Un ascensore per i Leghisti

Di recente mi è capitato di avere una conversazione molto interessante sulla politica. Mi chiedevo cosa spingesse gli elettori a dare il loro voto a determinate forze che si riconoscono in idee – e talvolta in ideologie- di destra. E’ evidente come negli ultimi anni la destra, sopratutto in europa, ha ripreso notevole vigore riuscendo a conquistare spesso alcune poltrone chiave (escludiamo ultimamente solo la Grecia, dopo il fallimento dell’ultimo governo che comunque era di destra, in cui le urne anticipate hanno riportato al comando una forza socialista) decisive per la loro affermazione. E se qui in Italia forze estreme come La Destra di Storace non hanno trovato terreno, ma solo nelle ultime elezioni, è però chiaro che un partito come la Lega Nord è, e riesce ad affermarsi da parecchio come la terza forza del paese, con parecchi milioni di voti dalla sua.

Ma perché? Nelle zone dove è più forte e meglio si è riuscita a radicare tende, con buoni risultati, a smuovere le pulsioni di alcune classi sociali. Ma come può, un movimento che ha avuto ed ha tra i suoi cavalli di battaglia temi come la secessione o l’identità pura dell’individuo, riscuotere tanto successo in un paese che è, a tutti gli effetti, uno stato Nazione, e quindi con dei principi fondativi e dei valori democratici che dovrebbero essere unitari e condivisibili dalla popolazione intera che si dichiara Italiana? Qui si dovrebbe riaprire la questione del mezzogiorno probabilmente, e rivedere per un momento i fatti che precedettero e seguirono il 1861. L’unificazione dell’Italia (allora regno d’Italia) tra Nord e Sud avvenne principalmente per fattori geopolitici ed economici. Avrebbe rappresentato per prima cosa un’ ostacolo all’espansione francese da un lato e all’impero asburgico dall’altro, e questo era visto di buon occhio dalle altre realtà politiche europee, in secondo luogo, il Sud borbonico rappresentava allora anche un’ottima risorsa economica ben strutturata sulle dimensioni e risorse primarie del regno delle due Sicilie che eccelleva in svariati settori, da quello primario agricolo a quello siderurgico. Il sistema economico era compatibile a quello del resto degli stati Italiani.

Come si vede gli interessi e le convenienze in gioco erano tante, ma almeno a prima vista non contemplavano lo spirito fondato su valori unitari. Peccato che fin dall’inizio il sud non ricevette nessun vantaggio. Anzi! L’imposizione poi dello statuto Albertino e il modello amministrativo Piemontese crearono non pochi malcontenti.

5 furono i punti del programma che si tentò di attuare in Italia :completare l’unificazione del territorio; costruire nuove strade e ferrovie che facilitassero le comunicazioni all’interno del paese e favorissero i commerci. La ricucitura dello stivale, come si diceva allora, avvenne soprattutto attraverso la costruzione di nuove ferrovie. imporre a tutta l’Italia lo statuto Albertino e il modello amministrativo piemontese; estendere a tutto il regno l’uso della lira piemontese; applicazione di una politica economica liberista che facilitasse gli scambi con l’estero. Qui il resto dell’articolo

Per fare tutto ciò vennero chiesti finanziamenti esteri (come vediamo non cambiano le cose) e le tasse poi imposte ai cittadini furono elevatissime. Il malcontento al sud si fece dunque sentire. In seguito a questa situazione nacque la Legge Pica, teoricamente creata per fermare brigantaggio e camorra, in pratica usata per esercitare pressione e violenze in quello che ormai era il Mezzogiorno Italiano. Da lì, se la memoria non mi inganna, nasce il detto atroce di “O briganti, o emigranti”. Detto che ancora oggi, magari in termini diversi è applicabile. Quanta gente, per le condizioni in cui si trova il Sud è suo malgrado costretta ad emigrare? Con la legge Pica il governo del Nord mise in atto una strategia di violenza che rasentò, se non addirittura rappresentò, una vera e propria pulizia etnica. A farne le spese fu in gran parte la popolazione civile del sud, donne e bambini compresi. Dall’inizio quindi il sud del paese è stato usato e visto dal nord in un certo modo. Non è una novità sdoganata dalla Lega negli ultimi anni, ma una triste realtà vecchia come l’Italia. Già da allora l’immagine data al Sud era ben precisa. Forze come la Lega non fanno altro che premere quindi su stati quasi ancestrali già presenti nel Dna Italiano, e mai risolti, anzi deterioratisi nel tempo.

Torniamo quindi al principio e a quella discussione a cui facevo riferimento all’inizio. Perché la Lega riesce? Ho cercato a grandi linee, e certo non in maniera accademica e me ne scuserete, di spiegare alcuni dei fattori che contribuirono a formare quella che oggi è la questione Mezzogiorno. Parlando della faccenda dell’avanzata della Lega mi è stato suggerito di reperire un documentario creato dalla tv francese. Il titolo è: Europe: ascenseur pour les fachos (L’Europa: un ascensore per i fascisti) prodotto da canal plus, e che indaga sul perché negli ultimi anni in Europa si sia venuto a creare terreno fertile per questa rimonta delle forze di destra estreme. Mi si consiglia di cercare sul web un frammento che vede protagonista Borghezio che interviene spiegando secondo lui come dovrebbero fare altre forze europee per ottenere i risultati che la Lega ha portato a casa in Italia. L’esponente Leghista consiglia un’azione basta sulle realtà locali, sul regionalismo e sulla sua identità. Si comincia da basso, si smuovono le pulsioni della gente e piano piano si conquista terreno. Bisogna insistere sul regionalismo, sulle differenze. Cosa che a me ricorda molto il motto divide et impera tanto caro fin dai tempi al terrirorio Italiano.

Ma a questo punto la cosa interessante. Un militante, suppongo di destra, francese, fa notare a Borghezio che “giocare sul regionalismo è più facile per voi italiani che per noi francesi”. Come mai? Leggendo e ripassando un pochino il passato si capisce. In altri Stati Nazione europei, pure con differenze regionali, etniche, linguistiche, d’usi e costumi, che pure si fanno sentire, è decisamente più forte e sentito lo spirito unitario nazionale e i suoi valori. Il motivo è probabilmente alla base. Fin dall’inizio le motivazioni che hanno spinto le unificazioni sono state mosse oltre che da interessi, anche da spirito comune reale, cooperativo. Vi furono fin dall’inizio sentimenti comuni che permisero l’aggregazione degli individui su quel determinato terrirorio. Motivazioni che non sono riccolocabili esclusivamente in un contesto geopolitico ed economico. E in ogni caso si è cercato ove possibile di intervenire per amalgamare al meglio questi valori. In Italia invece sono 150 anni che se ne discute ma poi a fatti non se ne è fatto nulla, se non rimandare. Scusate per l’esposizione piuttosto prolissa.

(UPDATE: aggiungo al post anche il link alla discussione che si è sviluppata su oknotizie per chi magari fosse interessato ai commenti)

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3 thoughts on “Un ascensore per i Leghisti

  1. Nel complesso l’articolo di Matteo, oltre a prospettare una analisi politica interessante, è sicuramente condivisibile. Vorrei tentare di aggiungere qualche “pezzo”, sperando che possa essere utile al dibattito. L’analisi sulla evoluzione storica del nostro paese è corretta, a mio avviso, il popolo italiano porta all’interno del proprio DNA un “mai raggiunto senso dello Stato di diritto e dell’unità del paese”: a differenza dei francesi, che ad esempio possono “vantare” come fenomeno unificante La rivoluzione francese che ha dato loro lo “status” di cittadino.IL nostro popolo, sempre storicamente dominato e diviso non ha mai raggiunto questa situazione caratterizzante di Unità Vera( Basta pensare al “O FRanza o Spagna basta che se magna”). L’unico momento, forse , di senso patrio collettivizzante e fortemente unitario(al di là della drammaticità della guerra civile) fu raggiunto nella fase della liberazione ed in quella immediatamente successiva ( durata pochissimo!) dell’unità nazionale per la stesura della Costituzione repubblicana. Da quel momento in poi la frattura e le “particolarità” hanno ripreso fortemente il loro cammino, basta ricordare le fasi migratorie sud verso nord, ecc. Ora , la lega Nord pesca sapientemente (pro domo sua), nelle tendenze più becere ed egoistiche di coloro che avendo sostanzialmente una situazione socio-economica migliore, temono di perderla. La paura innata negli individui, per il diverso, per ciò che appare sconosciuto e quindi potenzialmente latore di danni prende il sopravvento sulla ragione, che imporrebbe la necessità(oltre alla convenienza prospettica) di recuperare un senso solidaristico e civile.
    Si gioca, quindi, a rinchiudersi entro la propria fortezza, utilizzando meccanismi legislativi che risultano fuori dalla storia attuale esoprattutto superati di gran lunga dalla realtà che inevitabilmente porterà a situazioni di civiltà multietniche, a sempre maggiori aperture, alla libera circolazione di merci ed individui per le strade di questo pazzo mondo. Un saluto Max

    • ti ringrazio molto per il commento che senza dubbio aggiunge altri elementi interessanti a quanto già scritto. Mi trovi concorde su uno dei pochi, se non l’unico momento collettivizzante. E se pensiamo a quanti anni fa risale ci rendiamo conto della difficoltà dell’Italia in questo senso.

  2. Ciao a tutti, sono d’accordo con quello che dite ma vorrei aggiungere qualcosa. A me sembra che il principio di base della lega nord (che brutalmente e banalmente parlando è quello di essere contro il sud) sia stato leggermente messo da parte in questo momento in vista di un disegno più grande che è la grande lotta contro gli extracomunitari. Penso che questo sia uno dei motivi che ha portato alla recente notevole accelerazione nell’ascesa della lega. Quando il nemico era il meridionale (e lo dico da meridionale) c’era una porzione della popolazione che per quanto fosse in parte sedotta dai convincenti discorsi regionalisti della lega, avendo colleghi amici vicini di casa e magari coniugi meridionali faceva fatica a vedere in loro una vera e propria minaccia. Adesso non solo la lega può contare sull’appoggio di tutta quella gente che era un po’ indecisa e che finalmente ha trovato qualcuno da dipingere come il male assoluto nella sua mente elementare che funziona in bianco e nero, ma può persino aggiungere ai suoi ranghi quelli che prima erano i nemici da combattere. Molta gente qua in calabria parla di cinesi ed europei dell’est come in veneto si parla dei calabresi, e vota lega perché vede in essa la possibilità di liberare l’italia da questa “piaga”. Inutile dire che noi italiani abbiamo la testa talmente dura che neanche l’esperienza diretta ci insegna qualcosa. E questo nuovo vincolo meridionali-lega è tanto debole in un senso quanto forte nell’altro. Infatti, se la lega ha solo temporaneamente spostato la mira, l’uomo medio del sud dopo essersi sentito bistrattato e male considerato tanto a lungo trova finalmente la propria rivincita non, come ci si aspetterebbe, simpatizzando per le nuove “vittime”, ma al contrario schierandosi dalla parte del carnefice che solo il giorno prima l’avrebbe volentieri impiccato ed infierendo anche con maggiore veemenza contro gli immigrati. I meiridionali sono una grande risorsa per la lega perché finalmente si sentono accettati in un’alleanza malata contro un nemico comune. Anche in questo caso la lega sfrutta uno dei bisogni viscerali degli esseri umani e lo trasforma in un’arma. Essa fondamentalmente fa leva su due grandi debolezze del genere umano : la paura (paura per la propria sicurezza e, come diceva max, paura di perdere la propria condizione socio-economica) e il bisogno di essere accettati e sentirsi parte di qualcosa di grande e forte, avere un’identità, appunto. Per questo sono così forti.

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