Qualche dubbio sul Pantano Afgano otto anni dopo

Afghanistan, otto anni di guerra esatti oggi, il 7 ottobre. Era il 2001. Oggi stavo curiosando qualche dato sul sito delle Nazioni Unite, e sono finito in una sezione dedicata al monitoraggio delle coltivazioni e produzioni di sostanze stupefacenti in giro per il globo. Così ho trovato un pdf che riporta una indagine sulle coltivazioni di oppio in Afghanistan: Afghanistan Opium Survey 2009

I dati di uno dei grafici, quello che riporto qui sotto, partono dal 1994,  i Talebani hanno preso il potere nel paese nel 1996. Quello che si nota subito è che la produzione d’oppio da subito dopo il 2001, anno dell’invasione americana, ha subito un picco che la porta a livelli ben superiori rispetto ai 7 anni precedenti al conflitto. Insomma, da quando c’è la guerra la coltivazione d’oppio è aumentata. E nonostante un lieve calo tra 2008 e 2009 mantiene ad oggi livelli molto alti rispetto a prima dell 2001.

La cosa che allora salta alla mente è che, ma questo era evidente, in alcune zone il controllo sul territorio è pari a zero, considerato anche che nelle ultime settimane attentati e imboscate si sono avute anche in zone entro la cosidetta cintura di sicurezza, o come vogliamo chiamarla. Un’altro punto è invece appurare che in otto anni di guerra, oltre a bombardare montagne vuote e civili inermi si è fatto ben poco sia per distruggere i campi coltivati ad oppio, sia per aiutare quei coltivatori (non taliban) a convertire i propri campi in altro tipo di coltivazioni. L’oppio frutta, e per chi non ha un soldo questo conta molto.

Opium_production_in_Afghanistan

clicca per ingrandire

Leggevo tempo fa di una pura. Quella che i Talebani potessero diventare narcoterroristi. Un po come succede in colombia. Le provvigioni in danaro fornite dalla coltivazione di droga giustificherebbero l’aumento e la potenza di fuoco degli ultimi anni da parte dei talebani. Considerando che l’ Afghanistan è tra i maggiori, se non il maggior produttore al mondo viene chiaro che forse bisognerebbe investire di più nello smantellamento e nella conversione delle zone coltivate ad oppio che sicuramente oggi forniscono laute entrate alla resistenza Taliban.

La domanda che mi pongo è però: ma dopo otto anni, con un governo che non si capisce se sarà riconosciuto o meno (anche qui a seconda della decisione c’è molto in gioco per la colazione internazionale e gli Usa) e che non si capisce quanto legittimo sia, con il rinvigorirsi della potenza e della violenza da parte della resistenza e sopratutto con un’altra guerra sul groppone, con l’interrogativo sul possibile o meno potenziamento del contingente e con i dubbi degli alleati che sotto sotto tenderanno a riportare a casa qualche uomo non appena sarà loro visibile un varco non è troppo tardi? Se si legge in giro vengono riportati i medesimi dati sottolineando come la produzione sia calata rispetto allo scorso anno. E’ però altissima rispetto già ai primi tre anni di guerra. Le uniche cose chiare sono il pantano in cui si trova la forza internazionale, l’aumento delle capacità dei talebani e una instabilità politica marcatissima. Tutte cose che dopo otto anni qualche dubbio lo lasciano

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4 thoughts on “Qualche dubbio sul Pantano Afgano otto anni dopo

  1. Hai toccato un bel tasto, anzi bei tasti. Qui, se non si aumentano in maniera considerevole, almeno il doppio come dicono certi generali, le forze occidentali in campo la situazione non cambia anzi peggiora. Voglio vedere in Italia quando prima o poi si dovrà votare l’aumento dei soldati.

  2. Si autofinanziano con l’oppio, se consideri poi che alcuni gruppi di narcos afghani vengono ingaggiati dalla CIA per combattere i talebani, riesci a capire in che casino sono laggiù.
    Non voglio essere cattivo profeta, ma ho paura che finirà come in Vietnam, metteranno un governo fantoccio, porteranno via i soldati e daranno solo appoggio aereo al nuovo esercito afghano che dovrà resistere ai talebani, questo ovviamente accadrà quando il congresso non vorrà più buttare soldi nella guerra..
    Corsi e ricorsi storici..

  3. io credo il problema si ponga nel momento esatto in cui non è chiara la catena dell’autorità. Chi comanda chi, chi è alleato con chi, chi combatte chi? La coalizione combatte, cerca di estirpare la resistenza talebana (che chiamare resistenza oggi è riduttivo credo, cerca di cancellare (o cercava) i campi di oppio, ma poi scopri che l’oppio aumenta, che i talbina forse lo sfruttano per finanziare la guerra, la cia pure, il governo insediato e appoggiato fin dall’inizio ora tituba nello spalleggiare al 100% l’america, anzi si allea in campagna elettorale con alcuni signori della guerra che non mi meraviglierei fossero invischiati nel traffico di droga che si cercherebbe di debellare. Indi per cui possibile che gli stessi alleati di Karzai facciano affari coi Taliban. Insomma, in questo teatro ci vuole alla svelta una sfera magica per comprendere la direzione. Perché ormai andarsene è impossibile. Bisogna per forza trovare una strategia comune e valida

  4. Pingback: Pantano Afgano: che gran Karzai che hanno combinato « Gli Appunti del Paz83

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