Il partigiano ignoto

spiga di granoPercorro la strada da Modena a Soliera in direzione del paesino in cui vivo, fino all’incrocio che una volta attraversato mi immetterà sulla strada che porta a casa mia. E’ giorno di voto, di referendum questa volta. Dalla parte opposta dell’incrocio, sul lato opposto al mio, all’estremo limite del campo quasi a ridosso del crocevia scorgo con lo sguardo il partigiano ignoto. Sta lì, come sempre.E’ giorno di voto, di referendum. Con l’auto, io e mia madre, svolteremo a sinistra in direzione del seggio invece che attraversare l’incrocio per poi proseguire diritti per casa. Lo chiamo il partigiano ignoto, ma in realtà è una lapide commemorativa, di quelle che capita di intravedere lungo le strade. Porta a caretteri ben visibili un’iscrizione. Io lo chiamo il partigiano ignoto perché non conosco il suo nome, sebbene questo, insieme ad una data, sia riportato insieme all’iscrizione, quella ben visibile. Non ho mai appreso il suo nome per due motivi. Il primo è banale ed è determinato da una questione puramente logistica, essendo la lapide commemorativa posizionata quasi sul bordo di una via statale estremamente tafficata e senza passaggi pedonali o marciapiedi che ne rendono la sosta di un pedone ad alto rischio, la seconda per una questione tutta mia. Una sorta di pudore, di rispetto, come quello che ti impone di stare zitto e non interrompere un vecchio saggio che parla. Nemmeno per chiedergli il nome. E almeno per quanto mi riguarda quella lapide commemorativa nel suo silenzio, con quella sua iscriziozione, parla, e lo fa con un fragore quasi assordante. E’ da cinque anni che conosco il partigiano ignoto. Da quando mi sono trasferito fuori città, da quando attraverso quell’incrocio. E che ci sia pioggia o neve o caldo torrido lui è sempre li, il partigiano ignoto di cui non conosco il nome, perchè mai mi sono azzardato a chiederglielo. Per via di quel rispetto e della logistica. Oggi è giorno di voto, ancora. E mi trovo a pensare ancora di più alla storia del partigiano. Oggi che esercito questo mio diritto/dovere non posso non pensare che se non fosse stato anche per lui adesso non potrei, forse, svoltare a sinistra, ma semplicemente tirare diritto verso casa. Il fatto che il partigiano ignoto non abbia per me nome mi rende possibile immaginare la sua ipotetica storia, attribuirgli mille volti, mille situazioni. Per me è uno e tutti. Non è la singolarità di un individuo, ma la molteplicità all’interno di un valore forte che non può, per sua natura, essere chiuso. Potrebbe essere uno di quelli che combatteva lungo le trincee ancora visibili nelle valli dolomitiche, oppure un partigiano di queste zone, un indigeno in Sud America, un giovane che protesta in Iran o una qualsiasi altra persona che in qualche modo ha contribuito con sacrificio ad una causa giusta, per se e per quelli che sarebbero venuti dopo. E’ un po’ come se leggessi un libro giallo, uno di quelli con tanti personaggi di cui solo uno è il fulcro principale, quello fondamentale su cui tutto si basa e per cui tutto passa, la cui identità sarà associata al suo reale ruolo nella storia solo nelle ultime pagine del libro. Finchè non leggerò quelle ultime pagine tutte le combinazioni possibili resteranno aperte, il romanzo continuerà a mantenere una sua dinamicità vitale mutando ad ogni rilettura nelle sue connessioni, nelle sue architetture. Al contrario, proseguendo nella lettura di queste ultime arriverò a scoprire la connessione, il soggetto e il suo ruolo fulcro, mettendo irrimediabilmente termine a quella vita propria, libera da uno schema prefissato, che fino a quel momento magnificamente il libro aveva mantenuto. E lo farei senza possibilità di ritorno. Così il partigiano rimane ignoto, anche se non so se sia stato un partigiano, ne a che età sia morto o in che anno sia nato. Eppure mi pare quasi di conoscerlo, di sentir continuamente parlare di lui, che ogni giorno è sempre lì, quasi volesse vigilare quel crocevia di grande passaggio con quella sua iscrizione in bella vista che tutti potrebbero leggere ma che probabilmente nessuno vede, e non per cecità, ma per disabitudine a far caso alle piccole cose di noi uomini. Mentre la macchina è ferma allo stop, con la freccia che lampeggia sul lato sinistro, con mia madre che impugna il volante, anche lei distratta come tutti, io penso e fisso il partigiano ignoto che stoico e valoroso rimane li, col bello e col cattivo tempo senza perdersi d’animo. E son certo, mi fissa anche lui, con curiosità e col pudore e la garbatezza di un saggio che scruta lo sguardo del ragazzino cercando di indovinare il suo pensiero, la sua riflessione, ma senza interromperlo mai nella sua giovane enfasi. Perché non deve mai esserci nulla di scontato, e finché non saranno lette quelle ultime tre o quattro pagine continuerà ad essere così. Oggi è giorno di voto, di referendum. E se ora sto svoltando a sinistra invece che proseguire diritto per casa mia lo devo anche al mio amico, il partigiano ignoto che non so a dire il vero come si chiami, ne quando sia morto ne quando sia nato, ne dove sia caduto. Ma mi piace pensare che si sia assopito lì, in quel punto che è un campo di grano. E mentre l’auto completa la svolta intravedo quell’iscrizione, quella bene in vista, che tutti potrebbero leggere ma che nessuno vede:

“La sua vita per la tua libertà.”

La macchina ingrana le marcia e fra un paio di chilometri sarò arrivato al seggio.

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3 pensieri su “Il partigiano ignoto

  1. Franz ha detto:

    I campi di grano rinnovano di anno in anno il loro spettacolo di pienezza di vita, quella vita che il tuo partigiano ignoto ha sacrificato in nome di un’ideale ancora più alto: la libertà.
    E’ giusto celebrare personaggi come lui, ed è giusto farlo con tanta umiltà, sapendo che nessuno potrà ridargli mai il dono di riaprire gli occhi su quella campagna che noi possiamo ancora ammirare, mentre, grazie anche al suo sacrificio, scegliamo quella deviazione stradale verso un seggio elettorale.
    Il ricordo, l’umiltà, la rivendicazione dei giusti valori contro i nemici che, al contrario di lui, purtroppo non sono morti: l’arroganza fascista, l’egoismo bieco, la violenza razzista, la falsità.
    Un saluto.
    Franz

  2. duhangst ha detto:

    Il tuo racconto mi ha affascinato e ho immaginato tutti i partigiani ignoti grazie ai quali tante persone come noi in tutto il mondo possono esprimere liberamente il loro pensiero.

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