La globalizzazione che non ti aspetti

Per anni, alcuni, hanno parlato di globalizzazione, come di qualcosa di buono, di positivo. Il mondo aperto, economicamente e non. Mandiamo in soffitta i detti: moglie e buoi dei paesi tuoi, paese che vai usanze che trovi. E via dicendo. Sorpassati, non adatti alla nuova era che si stava venendo a delineare. Si sa, il mondo si fa più piccolo, le distanze si accorciano, o meglio, si accorciano i tempi di percorrenza, di contatto, di comunicazione, qualunque sia la cosa da comunicare. Non esisteranno più città, solo isolati (metaforicamente parlando). L’economia vada ovunque, faccia profitto. Delocalizzazione era il loro grido di battaglia. Se costa meno a noi costa meno anche a voi. A molto di questo si opponeva una “sparuta schiera di riottosi”. Che vergogna, ma che modi e che idee anacronistiche i no-global. Forse, i globalizzatori, non avevano calcolato che globalizzazione voleva anche dire ibridazione culturale, sociale, culinaria. Voleva dire migrazioni, lecite o meno. Anche questi sono pur sempre aspetti del medesimo fenomeno Se il mondo diventa cortile è evidente che questo accada. Belli loro, facile volere la globalizzazione solo a proprio beneficio e tornaconto economico. Lo “sparuto gruppuscolo riottoso”, colpevole come un novello Galileo di pronunciata eresia, aveva sostenuto che la globalizzazione non era in se il male, era la metodologia con cui veniva perseguita ad essere dannosa. Vacillante. Con tutti i possibili problemi che ne sarebbero conseguiti. Economia un tantino più etica e meno spavalda, valorizzazione del prodotto autoctono, apertura alle altre culture e sostegno ai più deboli, che se una ruota del carro non gira è evidente che tutto il carro cammina male. Parole al vento. Bisogna globalizzare. I problemi sorgono quando il tuo concetto di globalizzazione non è sovrapponibile alla realtà dei fatti, degli eventi. Quando con globalizzazione intendi portare del tuo fuori confine, che sia cibo, industria o idee, ma non sei mica tanto predisposto ad accettare con lo stesso spirito quello degli altri. E quando ti accorgi che forse ti era sfuggito qualche punto della questione sono cazzi, cazzi tuoi. E succede che l’economia va a ramengo, per non dire ad entreneuse, per essere delicati nel linguaggio. Succede che i kebabbari diventano, nel tuo cervello, una minaccia incombente per la tua cucina tipica, il lato oscuro del gusto, che gli stranieri che fanno il lavoro che i tuoi figli viziati non voglio fare passano improvvisamente da necessario motore per far continuare a muovere certi settori a ladri di lavoro senza nessun ritegno ne morale. E tutti quei bimbi negri nelle scuole? Hai tuoi tempi non era così vero? Prima la religione è tutto sommato un impiccio, o nel migliore dei casi un folkloristico passatempo domenicale, poi, quando noti che i ladri di lavoro e i kebabbari ne hanno una tutta loro, nel tuo cervello scatta la malsana idea che questa sia mica tanto un passatempo come per te, ma un collante, un aggregatore sociale potentissimo in grado di radicare la “nefanda” comunità sul territorio, sul territorio tuo (che ora non lo vedi più tanto globalizzato quanto minacciato). Poi ti guardi attorno, matrimoni misti? E questo quando è successo? Forse quando ero troppo impegnato a contare i profitti? Ti prende il panico ora vero? In fondo non è come te la aspettavi o come l’avresti voluta tu (a senso unico) questa globalizzazione. Vero? Mi compiaccio. Ed è qui che scopri le carte. Adesso bisogna deglobalizzare il paese. Bisogna fare pulizia da questo marciume. Respingere è la parola d’ordine, eliminare, chiudere, rispedire al mittente. Perdi la brocca, adesso sei riottoso, più di prima. Non è vero? Non puoi più nascondere la tua vera faccia. Quante implicazioni, quante sfaccettature questa globalizzazione. Che nemmeno te le aspettavi, che te avevi un’idea tutta tua, personale. Adesso sei per l’Italia solo agli italiani, ma non c’era e c’è tra le frequentazioni qualcuno che sulla bandiera sputava, che addirittura voleva dividerla, l’Italia? Che nemmeno tutti gli italiani erano uguali, figurarsi tutto il resto. Peggio del peggio. Qualcosa mi sfugge. Che mi pare che l’unica cosa veramente globalizzata per il momento siano le teste di cazzo e l’idiozia…quello si, un mercato sempre fecondo e sensibile ai mutamenti.

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