Questa Italia di un caldo agosto del terzo millennio

In questa afosa e caldissima estate Italiana che darà i natali alle ronde (non chiamatele più padane o leghiste, ma Italiane, che la discriminazione non fa mai bene) che vede frotte di vigili armati fare battute di caccia al negro lungo le battige italiche, che non vuole assolutamente le insegne cinesi appese fuori dai locali cinesi gestiti da cinesi che vengono dalla cina cinese ( ma che costano meno di quelli Italiani), quando basterebbe chiedere con tanta umiltà e buon senso di apporre la riproposizione del testo semplicemente anche in italiano, come fanno nelle zone Ladine del Nord Italia, ad esempio, ma qui è ben chiaro che non si tratta di problemi di comprensione o comunicazione, sono ben altri, più profondi, in questa estate in cui il respiro comincia a mancare seriamente, complicato di tanto in tanto da qualche extrasistole che ci tiene li, sospesi tra il dire e il fare indecisi su cosa pensare. E si sa che oggi come oggi pensare è difficile, faticoso, spesso ritenuto inutile. C’era chi, qualche mese fa, guardava all’America che con il solito colpo di spugna cambiava nuovamente le carte su una tavola ormai ingombra e troppo sporca, la guardava nella speranza che un briciolo di democrazia da esportazione fosse rimasta anche per noi, guardava a quel partito Democratico. Mandatecela, questa democrazia. Eppure Robert F. Kennedy parecchi anni or sono diceva che “gli ideali democratici non possono essere esportati”. Peccato, tocca fare tutto da soli. Ma si è ancora ben lontani dall’obbiettivo. Il fatto è che poi non bastano solo gli ideali . Il problema è che bisogna essere capaci di mettere in pratica, di avviare un processo che comporta scelte, qualche volta dolorose, ma necessarie. Bisognerebbe ascoltare tutte le campane, anche se parlano in un modo a noi inesplicabile. Al massimo si può sempre fare lo sforzo di sottotitolarle, come si dovrebbe fare con le insegne cinesi, forse anche con i film, invece di doppiarli. Non è poi vero che in Italia non c’è Democrazia. C’è eccome, solo che sovente viene usata male o accantonata momentaneamente forse per sbadataggine o perché in Italia vige, mai smossa dal suo antro, una gerontocrazia, e allora trattandosi di vecchietti può succedere che, di tanto in tanto, qualcosa sfugga.

Vivendo in una sola stanza si eliminano un sacco di preoccupazioni. Ma le preoccupazioni fondamentali sfortunatamente rimangono, diceva Andy Warhol. E con quelle, aggiungo io, ti dovrai in ogni caso confrontare. Non si scappa. E’ un’Italia che gioca a fare la Mommy’s little girl, la cocca di mamma, dove Mommy è l’America Obamiana del yes we (black) can. O giù di li. Perché quella di ieri, della Bush dynasty è già rinnegata, lasciata affogare, come la politica impone, nel ricordo dolce amaro di un cappello da cowboy e un’invasione delle 5.00 pm che non sono compatibili oggi se si vuole risaltare tra le tante mani alzate che gridano anche io anche io. L’italia di agosto è la stessa di Gennaio, di Febbraio, di Marzo, di Aprile, Maggio, Giugno e Luglio e dei mesi che verranno e degli anni che sono venuti. Perché il cambiamento è nell’aria, da almeno 40 anni, ma è sempre meglio lasciare che resti li, libero di fluttuare senza essere incanalato. Se non da noi, non lo sarà nemmeno da voi. Figurarsi. Vale forse un taglio di capelli e una messa in piega a 15 euro fatti da uno Xiaoming o da un Jin o Jang qualunque in una estate del terzo millennio il cambiamento?

Questa Italia che potrebbe e dovrebbe essere L’America d’Europa, se non altro per la sua posizione. l’Italia che l’America in fondo l’ha scoperta, e che, il Nome le ha dato. Almeno così leggenda vuole. L’Italia che ha il primo sindaco nero di 48 anni circa (la stessa età di Obama il presidente), che è poi figlia di un soldato Americano guarda il caso, ma solo dopo che l’America ha avuto il pimo presidente Nero. L’Italia che è ben più vecchia, e di acqua sotto i ponti e sopra gli acquedotti di esemplare ingegneria romana ne ha vista passare, tanta, tantissima, e prima di tanti altri a cui oggi guardiamo con stupore e fascinazione. Certe cose davvero non me le spiego, perché davvero oggi me l’aspetterei anni luce avanti, lei che è a forma di stivale e che dovrebbe correre, correre veloce, come Forrest Gump, che invece riguarda il caso, è pure lui americano. E allora God bless America, ma per favore, se ti capita, ricordati pure di noi altri che di Santi e di Chiese ne abbiamo da vendere, almeno quelli.

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