Inchiostro di sangue. La censura Russa

Si è tanto parlato di libertà di informazione negli ultimi mesi, dall’Iran alla Cina, alla Birmania ed infine negli ultimi giorni nel nostro Paese. Informare, in maniera sincera e vera, in alcune parti del Mondo è rischioso. Come lo è stato anche qui in Italia fino a non troppi anni fa. Non va dimenticato. Ancora una volta dalla Russia arriva la notizia dell’omicidio di una persona che aveva come scopo nella vita quello di Informare. Informare su una della situazioni più caotiche e scure che ci sia al mondo. La Cecenia. Questa volta è toccato a Natalia Estemirova, esponente della ONG Memorial, che si occupava di diritti umani. Molto vicina ad Anna Politkovskaia, giornalista uccisa nel 2006 perchè troppo interessata alla situazione cecena e alle implicazioni nel mancato rispetto dei diritti umani da parte delle autorità russe. La Lista degli omicidi e delle aggressioni intimidatorie in questa direzione in Russia è lungo. Sopratutto se si considera il lasso brevissimo di tempo in cui questi si sono verificati.

Il primo di aprile giungeva la notizia della morte del giornalista d’opposizione Sergei Protazanov che scriveva per il giornale Grazhdanskoe Soglasie

A metà novembre era stato picchiato Mikhail Beketov, direttore del giornale Khimkinskaia Pravda, sempre di opposizione

Il 19 gennaio a Mosca venivavano invece uccisi Anastasia Baburova, che collaborava per Novaia Gazeta, lo stesso giornale per cui scriveva anche Anna Politkovskaia, uccisa nel 2006, e Stanislav Markelov, avvocato di Beketov, che come dicevo sopra fu ucciso a novembre, e impegnato nelle cause riguardanti la Cecenia (si occupava del caso di Elsa Kungaeva, seviziata e uccisa dall’ex colonnello Yuri Budanov nel 2000 )

Insomma, una sequenza lunga di reati atti a tappare la bocca all’informazione che in un paese come la Russia trova ancora enormi difficoltà ad esprimersi liberamente senza il rischio che finisca nel sangue. Spesso ci lamentiamo, in Italia, e non a torto il più delle volte, della cappa che sta scendendo sulla informazione. Lo abbiamo visto negli ultimi tempi in rete e non solo. Tra editti, rimozioni forzare, licenziamenti, esilii e via dicendo. Però la situazione senza dubbio è differente, e va riconosciuto. Proprio per questo mi piacerebbe che dai giornali (non solo Italiani) certe domande venissero poste anche a chi potrebbe o dovrebbe rispondere su queste faccende. Se la Russia viene considerata e vuole essere considerata come interlocutore affidabile e fondamentale dalla e nella comunità internazionale è giusto, a mio parere, che faccia chiarezza cominciando a sottolineare le responsabilità su questi omicidi che io oserei definire di stato, cosa che, almeno per il momento, mi pare di capire non venga fatta

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