Sconnessi ma connessi

Verso Ferragosto mi trovavo a Castiglione della Pescaia, ospite da un amico che, gentilmente, aveva dato disponibilità a tenere me e altri due compagni di viaggio per due notti. In passato ero già stato una volta in questa località per un tempo molto superiore, sempre durante l’estate. Circa quattro anni fa. All’epoca Facebook, twitter, gli altri social network, gli smartphone e simili non erano sulla breccia come oggi, anzi, a dire il vero probabilmente molti di loro non erano ancora nati o stavano vedendo la luce in quel periodo. Per dirla in breve, il 2.0 e il suo indotto era ancora in fase molto embrionale. Mi ricordo di due settimane molto piacevoli passate a conoscere e a chiacchierare con gente simpatica, faccia a faccia in maniera molto genuina. Il massimo del social teconologico fu il giorno prima della mia partenza, quando scambiai il numero di cellulare e, al massimo, la mail con le persone che avevo conosciuto li e che desideravano rimanere in contatto con me. Nulla di più.

Ricordo anche che alcune foto di quelle due settimane furono caricate da uno dei ragazzi conosciuti su una pagina collegata al sito della ditta per cui lavorava. Una cosa assai artigianale, ma che rendeva possibile agli interessati la visione delle foto. Per il resto ne entrai in possesso tramite un cd che mi passo in seguito l’amico che mi aveva ospitato. Dunque, quest’anno sono tornato per tre giorni e alcune cose erano drasticamente cambiate. Appena arrivato ho preso i saluti dei ragazzi che mi hanno riconosciuto dall’ultima volta, e ci sta, poi la sera siamo usciti tutti.

All’inizio non ci ho fatto caso, ma poi mi sono reso conto che la tavola, una quindicina di persone, era divisa in tre gruppi. In ognuno dei tre gruppi a farla da padrone c’era un iphone o simile a tener su se stesso l’attenzione. Li per li non ci ho dato molta importanza, poi però mi sono reso conto che questo ha in effetti troncato di molto la conversazione tra i componenti del tavolo. Alla mia destra guardavano video, tra cui uno mio, su youtube, alla mia sinistra guardavano foto dei giorni passati e aggiornavano facebook (per 30 minuti?) e davanti a me dopo poco una delle ragazze giocava a pesca sull’iphone. Me ne sono reso conto perchè per un momento ho pensato avesse aderito alla filosofia jedi visti i gesti che faceva. Che la forza sia con te.

La sera dopo, il 15 agosto, siamo andati sulla spiaggia per il falò di rito. Non c’era il fuoco ma tanto alcol, anche quello pur sempre di rito. Ma prima ci siamo trovati sulla terrazza del bar presente all’interno del villaggio turistico che ci ospitava. Questa volta sono arrivate con i portatili per aggiornare, caricare foto dei giorni precedenti e altre capperate. Ok che non c’era fretta, però era davvero necessario? Eravamo tutti li, e una parte di loro era completamente isolata davanti al computer. Nemmeno ai barcamp ho visto scene del genere, anzi, per paradosso al barcamp è esattamente il contrario, almeno nei casi che mi hanno visto presente.

Ma anche girando per il centro di Modena il venerdì pomeriggio o il sabato le parole che intercetto con più frequenza nei discorsi sono facebook, facebook, aggiornare, stato, insomma quelle cose li. Chi scrive non è certo uno che non si connette o che non utilizza questi strumenti, anzi. Però raramente quando sono in giro con altra gente mi capita di isolarmi in questo modo. Non ho smartphone ne iphone ne mi porto dietro il portatile, che badate bene non sono scuse, perchè mi è capitato molte volte di sentire gente che chiede in prestito da altri e si infossa li. Semplicemente ritengo che ci sia un momento per la conversazione reale e uno per quella virtuale, e che queste due si possano ad un certo punto intersecare, ma non che la seconda debba prendere il sopravvento in maniera così plateale.

Va bene se sei a casa tua davanti al pc, o in giro da solo. Ma se attorno a te c’è della gente in carne ed ossa con cui puoi relazionarti direttamente non vedo perchè perdere l’occasione. Ecco, solamente alle volte mi sembra che ci siano degli eccessi dovuti forse anche all’incapacità di capire al meglio la funzione di uno strumento. La macchina la usiamo per muoverci, ma in linea di massima non ci prendiamo posto al tavolino di un bar senza scendere. Qualcosa, in alcuni casi, forse deve essere capita meglio. O forse serve solo più tempo per prendere le misure? Chi lo sa. Io nel frattempo nella vita reale propendo sempre per due sane chiacchere senza alcuna interferenza di altro tipo. Molo 0.0 ma sempre efficace. Ovviamente tutto resta opinabile, chiaramente.

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