Sandro Ruotolo minacciato di morte. L’Italia Tesa

Dopo tutto, dopo le polemiche, le proteste , la piazza, ci mancava anche questa notizia che vede il giornalista Sandro Ruotolo ricevere una lettera con minacce di morte. Ora è inutile ribadire che nei confronti della stampa, come in quelli di molte altre realtà, in Italia si è venuto a formare un clima di tensione. Visionare la prima pagina di oggi de La Padania ad esempio. Le responsabilità decidetele voi. L’informazione fatta bene, nel caso di Ruotolo, è sempre scomoda. Deve esserlo. Si sta continuando ad alimentare più micce su più fronti in maniera del tutto irresponsabile. E prima o poi una di queste sfuggirà prima che sia possibile spegnerla. E’ andata bene una volta, nel caso dei campi nomadi a Ponticelli (Na) e in altre zone della provincia partenopea. Nessuno rimase ferito durante gli assalti con spranghe e bastoni e nei roghi appiccati dalla popolazione locale a tende e baracche. Anche in quel caso già da tempo le tensioni erano palpabili nell’aria e non si fece altro che soffiare sulla miccia. Voi direte che sono due cose diverse. Ma siamo sicuri? Perché se si fa tanto di dare un alibi, una giustificazione, poi certa gente più o meno esperta nel ramo punizioni potrebbe benissimo approfittarne.

(vediamo anche in giornata come si concluderà la decisione della corte costituzionale sul Lodo Alfano)

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2 pensieri su “Sandro Ruotolo minacciato di morte. L’Italia Tesa

  1. duhangst ha detto:

    Hai ragione, esasperare gli animi rischia solamente di far passare alcuni idioti dalle parole hai fatti.
    O.T.: Non funziona il lik alla padania. Non so se dispiacermene! 😉

  2. Giovangualberto Ceri ha detto:

    Caro Dottor Sandro Ruotolo,

    mi chiamo Giovangualberto Ceri, ero amico di monsignor Enrico
    Bartoletti che era, fra le altre cose, anche contro i MALI DI
    ROMA. Vorrei adesso farle avere il RICORSO, del SINDACO GIORGIO LA
    PIRA datato 16 Gennaio 1965, avverso l’annullamento del Prefetto
    della sua delibera contro gli appalti al fine di arrivare ad una
    classe politica in grado di gestire i servizi pubblici
    direttamente,e cioè con poco passivo, molta efficienza e
    contentezza della popolazione. Dalla lettura e meditazione di tale
    ricorso lei si renderebbe meglio conto della problematicità di
    quanto lei stesso e il caro dottor Santoro, vorreste vedere
    realizzato nel futuro, ovviamente insieme A LA PIRA, A MONSIGNOR
    BARTOLETTI E A MONSIGNOR ALBINO LUCIANI suo braccio destro.
    Questo ricorso di La Pira, che, a quei tempi, investiva per
    simpatia anche il Comune di Palermo, è stato da me pubblicato
    sulla rivista ‘SOTTO IL VELAME’ di Torino diretta da Renzo Guerci
    (n. VI, Settembre 2005, pp. 147- 163 – tel. 011-2264721). Tale
    rivista l’ho poi inviata anche a Sua Eminenza il CARDINALE JOSÈ
    SARAIVA MARTINS del Vaticano che l’ha acquisita agli atti
    rispondendomi con la Sua devotissima del 24 novembre 2007.

    Le manifestazioni di solidarietà, a mio avviso, servono a ben
    poco, se addirittura non producono confusione. Chi sa, o ha subito
    delle pressioni, parli. Questa è la vera e fruttuosa solidarietà,
    anche verso di lei.
    Voglio quindi anch’io un pochino parlare.
    Pensi un po’… Io sono stato laureato in Filosofia all’Università
    di Firenze con 66 su 110 (sessantasei su centodieci), con una
    media dei miei esami di 107 su 110 e due lodi e con il parere
    favorevole alla tesi del Relatore PROFESSOR AMEDEO MARINOTTI. Mi
    hanno dato il minimo assoluto e relativo mai verificatosi nei
    secoli a Lettere e Filosofia e perciò si tratta di una votazione
    del tutto inaccettabile, però il fenomeno è avvenuto nel silenzio
    generale. Mediti!!!, o meglio, Meditiamo!!!
    Tale umiliante e inammissibile votazione, fino a prova contraria,
    io ritengo l’abbia potuta meritare perché ho difeso fino
    all’estremo la ricordata delibera di La Pira contro gli appalti
    e il suo eloquente ed illuminante citato ricorso, datato 16 Gennaio 1965, che poi,col 1° gennaio 1973, con l’aiuto di monsignor Bartoletti e, credo, di Paolo VI, ha partorito l’imposta sulla cessione di beni, I.V.A., NON APPALTABILE, invece della istituenda imposta I.C.O. APPALTABILE. Si veda la riunione dell’ANCI a Viareggio dell’anno 1972.

    Concludo dicendo che cambiare le cose in Italia è veramente
    difficile e pericoloso. Pericoloso anche nel senso che può venire
    lui iscritto, che vorrebbe cambiare in meglio le cose, nel
    registro delle persone pericolose. Fantastico!!!
    Per questa ragione io ho deciso da più di quindici anni di
    occuparmi solo di Dante ma, haimè, quello che ho scoperto su di
    lui e forse parimenti pericoloso che avere agevolato il varo
    dell’I.V.A. e impedito quello dell’I.C.O. Anche qui, quando si
    tratta di modificare lo STATUS QUO, silenzio generale, se non
    pedate negli stinchi.

    Cordialmente salutando da Firenze,

    Giovangualberto Ceri

    Cell. 333.396.1191

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