Dal polietilene al Mater-bi

Qualche giorno fa mi sono ritrovato a leggere un articolo che parlava del Mater-bi, che letteralmente sta per materiale biologico. In poche parole è una bioplastica. La lavorazione è molto simile a quella della plastica, ma si parte dall’utilizzo di amidi di mais, patate, grano e via dicendo.

Il brevetto, pensate un po’ è italiano e ha vinto nel 2007 il premio per l’invenzione dell’anno. Insomma, mi sono detto, qualcosa di buono lo si fa anche qui. E meno male. Ammetto di non aver mai sentito parlare del mater-bi prima di incrociare l’articolo, sono comunque andato a fare qualche ricerca e ho trovato la trascrizione di un servizio di Report (nemmeno a farlo apposta eh?) andato in onda il 15 aprile 2007 (lo trovate qui) in cui si parlava appunto di questa innovazione.

Nel 2010 doveva entrare in vigore il provvedimento che avrebbe vietato l’uso delle buste di plastica in polietilene, quelle per la SACCHETTI PLASTICA POLIETILENEspesa ad esempio, rendendo possibile l’utilizzo solo di buste biodegradabili, come quelle che si possono appunto produrre dal Mater-bi. Da quello che ho capito però il tutto è stato posticipato di un anno. Al 2011 quindi. Con l’introduzione di questi materiali biodegradabili si otterrebbe una riduzione di svariate migliaia di tonnellate di Co2, oltre che un notevole risparmio di tonnellate di petrolio oggi necessarie per la produzione di materie plastiche. Niente male, non c’è che dire. Il mater-bi è prodotto dalla Novamont, fondata nel 90′ dalla Montedison e poi acquistata a metà anni 90 dalla banca commerciale italiana e dalla Investitori associati S.A.. Devo essere sincero, mi sono stupito di questa invenzione, anche se sono sempre un po’ diffidente quando dietro ci sono grandi gruppi, vedi la Montedison ad esempio. Profitto ed etica ambientale non sono mai andati d’accordo, anche se molte volte ci hanno provato o hanno provato a farcelo credere. Un minimo di scetticismo quindi è tutto sommato d’obbligo e necessario. Ed infatti a conclusione di quel servizio anche la Gabanelli diceva: “Ovviamente dietro a queste attività innovative, siccome seppelliscono quelle vecchie, ci sono lobby potenti che si muovono, quindi occorrerà tenere gli occhi aperti affinché il provvedimento vada a buon fine e che effettivamente fra 3 anni si possa dire addio agli indistruttibili sacchetti di plastica.” Come detto qualche riga fa, da quel che ho letto il provvedimento presente nell’ articolo 1, comma 1130, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 , contenuto nella finanziaria 2007, quello che bandisce obbligatoriamente le buste in polietilene è già stato rimandato di un anno a quanto pare. In questo articolo viene descritto più o meno il percorso di questo provvedimento, apparso nel pacchetto milleproroghe, poi scomprarso, riapparso.

«1130. Il programma di cui al comma 1129, definito con

decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto

con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio

e del mare, e con il Ministro delle politiche agricole

alimentari e forestali, da adottare entro centoventi giorni

dalla data di entrata in vigore della presente legge previo

parere delle competenti Commissioni parlamentari, e’

finalizzato ad individuare le misure da introdurre

progressivamente nell’ordinamento interno al fine di

giungere al definitivo divieto, a decorrere dal 1° gennaio

2011, della commercializzazione di sacchi non

biodegradabili per l’asporto delle merci che non rispondano

entro tale data, ai criteri fissati dalla normativa

comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello

comunitario.». qui il link

E ancora  a conferma del rinvio si leggere sul sito del senato che: 21-novies. All’articolo 1, comma 1130, della legge 27 dicembre 2006, n.296, le parole: “1º gennaio 2010“ sono sostituite dalle seguenti: “1º gennaio 2011″. A questo punto sarà interessante osservare quali aziende tra 2010 e 2011 passeranno autonomamente al nuovo materiale, e come il mercato eventualmente premierà queste virtuose. Non sarà molto, ma potrebbe essere un indicatore di buona volontà da parte loro ed eventualmente da parte nostra nel favorire quelle aziende che puntano su soluzioni a basso impatto ambientale.

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4 pensieri su “Dal polietilene al Mater-bi

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