Il banchetto elettorale

dino battaglia16

Uno strattone, dolore, i capelli si tendono. Emersione. I polmoni quasi esplodono all’enorme boccata che mette fine all’apnea. La finestra aperta sul giardino, fuori concerto di cinguettii e motori. Bocca impastata, appiccicume sul ginocchio e sul fianco della pancia. Tv accesa.

Tg: aperta inchiesta su voli di stato…

Carnica s’alza, sigaretta già in bocca. Fiamma, brusio di brace che s’accende. Boccata di fumo.

Tg: in Abruzzo i terremotati protestano…

Carnica muove verso la poltrona, rotazione degli occhi. Telecomando individuato.

Tg: NoemiGate, il presidente del consiglio attacc….

Carnica, telecomando, tasto rosso, spegnere tv. Spenta. I piedi ancora incerti sul da farsi saggiano il perimetro sicuro entro cui muoversi. Ostacoli, campo minato, giornali, spigoli, mozziconi. Lentamente avanzano. Si interrompono. Strana sensazione, piccicoso, piccicoso, quasi bello, sensazione di lecca lecca. Niente tempo per ricordi.

Carnica osserva, individua il giaciglio per quando cala il sole. Entra, maglietta, pantaloni, sporchi, fa lo stesso, calze…dove sono? Ininfluente, scarpe. Trasformazione. Vestito!

Carnica pensa: missione di recupero. Nuovo target: Chiavi. Obbiettivo individuato.  Recupero. Fatto, ottimo. I piedi traballano ancora, la testa è un calcinculo. Non ha pagato il biglietto. Perfetto, il risparmio oggi giorno è fondamentale.

Carnica pensa: missione evasione. Nuovo target: toppa delle chiavi. Obbiettivo individuato. Agganciato bersaglio. Sganciare. La mano saetta decisa verso il bersaglio. Orecchio di Carnica intercetta rumore legnoso. Bersaglio mancato. Secondo tentativo. Ripetuta operazione. Rumore metallico, ingranaggi che scattano. Obbiettivo centrato. Generali applaudono… “bravo ragazzo, sei stato addestrato per questo. Nessun senso di colpa. L’arma ti sarà sempre vicina”.

Carnica zompetta come un gummies giù per le scale, una rampa, due rampe. Era solo una ieri. Si guarda attorno. Umido, buio. Cantina. Troppo slancio. Rampa di scale, all’insù questa volta. Atrio, apriporta. Sclack. Fuori. Veloce lungo il marciapiede. Aria, c’è bisogno d’aria, malsana, grigia, ma pur sempre aria. Gratis. Boccata, passo, boccata, colpo di tosse in fila per tre col resto di due. Nel suo cervello il luna-park, calcinculo, meno male che è gratis…musica da baracconi…papapaparapa pa paparapa pa pa…Tg1, ok ma è lo stesso. Mentre cammina saluta tutti, non conosce nessuno. Tutti lo guardano, anche lui si guarda. Riflesso davanti ad una vetrina.

Lanciato lungo il portico cammina, sigaretta in bocca. Brucia ma non fuma. Sulla destra banchetti elettorali. Si fanno avanti come morti nell’Ade, mani tese, sguardi persi. Non guardarli, non farsi ammaliare per poter continuare la camminata. Leggera, frivola nell’aria malsana. Ma è gratis, quella si. Non Salubre ma gratis. Si avvicina il presidiatore, uscendo da dietro il banchetto. Canticchia Carnica…

Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice “È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito”.
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai. Però stai bene dove stai

Un minuto, Carnica pensa, anche meno, tutto quello che ha. Ama e vota. In un minuto non ci si innamora, nemmeno per un voto. Nemmeno per amore.

Passano veloci come insegne a bordo strada, i banchetti elettorali, tutti in fila , mentre Carnica accelera. Occhi bassi, mani sulla cartina, girare..avanti marche, movimenti istintivi, rolla tra le mani, filtro in bocca. Cammina sollevato dai lastroni di cemento, sotto i suoi piedi solo volantini, dichiarazioni d’amore elettorale perse sul selciato come lettere d’amanti mai corrisposte tra feci e piscio. Una mosca è già sul luogo dell’incidente, soddisfatta tra una merda di cane e una faccia da candidare. Cammina e mentre cammina Carnica pensa…Urlo, Elegia, Ginsberg…Santifica…

Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo! Santo!

Il mondo è santo! L’anima è santa! La pelle è santa! La lingua e il cazzo e la mano e il buco del culo sono santi!

Luce, il portico finisce. Appena oltre il suo termine Carnica blocca le ruote del treno che lo spinge. Lì, sospeso a fissare avanti qualcosa che…

Pensa. “William diceva sempre: La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili. Che ironia la vita”. Oltre a lui qualcosa.

(l’immagine è tratta dalle opere di Dino Battaglia, la prima citazione è tratta da Pezzi di vetro di Francesco De Gregori, la seconda da note al piede per Urlo di Allen Ginsberg, la terza è di William Burroughs)

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