimostrare che diceva il vero, che poteva provarlo, ha accennato a tirarlo fuori. Gli ho detto che non ero la polizia, mi fidavo sulla parola, e poi anche se non l’avesse avuto a me mica cambiava nulla, non per questo l’avrei considerato meno o di più.

A. tutte le volte dice che vuole lavoro, che lui li fa fatica a campare…Fiuuuu fa con la bocca mentre con la mano simula un gesto come qualcosa che sale dallo stomaco ed esce dalla bocca. “Fiuuu, qui non cibo, qui soldi non ci sono, qui problema”. Non gli do torto. Osservo i suoi raid estremamente civili nei confronti dei clienti che smollano carrelli, parcheggiano auto, passano con pacchi postali da spedire. Su 10 uno si ferma, sorride, e da una monetina, due ci pensano un attimo e poi valutano, gli altri sette di dividono in due precise categorie: quelli che lo ignorano direttamente e quelli che quando ripasso poi vediamo (che vuole dire no, mi ha spiegato A.).

Ad un certo punto arriva un’ Audi TT dalla quale scendono due donne impellicciate, una sui 30 e una sulla cinquantina circa. Mi ricordavano tanto Wanna Marchi e figlia. A. si avvicina e con tutta la cortesia del mondo, che magari i dipendenti delle poste prendessero esempio da lui, chiede qualche spicciolo. “Mama..hai una monetina per favore?”, tutte le signore lui le chiama Mama, tutti gli uomini Capo, se sono giovani gli da del tu, ma sempre con un certo rispetto. Le due lo degnano a malapena, senza quasi guardarlo, con lo sguardo basso che non incrocia mai i suoi occhi, “quando torniamo poi forse ti diamo qualcosa”.

A. torna a fianco della mia auto. Gli chiedo come è andata. Sorride, e mi stupisce: “Mama anziana grande auto, chi ha grande auto ha sempre pochi soldi, sempre povero” e poi si mette a ridere abbagliando la grigia giornata con i grandi denti bianchi. Sorrido, è vero, chi ostenta, chi ha soldi e si vede che ne ha, solitamente è il re dei tirchi. Mama e Mama tornano, ci provano ad ignorarlo, e lui inizialmente non si accorge di loro, ma io le indico. No, non devono scappare, e che cavolo. A. scatta, vedo che parlottano brevemente.

Quando torna ride come un bimbo di 5 anni davanti ai burattini. Apre il palmo della mano come a mostrare una rara pietra. 20 cent, ci sono 20 cent. Lo guardo interdetto. “Bollo, Bollo auto” e ride “Macchina grande sempre poveri..eh, macchina piccola sempre 1, 2, anche 5 euro, strani gli Italiani”. Annuisco, ma lui continua, vuole spiegarmi il suo punto di vista: “chi è umile (li chiama umili) sempre generoso anche se magari 1 euro compra cibo per figlio, chi ha soldi, grandi macchine è sempre povero. Bollo auto e benzina costa caro in Italia, loro sempre 5, 10, 20 cent in portafoglio. Loro mai soldi, forse colpa della crisi (ride, ride)..chissà come vivono male” e ride.

E i ragazzi, gli chiedo, loro come sono? Mi racconta che la giacca che indossa gliel’ha portata una ragazza intorno a metà settembre, che poi veniva freddo, gli aveva detto “e ti serve, e poi è maschile e io non la uso mica”. Parla, parla, racconta. Gli piace parlare, non è scemo lui, mi dice. Gli credo. Ci fumiamo una sigaretta assieme mentre aspetto che mia madre esca dalla posta, ormai dovrebbe aver finito. Parliamo mezz’ora, il che vuole dire due cose: A. è molto socievole e le poste Italiane offrono ancora un servizio del cazzo. Poi mia madre esce, sale in macchina: “Ciao Mama, ciao capo, torna a trovarmi presto”. Ciao A., contaci!

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